Ammiragli da tastiera e fantasmi della Guerra Fredda.

Il dottor Stranamore – è un film del 1964 diretto da Stanley Kubrick.

«Ammiraglio Stranamore e altri deliri»

Minacce di “attacco preventivo”, missili ipersonici e illusioni da salotto: l’Europa parla di guerra come fosse un talk show, mentre la realtà la smentisce ogni giorno.

Il Simplicissimus

Il pezzo mette a fuoco la nuova deriva bellicista delle istituzioni occidentali, incarnata dalle dichiarazioni dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, figura semi-sconosciuta ai più ma in grado di agitare scenari da incubo. L’idea che la NATO possa valutare un first strike contro la Russia è non solo irresponsabile, ma tecnicamente risibile, considerando il ritardo occidentale nella missilistica e nelle difese aeree rispetto a Mosca. L’articolo ricorda come le voci di guerra, oggi, non arrivino dai campi di battaglia ma dalle scrivanie e dai microfoni, segno di un’Europa nervosa, confusa e pronta a “fare paura” a colpi di dichiarazioni. Il risultato è una strategia comunicativa allucinata, figlia di pressioni politiche, illusioni di potenza e poteri nascosti che cercano capri espiatori per un declino ormai evidente. Il tono è ironico e tagliente: tra “ammiragli Stranamore” e retoriche stantie da Guerra Fredda, emerge la sensazione diffusa di un continente che gioca col fuoco senza aver capito come funziona l’accendino. (Nota Redazionale)


Come se non bastasse il delirio di politicanti al servizio della finanza, ci si mettono anche i militari, quelli che ovviamente non hanno mai combattuto una guerra se non dalle scrivanie. Anzi gli ammiragli che nella storia italiana si sono dedicati con straordinario successo a fare collezione di sconfitte. Ora uno sconosciuto, tal ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, a nostra insaputa presidente del comitato militare Nato ed ex capo di stato maggiore della Difesa – una carica eminentemente politica visto che viene nominato dal Colle con l’assenso del governo che al tempo era guidato da Draghi – ha dichiarato che l’Alleanza Atlantica potrebbe prendere in considerazione un attacco preventivo alla Russia. Si tratta di parole irresponsabili, assurde e allo stesso tempo vuote, perché se davvero una tale opzione fosse stata seriamente vagliata, non verrebbe di certo annunciata coram populo. Si vuole solo far paura alla Russia che di certo non si fa prendere dal timore per questi ululati alla luna. Forse l’ammiraglio non ha bene compreso che la dottrina del first strike, ovvero del primo colpo. è stato abbandonata dal Pentagono, anche in considerazione del divario che esiste attualmente tra la missilistica russa e quella occidentale che è davvero molto indietro sia dal punto di vista dell’offesa che della difesa, vista l’inesistenza di missili ipersonici e la mediocrità dei sistemi contraerei. La mamma non l’ha spiegato al signor ammiraglio, onusto di eroiche imprese con le navi giocattolo. Ma credo che persino Giuseppe Cavo Dragone si renda conto del carattere allucinatorio delle sue parole: ma da “politico”, non rappresenta che il grido di dolore di un’alleanza con l’acqua alla gola e di un’Europa sull’orlo del delirio: probabilmente gli sono state suggerite. chissà, magari da qualche illustre residenza romana che ha interesse a compromettere il nostro Paese.

