Certo, è troppo presto per prevedere come andrà a finire, se andrà a finire, con il Covid 19.Certo, è troppo presto per prevedere come andrà a finire, se andrà a finire, con il Covid-19

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“LIBRO NERO DELLA DITTATURA SANITARIA”

Certo, è troppo presto per prevedere come andrà a finire, se andrà a finire, con il Covid-19. Nonostante le recenti aperture e anche solo per pura scaramanzia, è bene astenersi da qualsiasi previsione: siamo stati ben istruiti dagli strologamenti di virologi ed epidemiologi poi clamorosamente smentiti dalla cronaca. In qualche laboratorio qualcuno potrebbe inventarsi nuove varianti, per la gioia di politici avidi di potere che ci vogliono rinchiusi e impauriti. Che, da parte di chi ci governa e delle élite tecnocratiche che ne rappresentano il “seguito” legittimante, ci sia stato un uso politico della pandemia è stato rilevato da molti. Ad esempio dal politologo Marco Tarchi: “La valenza politica del fatto pandemico è attestata dagli usi che se ne sono fatti per imporre limiti alle libertà individuali e suscitare un sentimento di allarme ed emergenza volto ad annientare preventivamente il dissenso e a raccogliere attorno ai governanti il consenso di una cittadinanza impaurita e in cerca di protezione.” 

Però credo che verrà il momento, presto o tardi, di mettere in fila una serie di fatti, e di misfatti, che ci sono passati sotto gli occhi in questo anno e più mesi di dittatura sanitaria: spesso gravi se non gravissimi, spesso ignorati o minimizzati dai media mainstream ma che non possiamo permetterci di passare nel dimenticatoio. Non tanto perché la storia ci insegni qualcosa (è dubbio), ma per una giusta memoria delle libertà perdute e, a oggi, non ancora pienamente recuperate. 

Ci sarà qualcuno che, a tempo venuto, scriverà un Libro nero della dittatura sanitaria? Certo, già sono comparsi ottimi testi sul Covid (basti citare Virus e Leviatano di Aldo Maria Valli, edito da Liberilibri, Coronavirus di Francesca Totolo, edito da Altaforte, e anche Il libro nero del coronavirus, di Giuseppe De Lorenzo e Andrea Indini, di Historica, focalizzato sulla cattiva gestione sanitaria della pandemia), ma ciò che ci pare manchi è un’organica raccolta dei fatti, delle disposizioni liberticide, della sospensione delle più elementari libertà civili, delle repressioni, dei bavagli, delle censure, degli errori e orrori di questo cupo periodo. Non possiamo accettare che tutto venga giustificato o cancellato in nome della “emergenza sanitaria”. Abbiamo il dovere di ricordare. Ecco allora qualche spunto, qualche appunto, qualche narrazione, pur coscienti della loro assoluta incompletezza, che possa essere utile a chi volesse descrivere e denunciare quanto successo. 

Non insistiamo sul già noto e ben documentato uso dello strumento amministrativo del Decreto del Presidente del Consiglio (il famigerato DPCM) per comprimere libertà costituzionalmente garantite, uso stigmatizzato con forza da uno stuolo di costituzionalisti, compresi molti di area governativa, anche se queste osservazioni poco hanno generato sul piano giuridico e pratico: nonostante le critiche, il precedente governo Conte è andato avanti con massicce dosi di DPCM.

Non si può invece sottacere quanto è accaduto, e sta ancora accadendo, riguardo alla possibilità, sostenuta da moltissimi medici, delle cosiddette “cure domiciliari(P.I.) che, quando praticate, hanno rappresentato una dimostrata, efficace alternativa al percorso (spesso mortale) verso i reparti di cura intensiva. L’ottusa rigidità, assai sospetta, con cui il Ministero della Sanità (maliziosamente e capziosamente ribattezzatosi “della Salute”) non si è mosso dal famigerato protocollo “tachipirina e vigile attesa”, ha stupito, ma anche indignato molti che magari avevano sott’occhio, nella propria cerchia familiare e di amicizie, il successo delle cure praticate con medicinali “proibiti” come l’idrossiclorochina la cui efficacia è stata recentemente dimostrata dall’Istituto di Malattie Infettive di Marsiglia, e da molti altri ricercatori, clinici e medici. 

