Staticità, immobilismo? Non sono concetti che l’artista austriaco arte concepisce. Il 2017 è stato per l’artista l’anno in cui ha partecipato a numerose mostr. Le rassegne a lui dedicate tra Vienna e Graz, senza dimenticare la Biennale di Venezia (fino al 26 novembre) e l’opening di “Performative Sculptures” al 21er Haus di Vienna.

Noto per l’eclettica produzione, articolata in disegni, video e fotografie, a partire dagli anni Novanta Wurm ha teorizzato – e iniziato a sperimentare – una personale visione della scultura. Il risultato di questo campo di ricerca sono opere che puntano a ridefinire la distintiva staticità connessa con questo linguaggio artistico, a favore di un indirizzo dinamico alternativo, da collocare a metà tra strada tra l’azione e la performance.

Erwin Wurm è nato a Bruck an der Mur, Austria il 27 luglio 1954, molti lo conoscono per la famosa casa cicciona (e in alcuni casi anche parlante, come nella mostra al MACRO di Roma dell’anno scorso. «Sono interessato alla vita quotidiana. Tutti i materiali che mi circondano potrebbero essere utili, così come gli oggetti e gli argomenti coinvolti nella società contemporanea. tutta l’entità di un essere umano: fisico, spirituale, psicologico e politico», dice. Anche se le immagini sono leggermente umoristiche, estendono o manipolano la realtà in modi che possono essere inquietanti. Il lavoro di Wurm illustra immagini manipolate di cose nella vita quotidiana, cose che sembrano familiari, ma che diventano distorte. Pezzi come il camion , dove un camion curva contro l’edificio o Narrow House, una casa sottile e claustrofobica, prende qualcosa di familiare a tutti e distorce l’ingrandimento, la curva o lo riduce. «Utilizzo spesso l’umorismo per sedurre le persone”, ammette Wurm. “Per farli andare più vicino, ma non è molto bello quando si guarda più vicino». L’artista austriaco, però, non è famoso solo per aver fatto ingrassare abitazioni e automobili ma anche e soprattutto per le sue sculture One Minute pensate ed eseguite alla fine degli anni ’80, spettatori o volontari arruolati con annunci sul giornale cui viene chiesto di diventare statue per un minuto, relazionandosi in maniera bizzarra e improbabile con oggetti quotidiani (penne, mollette per i panni, lattine e quant’altro) forniti dall’artista stesso.

 

 

Ciò che rimane di queste temporanee sculture viventi (che potrebbero ricordare le performances di Gilbert & George) sono le fotografie e i video che Wurm realizza nel mentre. Come dire, l’attenzione non è più catalizzata su un oggetto realizzato dall’artista ma sullo spettatore che diventa opera egli stesso. Per di più che tra i criteri applicati non ci sono più solo quelli canonici della scultura (gravità, stabilità, staticità) ma anche il tempo.

Una curiosità: il video Can’t stop dei Red hot chilli peppers è dichiaratamente ispirato proprio alle “One Minute Sculptures” di Wurm. Quanti di noi vorrebbero diventare delle sculture per un minuto?

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MOSTRE

Venezia // fino al 26 novembre 2017 Brigitte Kowanz – Erwin Wurm – PADIGLIONE AUSTRIA – Giardini della Biennale

www.labiennale.at

 

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