Cibo dall’odore sgradevole o antidoto ai veleni?

Natura morta opera di Luis Egidio Meléndez, Napoli (1760 e 1772)

AGLIO: DALLE TAVOLE DEI FARAONI AI CASTELLI DELLA TRANSILVANIA

Cibo dall’odore sgradevole o antidoto ai veleni? Medicina o amuleto contro i vampiri? La storia dell’aglio sulle tavole dei popoli dell’antichità


L’aglio nel corso della storia ha suscitato sentimenti contrastanti a causa dell’alito sgradevole che lascia nella bocca di chi se ne ciba ma, allo stesso tempo, è stato ritenuto sede di grandi poteri. Nell’antichità, infatti, si credeva desse energia e coraggio a chi se ne nutriva ed era utilizzato come amuleto contro gli spiriti maligni. Dalla terra dei faraoni ai vampiri del folklore occidentale, ecco la curiosa storia del bulbo odoroso più famoso del mondo.

Illustrazione dell’Allium sativum (aglio) dal ‘Camerarius Florilegium’ di Joachim Camerarius il Giovane, 1586 Foto: Pubblico dominio

Sulle rive del Nilo
Dalle sepolture egizie provengono parecchi bulbi d’aglio veri o modellati in argilla, insieme ad altre offerte funerarie di cibo, poiché si credeva che il defunto se ne sarebbe nutrito nell’aldilà. È possibile ammirare bulbi d’aglio perfettamente conservati al Museo egizio di Torino all’interno del corredo funerario di un architetto di nome Kha e di sua moglie Merit, vissuti nel corso del Nuovo regno (1539-1069 a.C.). Per contrastare l’alito pesante gli egizi masticavano pastiglie di natron o pastiglie kapet, il kyphi di cui parlano gli autori classici, composte da resina di terebinto, scorza di cannella, cipero e altre erbe dolci tritate finemente, mischiate a miele e scaldate. Inoltre, l’aglio è tra i cibi rimpianti dagli ebrei durante l’esodo. Nell’Antico testamento è scritto: «Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto per nulla, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio» (Numeri, XI, 5).

Grecia e Roma
I greci utilizzavano l’aglio, e lo utilizzano tutt’ora, in numerosissime ricette per la preparazione di salse saporite che dovevano accompagnare focacce, polenta o vegetali bolliti. Gli aristocratici cercavano però di non mangiarne troppo a causa del cattivo sapore che lascia in bocca e che avrebbe compromesso inesorabilmente la socialità: si pensi che durante le feste Sciroforie le donne maritate digiunavano e si nutrivano solo di aglio in una simbolica rottura dei legami coniugali. Gli antichi, come scrive il naturalista Plinio il Vecchio, ritenevano però che l’aglio fosse dotato di magna vis, cioè di grande potenza, tanto che i greci lo davano da mangiare ai soldati prima delle battaglie e ci ungevano i galli da combattimento prima dello scontro.

Anche a Roma si riteneva che potesse dare forza, tanto che il medico Galeno ne sconsigliava l’utilizzo agli iracondi e ai violenti. I ricchi patrizi consideravano l’aglio e la cipolla il piatto del povero, del soldato e di tutti quelli facevano lavori pesanti. Il commediografo Plauto scrive che l’odore dell’aglio gli ricorda quello di uno schiavo, di una nave piena di rematori o di una cucina poco raffinata e il biografo Plutarco dal canto suo asserisce che l’odore di aglio e cipolla è l’odore della povertà. Apicio, autore del De re coquinaria (un ricettario molto famoso del IV secolo d.C.), inserisce l’aglio tra gli ingredienti indispensabili in cucina, ma poi lo utilizza solo nella ricetta di uno stufato misto di pesce.

Mazzi di aglio ritrovati nella tomba di Kha a Deir el-Medina, Museo egizio di Torino
Foto: Museo egizio di Torino (https://collezioni.museoegizio.it/it-IT/material/S_8350)

Il solo contatto con questo bulbo odoroso lascia un marchio sgradevole sulla pelle, tanto che alcuni proverbi di epoca romana recitano così: «Se si gioca con l’aglio le mani finiscono per puzzare» o anche: «Tu l’hai tritato e ora te lo mangi». L’aglio per i romani odorava di povertà, ma anche delle rozze e sane consuetudini alimentari degli antenati, di cui l’agronomo Varrone scrisse che erano stati uomini di spirito elevato, anche se le loro parole «olezzavano d’aglio e cipolla».

