Stare al balcone per affacciarsi sul mondo o per parlare con persone con cui si desidera interloquire per scambiare idee e passare il tempo. Un luogo in cui ci sentiamo protetti perché parte della nostra casa, ma allo stesso tempo di condivisione con l’ambiente che ci circonda.

 

 

Federico Zandomeneghi, Donna al balcone (olio su tela, 46 x 38,5 cm; Viareggio, Società di Belle Arti)

Stare al balcone per affacciarsi sul mondo o per parlare con persone con cui si desidera interloquire per scambiare idee e passare il tempo: sia che si scruti l’orizzonte da soli in silenzio o che ci si riunisca in compagnia dei nostri cari, il balcone è un luogo di evasione, tra l’ambiente domestico e l’esterno. Un luogo in cui ci sentiamo protetti perché parte della nostra casa, ma allo stesso tempo di condivisione con l’ambiente che ci circonda. Oggi come nel passato ci si affaccia al balcone, in particolare nelle belle giornate di sole, e spesso, nel corso della storia dell’arte, il balcone è stato scenario di dipinti: donne sole o uomini soli, mogli e mariti insieme, madri con i loro figli hanno popolato attraverso i secoli i balconi di ogni città del mondo. Cerchiamo, in questa sede, di proporne alcuni, dagli inizi dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento.

Presso il Metropolitan Museum di New York è conservato un dipinto attribuito a Francisco de Goya y Lucientes (Fuendetodos, 1746 – Bordeaux, 1828) che rappresenta il tema delle donne al balcone: è tuttavia un’opera che risulta alquanto inquietante, poiché dietro alle due fanciulle in primo piano sono raffigurati due personaggi maschili, uno in piedi e l’altro seduto, tutti coperti nei loro indumenti scuri con un aspetto abbastanza minaccioso. Le ragazze sono due majas, termine spagnolo per indicare una popolana che ama vestirsi elegantemente, una giovane bella e provocante, spesso accostata alla figura della prostituta: indossano infatti lunghi abiti bianchi con decori dorati, con leggeri veli sul capo. Sono entrambe appoggiate alla ringhiera, una con il gomito e l’altra con la mano e sembrano sorridere. È ben evidente dunque il netto contrasto le figure femminili e le figure maschili: sorridenti e caratterizzate da colori chiari le une, cupi e dai colori scuri gli altri.

Majas al balcone, questo il titolo dell’opera di Goya, presenta inoltre una particolare struttura geometrica: le due majas sono inserite in un rombo, tagliato a metà dalla ringhiera del balcone; quest’ultima risulta il lato di un rettangolo costruito tracciando una linea parallela sopra il cappello dell’uomo a sinistra del dipinto; inoltre questo rettangolo può essere diviso in due quadrati, all’interno dei quali si trovano rispettivamente l’uomo e la donna sulla sinistra e l’uomo e la donna sulla destra, rispettando le diagonali del rombo. Questo dipinto del Metropolitan, realizzato tra il 1800 e il 1810 sarebbe una variante di un altro dipinto di medesimo soggetto, ora in collezione privata in Svizzera, e rimanda a un’ulteriore opera di Goya di soggetto simile, che appartiene alla Fundación Juan March, raffigurante Maja e Celestina al balcone. Anche in questo caso, la maja, bella, giovane e con abiti luminosi, è in contrasto con l’anziana dietro di lei che la sorveglia nell’ombra. La Celestina è infatti un altro personaggio tipico della letteratura spagnola che indica una vecchia mezzana.

 

 

Francisco Goya, Majas al balcone (1800-1810; olio su tela, 195 x 125,5 cm; New York, Metropolitan Museum of Art)
Francisco Goya, Maja e Celestina al balcone (1808 – 1812; olio su tela, 166 x 108 cm; Palma di Maiorca, Fundación Juan March)

