Cinquantatré minuti cambiano volto alla guerra

«53 minuti…»
L’offensiva russa concentra missili coordinati evidenziando la crescente vulnerabilità delle difese ucraine nazionali.
Il Simplicissimus
Cinquantatré minuti possono bastare per modificare la percezione di un conflitto. L’ultima offensiva russa su Kiev non colpisce soltanto per l’intensità dell’attacco, ma soprattutto per la nuova modalità operativa: salve di missili lanciate in modo coordinato per saturare le difese aeree e aumentare la probabilità di raggiungere gli obiettivi. Al di là del numero degli ordigni impiegati, il dato che merita attenzione è l’evoluzione della strategia militare, che suggerisce un tentativo di sfruttare le difficoltà del sistema di difesa ucraino. Un cambiamento tattico che potrebbe segnare una nuova fase del conflitto, nella quale la capacità di resistere agli attacchi diventa un fattore decisivo quanto la potenza di fuoco. (N.R.)
Dopo gli attacchi dei droni Nato contro la risposta russa ha fatto un salto di qualità: non è stato tanto il numero di droni e di missili, che si sono abbattuti prima su Odessa e poi sui Kiev, ma il fatto che gli ordigni siano stati lanciati a “pacchetti” per aumentare il potenziale distruttivo. In appena 53 minuti sulla capitale ucraina sono arrivati 44 missili balistici e 12 ipersonici, in pratica lo stesso quantitativo di un mese di bombardamenti. Tuttavia ciò che va notato non è il quantitativo in sé quanto il metodo di lancio: è noto che più è alto il numero di missili e la loro utilizzo “a martello” come dicono gli americani, più è alta la probabilità che i vettori d’attacco relativamente vicini vengano intercettati. Il fatto che i russi abbiano cominciato ad usare questa strategia significa che ormai le difese contraeree del regime di Zelensky sono al lumicino, incapaci di far fronte ad un attacco massiccio, con missili coordinati sullo stesso obiettivo. Significa anche che le vanterie di Macron il quale dice di essere l’unico a rifornire l’Ucraina di missili da difesa sono ben presto finite in aceto perché delle due l’una: o si tratta delle vanterie di un vanaglorioso oppure i missili francesi valgono ben poco. A questo proposito è opportuno notare come le fonti francesi siano tra le poche che hanno aumentato il numero di missili utilizzati da Mosca nel massiccio bombardamento della scorsa notte, forse nella speranza di riscattare il ruolo dei propri sistemi d’arma suggerendo abbattimenti di missili mai lanciati.
Importanti sono anche i numerosi bombardamenti su Odessa, il cui porto è una delle principali porte d’entrata delle armi della Nato, ma che adesso è sempre sotto tiro: è piuttosto evidente che i Russi si stiano spingendo in quella direzione e che alla fine hanno probabilmente deciso di privare ciò che resterà dell’Ucraina di uno sbocco al mare. Inoltre la flotta russa data per affondata da Zelensky e soci, vale dire i giornali occidentali che sono il suo megafono, sta progressivamente bloccando il traffico marittimo a Odessa e in altri porti. Non è esclusa un’operazione a sorpresa prima dell’autunno. Tanto più che tra la popolazione serpeggia la rivolta, che le piazze si stanno mobilitando, che crescono in maniera esponenziale gli atti di sabotaggio interno. Il frutto è ormai maturo, anzi marcio
