Terminata la guerra fredda, implosa l’URSS, è cominciato

ABBIAMO INFILATO LA TESTA NELLA BOCCA DEL CANNONE


Ricapitolando
Terminata la guerra fredda, implosa l’URSS, è cominciato, da parte dell’Occidente una erosione degli interessi nazionali della Russia: allargamento della NATO a est contravvenendo ai patti, aggressione armata a nazioni che stavano sotto l’ombrello protettivo dell’URSS, Serbia, Libia, Siria, Iraq. Da notare che alla Russia si contesta l’intervento armato in Donbass a protezione delle popolazioni di fatto sottoposta a massacro da otto anni con il beneplacito occidentale mentre sarebbe stato lecito e normale che in Iraq, tra il casus belli addotti dagli americani, ci fosse la protezione dei curdi che Saddam si dice stava reprimendo e verso i quali si stavano per utilizzare inesistenti armi chimiche: otto anni di guerra e milioni di morti. Glissiamo sulla strumentalizzazione dei curdi e sul destino loro riservato in Siria o sul banco delle contrattazioni per allargare la NATO, cioè la “Legione straniera” statunitense composta da europei contro gli interessi degli europei.

Dopo vent’anni di pressione sulla Russia quest’ultima reagisce allorché viene oltrepassata quella che da sempre ha ritenuto essere la linea rossa invalicabile: l’annessione di fatto dell’Ucraina al sistema NATO (che oggi ha voci in capitolo anche su questioni politiche e detta l’agenda) e la sua trasformazione in potenziale base militare ostile alla Russia. Una nazione, l’Ucraina, già economicamente fallita e letteralmente comprata dagli occidentali, una nazione che le stesse istituzione e organizzazioni occidentali hanno in tempi non lontani dichiarato essere tutt’altro che democratica e tra i primi posti al mondo per corruzione, base logistica per il contrabbando d’armi verso l’Africa e il Medio Oriente etc.

Passato il limite e prevenendo quanto l’Occidente aveva intenzione di fare a suo danno, la Russia interviene per ripristinare l’ordine. E l’Occidente, su input americano, scende in guerra contro di essa: “per difendere la democrazia aggredita“, dichiara. Sostiene militarmente l’Ucraina e muove guerra commerciale alla Russia annunciando che in una settimana l’avrebbe fatta fallire. Come è andata con le sanzioni anche un imbecille lo capisce.

Ora, dopo la questione del grano ucraino senza il quale il Terzo Mondo sarebbe morto di fame – che, pensa un po’, fatto venti navi cargo che partono dall’Ucraina 19 arrivano in Europa e una va in Africa – è al centro la questione gas. Quel gas che la UE ha da subito (all’indomani del 24 febbraio) minacciato di non acquistare più “perché con il gas Putin finanzia la guerra” e che ora che è Putin a centellinare e minacciare di non fornire, manda in tilt le cancellerie europee mettendo a nudo tutta l’insipienza dei governanti europei. I gazzettieri e i politici mentre da una parte dicono che lo stratosferico prezzo del gas non è dovuto alla guerra ma alla speculazione, dall’altra parlano di ricatto putiniano e di ritorsione (sic!), imputando direttamente a lui il costo del gas.

Il costo del gas ha cominciato ad aumentare mesi prima dell’intervento russo in Ucraina, ma anche se non viene detto, è del tutto ovvio che gli speculatori erano ben a conoscenza che in Ucraina ci sarebbe stata una guerra. È da ingenui o da persone in malafede sostenere che non ci sia interconnessione tra gli apparati politico militari e le borse, vuoi di quelle che si occupano di finanza, vuoi di quelle che si occupano oggi del gas o delle rape. In Ucraina tutto era pronto per sferrare un grande attacco… verso il Donbass e la Crimea, e si sapeva, eccome si sapeva!

Prima dell’istituzione della “borsa del gas” il gas veniva acquistato dagli Stati con contratti a lungo termine, e l’Italia di questi contratti ne ha in corso ancora parecchi. Per questa ragione l’ENI ha potuto realizzare quest’anno un profitto del 700% in più pari a sette miliardi. Vende il gas che ancora acquista al prezzo contemplato dai vecchi contratti al prezzo stabilito oggi dalla borsa.
Ma al di là della questione prezzo, il problema oggi per l’Europa e per l’Italia in modo particolare, è la disponibilità del gas, che costi ancora i 2 euro a cui ci veniva venduto prima,  o 10 euro stabilito dalla intermediazione della borsa olandese.

E il gas della Russia è indispensabile. Senza quel gas sono dolori, per le famiglie, per le imprese, per l’economia. Senza il gas necessario le imprese salteranno e si calcola che sono a rischio 100.000 imprese, con un milione di lavoratori licenziati o mandati in cassa integrazione.

Come se ne potrebbe uscire? Intanto mandando a quel paese il sistema liberista e riprendere la contrattazione diretta dell’acquisto del gas dalla Russia (lo fa l’Ungheria), poi sottraendoci alle sanzioni che gli USA ci impongono di applicare. Perché i problemi per noi non vengono solo dal gas. O ci siamo dimenticati della questione fertilizzanti, “terre rare”, metalli vari, dall’alluminio al rame etc. senza cui le imprese vanno in tilt?

Ieri Zelensky ha telefonato alla tedesca della UE per sollecitare un ottavo pacchetto di sanzioni, mentre con sollecitudine si è varata la disposizione per impedire ai turisti russi di venire in Europa. E come se non bastasse, a capo del governo inglese sta per arrivare la Truss,(P.I.) quella che non si fa problemi ad utilizzare bombe atomiche. Se la intenderà bene con la Meloni che ancora ieri non ha disdegnato l’inchino incondizionato al delirio atlantista, redarguendo di fatto Salvini che invece sulle sanzioni l’aveva detta giusta.
Non siamo affatto messi bene. Abbiamo infilato la testa nella bocca del cannone. L’Europa ha deciso per il suicidio spettacolare.

Maurizio Murelli

 

 

 

 

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