Nonostante il contesto sociale decisamente differente, Majas al balcone fufonte d’ispirazione, per quanto riguarda l’aspetto compositivo, per l’artista francese Édouard Manet (Parigi, 1832 – 1883), che tra il 1868 e il 1869 realizzò Il balcone, opera conservata al Musée d’Orsay. Come nel quadro di Goya, i personaggi sono raffigurati dietro alla ringhiera che arriva circa a metà dell’intero dipinto, e anche qui le giovani donne appaiono in primo piano e in piena luce rispetto ai due uomini che rimangono in posizione retrostante. Due figure femminili e due maschili, come i protagonisti della precedente opera, ma in questo caso uno si trova in piedi tra le due fanciulle, mentre l’altro rimane confuso nella penombra. Si tratta di una scena di vita borghese: il balcone diviene quindi un simbolo di agiatezza dal quale assistere a ciò che accadeva nel boulevard parigino, probabilmente in uno dei quartieri più benestanti della capitale francese. Protagonisti di quest’opera sono tutti amici dell’artista stessa: la più riconoscibile è la pittrice Berthe Morisot (Bourges, 1841 – Parigi, 1895), la giovane donna seduta in primo piano; si tratta inoltre del primo dipinto in cui la Morisot fece da modella a Manet, poiché a questo se ne aggiunsero diversi, tra cui il celebre ritratto della pittrice con un mazzo di violette custodito anch’esso al Musée d’Orsay. Gli altri personaggi raffigurati sarebbero il pittore Jean Baptiste Antoine Guillemet, la violinista Fanny Claus e Leon Leenhoff, da molti considerato come il figlio di Manet. Oltre ai quattro citati, è raffigurato un cagnolino bianco e nero accanto al candido abito di Berthe Morisot. Il balcone di Manet fu visto come una provocazione per la vivacità dei colori e il forte contrasto tra gli abiti bianchi delle donne e lo sfondo nell’ombra, tanto che in occasione del Salon del 1869 il dipinto ricevette una particolare critica, ovvero che il suo autore faceva concorrenza agli imbianchini. L’opera venne acquistata nel febbraio 1884 da Gustave Caillebotte (Parigi, 1848 – Gennevilliers, 1894) e rimase nella sua collezione per ben dieci anni, fino al 1894, quando divenne proprietà dello Stato ed esposta dal 1896 al Musée du Luxembourg di Parigi. Solo dal 1986 è conservata al Musée d’Orsay.

Édouard Manet, Il balcone (1868-1869; olio su tela, 170 x 124 cm; Parigi, Musée d’Orsay)
Bethe Morisot, Donna e bambina sul balcone (1872, olio su tela, 60 x 50 cm; collezione privata)

E continuando questa sorta di catena tra artisti nella raffigurazione del balcone, sia Berthe Morisotche Gustave Caillebotte, entrambi esponenti dell’Impressionismo parigino, dedicarono loro opere a questo luogo della casa. In collezione privata è la Donna e bambina sul balcone che la pittrice eseguì nel 1872. Questa volta il punto di vista è differente rispetto ai precedenti dipinti menzionati, poiché, se sia nei dipinti di Goya che in quello di Manet sono raffigurati i balconi e le figure umane frontalmente dall’esterno, qui sono ritratti dall’interno, ovvero sullo stesso piano dei personaggi. La donna è abbigliata con un elegante vestito nero, porta un cappellino dello stesso colore secondo la moda del tempo e in mano un ombrellino dai toni rosati, mentre la bambina indossa un grazioso vestitino bianco e azzurro con un fiocchetto tra i capelli. Entrambe stanno guardando il paesaggio parigino sottostante. In lontananza s’intravede un grande edificio sormontato dalla cupola dorata, probabilmente si tratta dell’Hôtel National des Invalides.

Gustave Caillebotte realizzò invece Un balcon. Boulevard Haussmann e L’uomo sul balcone. Boulevard Haussmann, entrambi negli anni Ottanta dell’Ottocento, oggi in collezione privata. Il boulevardrispecchia il rinnovamento della città, con eleganti edifici, strade ampie e dritte e alberi. Nel primo quadro, su un elegante balcone si trovano due uomini, di cui uno, quello che si sporge dal balcone per guardare il sottostante boulevard pieno di verdi alberi, è abbigliato di tutto punto con un cappello a cilindro sul capo; l’altro uomo tiene una mano in tasca dei pantaloni ed è appoggiato al muro di casa, ma anche il suo sguardo è rivolto nella stessa direzione. Nel secondo quadro, un uomo elegantemente vestito si appoggia con la mano destra alla ringhiera del balcone, sporgendosi leggermente in avanti, e appoggia la mano sinistra sul fianco. Anche in questo caso, il protagonista osserva il boulevard, ma qui il punto di vista è di qualcuno che si trova all’interno della casa, poiché si vede l’anta della finestra sulla destra, con il vetro che riflette l’immagine dell’uomo, e la tenda parasole a balze con righe bianche e rosse.