Il fatto è che l’Europa si trova di fronte ad un dilemma irresolubile perché sia la pace che la continuazione della guerra si presentano come un disastro. Ma alla pubblica opinione viene data in pasto una narrazione che fa comodo ai veri padroni dell’Europa, ossia le istituzioni finanziarie, visibili e non visibili: esse cercano di influenzare il dibattito, alterando i termini del discorso e seminando confusione e disorientamento, Per esempio uno studio condotto all’interno della Nato, conclude che una sconfitta dell’Ucraina significherebbe la rovina finanziaria dell’Ue. L’importante in questo caso è alimentare, in modo paradossale, i timori sulla pace e non è un caso che questa analisi barbina sia stata condotta da due think tank norvegesi, il Corisk e l’Istituto per gli affari internazionali, entrambi sotto l’ala protettrice di Jens Stoltenberg, ex segretario dell’Alleanza atlantica, guerrafondaio senza se e senza ma, che oggi presiede il gruppo Bilderberg in attesa di diventare presidente della Banca centrale di Norvegia. Tutto si tiene.

Cosa dice in sostanza lo studio? Che se l’Ucraina venisse sconfitta alla Ue toccherebbe pagare più o meno 1800 miliardi di euro sia per la ricostruzione di ciò che rimane del Paese, sia per ospitare i 5 o 6 milioni di rifugiati che vengono previsti, sia per riarmarsi per far fronte alla minaccia russa. Questa specie di studio, scopre anche l’acqua calda che probabilmente in Norvegia scarseggia, ovvero che un esito di questo tipo rappresenterebbe un successo parziale per la Russia e darebbe al Cremlino influenza sulla direzione politica ed economica dell’Ucraina, compresa l’adesione all’Ue e alla Nato. Non mi dite, qui siamo proprio nel campo del lapalissiano, visto che la base per la pace è proprio l’esclusione dell’Ucraina dall’alleanza atlantica. Ma allora come fare per vincere? Facile secondo questi nordici imbecilli: basterebbe fornire a Kiev da 1.500 a 2.500 carri armati, da 2.000 a 3.000 sistemi di artiglieria entro uno o due anni e fino a otto milioni di droni di tutti i tipi, sistemi di difesa aerea e sistemi missilistici strategici. Lo studio dimentica che l’Ucraina aveva anche più carri e cannoni all’inizio della guerra, oltre ai mediocri sistemi di difesa aerea che sono stati distrutti. Quanto ai missili a lungo raggio è chiaro che darebbero inizio a un conflitto nucleare che finora è stato evitato. In ogni caso spero che vengano vaporizzate per prime queste teste di cazzo che fingono di essere teste d’uovo. Per giunta i thintancheri da quattro soldi dimenticano di dirci chi fornirebbe queste armi (oltre alle decine di milioni di munizioni necessarie) che non ci sono e per le quali sarebbe difficilissimo creare delle filiere industriali in breve tempo. Persino le riserve americane sono al limite. Né suggeriscono da dove si andrebbero a prendere i soldi per costruirle.

Ciò che questi repellenti individui non dicono è che la continuazione del conflitto costerebbe all’Europa tutto il suo apparato industriale, sviluppatosi grazie all’energia russa a basso costo, con danni che vanno ben oltre i 1800 miliardi. Questo senza dire che il calcolo dei profughi è del tutto sballato visto che le regioni russofone sono già state conquistate in larga parte dai russi e che gli ucraini hanno capito di essere stati trattati come carne da cannone. Quelli che rimangono, a parte gli ultranazionalisti della Galizia, una volta finito il conflitto non se ne andrebbero, anzi parecchi tornerebbero volentieri dal “giardino Europa” alle loro case. Mica sono così fessi da dare credito alle sciocchezze che girano nell’informazione occidentale.

Tuttavia a parte questi squallidi episodi di propaganda è chiaro che l’Ue si trova di fronte a un problema insolubile perché, sia una soluzione del conflitto che la sua improbabile continuazione si presentano, come estremamente negative. Anzi sono convinto che i nostri governanti sapranno, con suprema maestria, scegliere la parte peggiore di ognuna delle due soluzioni. Dovranno mandare giù il rospo della vittoria russa perché in realtà non possono fare altrimenti, ma per dispetto non toglieranno le sanzioni e continueremo a pagare prezzi folli per l’energia. Per loro tanto peggio è tanto meglio.

Redazione

 

 

 

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