Il cammino nell’arte di Pino Deodato è iniziato a Nao di Jonadi (Vibo Valentia), dove è nato nel 1950 e dove compie i primi studi, conseguendo la maturità artistica. Nel 1969 si trasferisce a Milano dove si iscrive all’accademia di Brera. Una scelta che si rivela felice, considerato che già dopo il primo anno di studi viene premiato come uno degli studenti più

bravi dell’Accademia con una collettiva alla galleria Ciovasso. Intanto, nel capoluogo lombardo Pino viene a contatto con i maggiori e esponenti dell’arte milanese tra cui Paolo Baratella e Giangiacomo Spadari del quale diventerà assistente.

A primo acchito queste opere sembrano contraddistinte da un misticismo così astratto da catapultarci al di fuori dell’universo umano, ma se le osserviamo con attenzione ci rendiamo conto di come, l’abbiamo visto, in realtà parlino profondamente dell’uomo e della sua condizione di solitudine. Sono mondi immaginari quelli di Pino Deodato. Egli lavora non solo con la pittura, ma con vari materiali, in particolar modo con la terracotta policroma, per mezzo della quale crea opere e installazioni straordinarie nel vero senso del termine, universi fantastici e filosofici che mettono in risalto la figura umana, trovando a essa un proprio spazio di riflessione e d’intimità, al di fuori della nostra dimensione quotidiana, allietando per qualche attimo un’esistenza costretta spesso e volentieri a scontrarsi con la frenesia di tutti i giorni.

Prendiamo a esempio le sue installazioni The Universe is a Blue Tree o Il Circo dell’Arte, essi stanno tutti a testa bassa, nella penombra, senza guardarsi; non sembrano in grado di entrare in contatto tra di loro, sembrano invece ricercare un dialogo con loro stessi. In esse troviamo la rappresentazione di veri e propri universi spazio/temporali, con tanto di palle multicolori che fanno pensare a costellazioni, dove all’interno stanno, occupando certe aree distanti tra di loro, le figure umane. Si tratta soltanto di alcuni esempi tra i tanti che potremmo citare.

Sarà proprio per questa ragione che i lavori di Deodato si mostrano in modo tanto spirituale e surreale: perché indagano l’universo umano da dentro e non da fuori.

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