Ma altrettanta indignazione nasce dall’atteggiamento persecutorio e punitivo dell’Ordine dei Medici nei confronti di professionisti “non allineati”, sulle cure e anche sui vaccini, alla vulgata ufficiale della casta medica “di regime”, chiusa sulle sue antiscientifiche certezze incrollabili. Inappuntabile è, a questo proposito, l’articolo di Patrizia Fermani L’obiezione necessaria pubblicato su questo sito il 2 giugno sulle disposizioni di legge rivolte al personale sanitario. Molti medici sono stati minacciati, sanzionati, persino espulsi dall’Ordine per aver espresso opinioni e dubbi. Altri minacciati di licenziamento per le loro posizioni sui vaccini. La libertà di pensiero, di cura e di ricerca scientifica è stata pesantemente attaccata. I media mainstream e i social, come Facebook, Twitter, Youtube, censuratori di ogni opinione sgradita alla dogmatica liberal e fermi nel loro conformistico luogocomunismo scientifico, hanno silenziato ogni voce sgradita alla dittatura sanitaria. Bravissimi medici, come Silvana De Mari e molti altri hanno avuto la loro pagina cancellata dagli sbirri del Politicamente Corretto di Facebook. Questa censoria malafede al servizio del sistema è arrivata al punto di cancellare la pagina di un Premio Nobel della medicina, Luc Montagnier, colpevole di avere fatto dichiarazioni sgradite ai Signori della Salute. Un docente dell’Università di Verona, illustre ematologo e già docente di Patologia Generale, reo di aver espresso opinioni eterodosse sui vaccini in una nota trasmissione televisiva de La7, è stato prima oggetto di un durissimo attacco personale in un comunicato ufficiale dall’Università, poi “depennato” dal corpo accademico e privato di ogni incarico. Per non parlare poi del dubbio, presente in moltissimi, che le notizie, i dati e le statistiche sulle numerosissime reazioni avverse ai vaccini siano manipolate o distorte. Dubbi peraltro impronunciabili sui social, immediatamente censurati. Istruttivo il caso della possibile provenienza da un laboratorio cinese del virus, ipotesi sempre censurata da Facebook perché fatta propria e rilanciata da Trump. Ora che questa possibilità è ammessa anche da Biden, ecco che l’ “indipendente” social di Zuckerberg ha levato ogni censura.  

A proposito delle “cure domiciliari” e dell’uso di molti medicinali esclusi dai protocolli ma praticati in via semiclandestina da molti bravi medici che hanno salvato migliaia di contagiati, dovremmo tutti ricordarci del caso del dottor Semmelweis, medico a Vienna che nel 1846 ebbe l’intuizione che moltissime febbri puerperali che causavano tassi elevati di mortalità tra le ricoverate erano dovute alla scarsa igiene dei medici, che spesso visitavano le puerpere dopo aver praticato un’autopsia. Il solo accorgimento di richiedere ai clinici di lavarsi le mani con un potente disinfettante ridusse al minimo i decessi delle puerpere. Nonostante i fatti gli dessero ragione, il dottor Semmelweis venne violentemente attaccato dalla comunità medica, accusato di presunzione, per la sua giovane età, e di falso. Licenziato dall’ospedale, venne addirittura rinchiuso in manicomio, dove morì. Solo dopo molti anni non solo i dati empirici, ma anche i lavori di Louis Pasteur gli diedero ragione e le sue indicazioni entrarono a far parte della prassi medica. Nel frattempo migliaia di puerpere erano morte a causa della ottusa, conformista e antiscientifica ostinazione dei cattedratici e dei clinici “di vertice” della medicina. Il caso è ottimamente raccontato in un libro di Louis-Ferdinand Céline, Il Dottor Semmelweis, la cui lettura dovrebbe essere resa obbligatoria per i vertici del Ministero della Santità, i suoi consulenti e i membri del Comitato Tecnico Scientifico. A proposito, questo tristo, lunare consesso, campione di giustizialismo sanitario e sostenitore della più feroce detenzione dei cittadini a prescindere dall’andamento dell’epidemia, ha recentemente cercato di imporre una norma che prevedeva, nei ristoranti, l’uso della mascherina anche a tavola (tra un boccone e l’altro?). “Il CTS delira” ha giustamente titolato LaVerità. E l’infettivologo Matteo Bassetti c’è andato giù pesante: “Tutto questo è ridicolo e pericoloso. Si tratta di una proposta imbarazzante senza alcun fondamento scientifico. Se sarà adottata coprirà l’Italia di ridicolo rispetto al resto di Europa e del mondo”. Per fortuna, anche grazie alla rivolta dei Governatori di Regione, dell’opposizione di alcuni politici di centrodestra e soprattutto del pesante sarcasmo dilagato sui social, la sciagurata proposta non è passata. Ma tutto ciò non può essere dimenticato. 