Gustave Caillebotte, Un balcone. Boulevard Haussmann (1880 circa; olio su tela, 69 x 62 cm; collezione privata)
Gustave Caillebotte, L’uomo sul balcone. Boulevard Haussmann (1880 circa; olio su tela, 116,5 x 89,5 cm; collezione privata)

Anche l’italiano Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841 – Parigi, 1917), che aderì all’Impressionismo condividendone i colori e i temi, rappresentò una Donna al balcone, un olio su tela firmato ma non datato, di proprietà della Società di Belle Arti di Viareggio. Come nel dipinto di Caillebotte citato, il punto di vista è di nuovo dall’interno dell’abitazione e si nota anche qui il riflesso della donna nel vetro della finestra sulla destra. La giovane è appoggiata con entrambi i gomiti alla ringhiera e sta osservando qualcosa alla sua destra nella ricca e rigogliosa vegetazione che si vede di fronte a lei. Il delicato viso è leggermente di profilo, ha i capelli raccolti in un morbido chignon e indossa una camicetta rosa con collettino bianco e una gonna azzurra. È un dipinto molto raffinato e caratterizzato da toni pastello.

Nell’ultimo decennio dell’Ottocento, precisamente nel 1893, anche Giovanni Segantini (Arco, 1858 – Pontresina, 1899) diede il proprio contributo nel raffigurare una donna al balcone. Dalla Spagna alla Francia, all’Italia, con questo dipinto si giunge in Svizzera. Il pittore si trovava a Savognin, un villaggio di contadini nel cantone dei Grigioni, ed è ritratta infatti nell’opera una giovane contadinain abiti tipici: un abito scuro e una cuffia bianca che le nasconde completamente i capelli al suo interno. Appare pensierosa, a riposare, con le spalle rivolte verso il paesaggio, con un braccio appoggiata alla ringhiera del balcone e l’altra mano sul fianco. Il legno diviene in quest’opera elemento principale. La donna è immersa nel paesaggio circostante, con le caratteristiche case del cantone svizzero e un alto campanile che svetta in lontananza. Da notare è la luminosità del dipinto, che rimanda alla sua “pura ricerca della luce”, come l’artista stesso affermava, tipica del Divisionismo a cui lui s’ispirava. Una luce che si diffonde omogeneamente dal cielo e che si riflette sulle abitazioni, sui cortili e sul viso della donna. L’opera firmata e datata è custodita nel Kunsthaus di Coira, deposito della Galleria Gottfried Keller-Stiftung di Berna.

Immersa nel paesaggio circostante appare inoltre la sorella Amelia di Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 1882 – Verona, 1916) nel dipinto in cui l’artista la raffigurò nel 1909. Il primo piano è interamente occupato dalla donna seduta di profilo accanto alla ringhiera del balcone e tutt’intorno si riconoscono prati, persone che camminano con animali e in lontananza s’intravedono edifici. La giovane è seduta su una sedia e appoggia il braccio lungo l’inferriata che diviene elemento d’unione tra interno ed esterno, poiché la ringhiera divide la composizione in due parti. Tiene nella mano destra un foglio, che probabilmente ha appena finito di leggere, e forse ciò che era scritto le ha provocato quell’aria trasognata, con un sorriso appena abbozzato, che le si nota nell’espressione del viso. Il vestito che indossa è un unione di luce e di colore, includendo riflessi che vanno dal blu più intenso al viola, al verde, al bianco: è infatti un’opera della fase divisionista del pittore, come si può percepire dall’attenzione per la luminosità e per i tratti separati dei colori.

È infine del 1920 il quadro di Piero Marussig (Trieste, 1879 – Pavia, 1937) che ritrae Figure al balcone: sembra di vedere una scena recente, dove protagonisti sono un uomo e una donna; il primo è seduto su una piccola sdraio di legno e osserva il panorama tenendo il braccio sinistro leggermente sollevato, sulla ringhiera del balcone, la seconda è in piedi e appoggiata sui gomiti, mentre guarda anche lei il paesaggio. Intorno non si vedono né prati né alberi, ma alti palazzi: ci si trova dunque in mezzo a un quartiere residenziale indefinito, che potrebbe rappresentare cioè qualsiasi balcone in una qualunque città. Un momento della quotidianità che potrebbe accomunare, ancora oggi, tutti quanti abbiano un balcone su cui stare all’aria aperta, riflettere o scambiare qualche parola.

Ilaria Baratta

Federico Zandomeneghi, Donna al balcone (olio su tela, 46 x 38,5 cm; Viareggio, Società di Belle Arti)
Giovanni Segantini, Al balcone (1893; olio su tela, 66 x 41,5 cm; Coira, Kunsthaus)
Umberto Boccioni, La sorella Amelia al balcone (1909; olio su tela, collezione privata)
Piero Marussig, Figure al balcone (1920; olio su tela, 90 x 75 cm; collezione privata)

 

ARTE AL BALCONE NELL’OTTOCENTO

 

 

 Fonte Finestre Sull’Arte del 27 marzo 20202

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