Dalla parte opposta c’erano i profumi seducenti e pericolosi della Grecia e dell’Oriente; «I romani civilizzati», scrive Emily Gowers nel suo libro La pazza tavola, «sottolineavano il loro ideale distacco sia dai rozzi antenati sia dalle mollezze dei popoli stranieri, e dimostravano un vero disprezzo per i due estremi». Svetonio, il biografo dei Cesari, racconta che un giorno l’imperatore Vespasiano, passando in rassegna l’esercito, si trovò davanti ad un soldato profumato dalla testa ai piedi e scandalizzato esclamò: «Preferirei puzzassi d’aglio!».

Aglio tra medicina e magia
L’aglio, insieme a porri e cipolle, appartiene alla famiglia delle liliacee e il suo tipico aroma è dovuto a una sostanza contenente zolfo e a un principio attivo, l’allicina, che è un antibiotico naturale che inibisce l’azione di molti batteri. Oltre all’allicina, l’aglio contiene altre sostanze antibatteriche come la garlicina ed è ricco di sostanze minerali e vitamine. Proprio per queste sue proprietà nel mondo antico è stato utilizzato nella preparazione di farmaci e di pozioni magiche.

Raccolta dell’aglio dal Tacuinum Sanitatis Casanatense (XIV secolo) Foto: Pubblico dominio

Dall’antico Egitto ci sono arrivati numerosi papiri medici e in uno di questi, il Papiro Ebers (1530 a.C.), si trovano molte ricette in cui l’aglio viene utilizzato soprattutto come antidoto contro i morsi dei serpenti: «Rimedio ottimo da prepararsi per ogni morsicato, l’aglio sarà tritato finemente con della birra», oppure «Riguardo all’aglio…è un veleno molto efficace per uccidere ogni serpente maschio e femmina. Se è tritato con acqua e se un uomo ne è spalmato, il serpente non lo morderà». In un’altra ricetta si legge che se si mette uno spicchio d’aglio all’ingresso della tana di un serpente questo addirittura non potrà più uscire. Gli egizi avevano anche il timore che gli spiriti dei morti potessero entrare nelle case dei vivi per rapire i neonati e per evitarlo le madri preparavano una posizione magica in cui l’aglio era tra gli ingredienti. Recita l’antica formula: «Io ho fatto la sua protezione magica contro di te con piante di afay…, con aglio che ti fa danno, con miele dolce agli uomini, ma amaro a quelli che sono nell’aldilà…».

Anche nel mondo greco e romano troviamo testimonianze del potere magico di questo bulbo. Odisseo mangiò probabilmente un’erba della famiglia delle liliacee per evitare di essere trasformato in maiale dalla maga Circe. A Roma l’aglio era considerato un abile alleato per proteggersi dai veleni e dagli spiriti maligni, tanto che alla dea-strega Ecate, signora degli incantesimi e dei fantasmi, venivano offerti piatti d’aglio nei numerosi tempietti che sorgevano ad ogni crocicchio. Titinio, poeta romano vissuto nella prima metà del II secolo a.C., raccomandava d’intrecciare capi d’aglio per difendere i bambini dalle streghe.

Una storia da brivido
Probabilmente si riteneva che l’aglio avesse questi poteri sovrannaturali perché, così come riusciva ad allontanare i vivi, avrebbe potuto allontanare anche gli spiriti maligni; inoltre, il suo sapore così acre e mordace ricorda quello del veleno. L’aglio, omeopaticamente simile al veleno, avrebbe dunque avuto anche il potere di sconfiggerlo. Dioscoride, botanico e medico greco vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone, arrivò a catalogare l’aglio con i nomi di “aglio-aspide” e “aglio vipera”: si era arrivati così a una perfetta identità tra il veleno e il suo antidoto.

Treccia d’aglio come quelle usate per allontanare i vampiri. Foto: Eurobas, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7747430

Questo antico “amuleto” che protegge dai serpenti che mordono e dai morti che tornano tra i vivi è arrivato fino a noi nelle storie dei vampiri del folklore occidentale, che hanno come nemico numero uno proprio l’aglio. Nelle pagine del Daily Telegraph del 15 febbraio del 1912 venne riportata la notizia curiosa di un contadino ungherese che, pensando di essere perseguitato dal fantasma di una persona che conosceva, andò una notte al cimitero, mise nella bocca del cadavere tre spicchi di aglio e gli piantò un palo aguzzo nel cuore. In molti luoghi dove in passato ci furono episodi di stregoneria e di presenza malefiche ancora oggi è possibile vedere ghirlande di aglio che fanno capolino tra le tende delle finestre o dietro alle porte.

Barbara Faenza

 

 

 

 

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