Certo, per fortuna non sono mancati episodi divertenti, che hanno rallegrato la cupa atmosfera della detenzione, come ad esempio gli spettacolini delle risse da cortile tra illustri cattedratici, medici e clinici di fama, corredate da pesantissimi insulti da scaricatori di porto e seguite dalle immancabili querele. A ennesima conferma che la scienza è opinione, non verità.

Già, quanti molesti ricordi rischiano di essere cancellati, col tempo? Ci ricorderemo, ad esempio, dell’appassionato di jogging che correva da solo, nel periodo più duro della detenzione, e venne inseguito sulla spiaggia con i droni e poi da poliziotti motorizzati per essere fermato e severamente sanzionato? E di quel solitario nuotatore sovrastato a pochi metri da un elicottero delle forze dell’ordine che, alzando pericolose onde, rischiavano di farlo annegare? E cosa dire degli elicotteri dei tutori dell’ordine che svolazzavano su una città del sud per controllare che sulle terrazze e sui tetti non si praticassero i pericolosissimi, vietatissimi barbecue? Ancora sul rigore poliziesco: avete letto di quel barista e di quel cliente multati perché il caffè era sì solo “in asporto” e non al bancone, era sì servito non in tazzina ma nel prescritto, odiosissimo bicchierino di carta, ma a questo, vivaddio, mancava il doveroso coperchietto di plastica (che presto sarà vietato dall’Unione Europea). Il cretinismo sanitario è riuscito poi ad arrivare a vette inimmaginabili di ridicolo. Nelle FAQ (nella neo-lingua dei Padroni: Frequently Asked Questions, domande più frequenti), nuova fonte normativa sconosciuta ai giuristi ma assai di moda al Ministero della Sanità, alla domanda se nei pubblici esercizi obbligati solo all’asporto fosse possibile accedere ai servizi igienici, la risposta fu: “Solo in caso di estrema necessità”. Incommentabile.

Ci fu un momento in cui i cittadini che passeggiavano vennero trattati da untori, l’aperitivo considerato un crimine, la contemplazione di un tramonto all’aperto una vergogna pubblica. Riferisce Aldo Maria Valli nel suo libro dell’indignazione di alcuni magistrati indipendenti che così commentarono la gogna mediatica scatenata contro gli italiani desiderosi di libertà: “assolutamente mistificatoria la campagna di stampa condotta a reti praticamente unificate che ha diffuso e continua ad alimentare la convinzione che causa dei contagi siano le condotte di innocenti cittadini che portano a passeggio il cane o arrostiscono peperoni sul terrazzo.”  

Sembra poi che i Guardiani del Nuovo Ordine Sanitario avessero un astio particolare per le persone un po’ âgées. Qualche caso: il vecchietto multato perché, in coda per entrare in farmacia, aveva osato sedersi su una vicina panchina. E l’altro vecchietto che, avendo nella sporta della spesa anche una bottiglia di vino, venne sanzionato perché ciò dimostrava che era uscito senza un valido motivo dettato da necessità. Più recentemente un responsabile di un centro vaccinale, a fronte di giustificate critiche per code bibliche dovute alla cattiva organizzazione, si è difeso accusando i soliti vecchietti, con i quali i medici dovevano perdere molto tempo per convincerli a vaccinarsi e, in particolare, a vaccinarsi con AstraZeneca. In questi giorni, in alcune regioni, è partita una spietata caccia al “vecchietto non vaccinato”, con medici di base impegnati nella schedatura e nell’inquisizione di poveri anziani che, per convinzione, dubbi o semplicemente beata e fortunata ignoranza dovuta all’isolamento e all’ottima abitudine di non guardare i telegiornali, non si sono ancora sottoposti al barbaro rito di manifestazione di fedeltà al regime sanitario e alla sua ideologia. 

Non ci dimenticheremo i militi che entrarono in un privatissimo giardino condominiale per multare delle mamme che giocavano con i loro bambini. Come le recenti irruzioni in case private per fermare e sanzionare i partecipanti a feste “clandestine”, spesso su delazione di vicini, anonimi spioni, invidiosi e maligni. Oppure in case in cui le famiglie si erano riunite, in “sovrannumero”, per festeggiare compleanni o anniversari. Eppure le forze dell’ordine non potevano farlo. Scrive Azzurra Barbuto, su Libero, al termine di un ben documentato articolo sull’illiceità di simili retate: “Insomma alla polizia non è assolutamente consentito di intrufolarsi nei nostri nidi per appurare il rispetto da parte nostra della normativa anti-covid, in particolare la quota di soggetti presenti all’interno, il loro grado di parentela e le loro generalità.” 

Ancor più grave e preoccupante è stato l’assurdo, totalitario divieto delle Sante Messe e di ogni cerimonia religiosa, funerali compresi. Ma ciò che più intristisce, in proposito, è stato il servile, sottomesso atteggiamento dei vescovi al diktat salutista-anticattolico. Dimentichi di una secolare tradizione di difesa ad oltranza della Libertas Ecclesiae, costoro si sono prontamente inchinati, volenterosi carnefici della libertà di culto pur garantita dalla “loro” (degli oppressori) Costituzione, e hanno collaborato alle norme liberticide, privando i fedeli delle Messe e dei Sacramenti. Come in altri periodi bui della Chiesa, pochi, coraggiosi sacerdoti “refrattari” hanno offerto ai fedeli il conforto di Messe “clandestine”. Ci ricordiamo poliziotti che, armi alla cintola, entravano nelle chiese e interrompevano sacrilegamente le Messe, multando sacerdoti e fedeli. E non dimenticheremo i novelli “vescovi costituzionali” (come vennero definiti quelli che collaborarono per viltà con i rivoluzionari nella Francia del Terrore), che hanno condannato e punito questi coraggiosi e santi sacerdoti, come tutti i religiosi “eterodossi” rispetto ai dogmi della dittatura sanitaria. L’arcivescovo di Milano Delpini, quello stesso che recentemente ha “presieduto” (si dice così, oggi) una apostatica “preghiera interreligiosa” con monaci buddisti, ha sospeso e rimosso un bravo sacerdote di una cittadina del Milanese che aveva osato criticare pubblicamente l’uso obbligatorio delle mascherine, opinione, tra l’altro, condivisa da moltissimi medici.

A proposito di mascherine e di resistenza al regime, non molti organi di informazione hanno dato conto di una notizia riguardante un fatto così ignobile che in un primo momento molti la ritennero una fake news. E, invece era vera: un ragazzino, ottimo studente, per rendimento e per condotta, di un istituto di Fano, che protestava vivacemente e con validi argomenti, e senza alcuna violenza, per l’obbligo della mascherina in classe è stato portato, sanissimo e su indicazione della dirigente scolastica, al pronto soccorso; poi, addirittura con scorta della polizia, in un ospedale psichiatrico per essere sottoposto a un TSO, un trattamento sanitario obbligatorio. Immaginiamo il ragazzino spaventatissimo sottoposto a massicce dosi di psicofarmaci, invasivi interrogatori degli psichiatri, lavaggio del cervello e, magari, strumenti di contenzione. Nulla hanno potuto le proteste della famiglia e dei compagni di scuola. Quindi, siete avvisati: se esprimete un’opinione critica sul grottesco mascheramento impostoci dal regime, siete candidati al manicomio. 

Non ci dimenticheremo dei continui divieti, da parte delle Questure, delle manifestazioni di protesta di cittadini, ristoratori, negozianti contro il lock-down (miserabilmente definiti da alcuni “negazionisti”), fermati, multati, persino manganellati. Negli stessi giorni i No-Tav mettevano a ferro e fuoco la Val di Susa e i cantieri della ferrovia senza che la polizia operasse un solo fermo.

Non ci dimenticheremo dell’ignominia di un pass vaccinale che non è altro che un obbligo occulto alla vaccinazione se si vuole viaggiare, andare a conferenze, a matrimoni. Vivere, insomma. 

Non ci dimenticheremo di alcuni virologi che, alla notizia delle prime, timidissime aperture di aprile, predissero migliaia di morti al giorno. Nessuno di loro ha chiesto scusa per l’apocalittico, allarmistico catastrofismo poi smentito dai dati. “Hanno fatto la figura delle cartomanti televisive”, ha commentato il giornalista Daniele Capezzone.  Qualcuno di loro si è persino offeso per via dei fatti che contraddicevano le sue teorie e si è chiuso in uno sdegnato “silenzio-stampa”.

Nel 430 a.C. la peste colpì Atene. Con la peste dilagò la corruzione, la delazione, il terrore. Lo storico Tucidide così narrò: “L’epidemia diede il segnale al dilagare dell’immoralità in Atene. Gl’istinti, prima nascosti, dilagarono. Nessun timore divino, nessuna legge umana li tratteneva.” 

Molti misfatti dovrebbero essere ancora narrati, di questo periodo. Qualcuno dovrà farlo. Ma, nel frattempo, ricordiamo e raccontiamo. La memoria è la più potente arma politica.

Antonio de Felip

 

Fonte: Ricognizioni del 2 giugno 2021

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