Roy Lichtenstein è un artista la cui immagine si lega indissolubilmente ai fumetti. Tra i fondatori del Movimento della Pop Art degli anni ’60, il cui scopo era opporsi al linguaggio dell’espressionismo astratto. . I principali rappresentanti di questo movimento furono oltre Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Tom Wesselmann e James Rosenquist. Temi principali della loro opere e in più in generale dell’identità semantica della loro arte, furono gli oggetti di utilizzo quotidiano in un contesto di opulenza economica e di benessere generalizzato, come ad esempio i messaggi pubblicitari in un periodo in cui l’economia era in espansione e i prodotti che erano diventati i simboli del consumismo di massa.

Lichtenstein Nasce a New York il 27 ottobre 1923. Esponente della tipica famiglia medio-borghese americana, la vita di Lichtenstein si svolge in maniera tranquilla, senza le eccentricità o i protagonismi. Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, viene chiamato alle armi. Qui ha il primo incontro con il mondo militare, che spesso sarà di ispirazione alla sua prima produzione artistica, e con i fumetti ispirati alla guerra. Pare, infatti, che un suo superiore gli chiese di riprodurre ingrandendoli vignette tratte da fumetti di guerra. Da qui nacque forse l’idea stilistica della sua arte, anche se Lichtenstein cominciò a produrre in questo stile solo agli inizi degli anni Sessanta.

Il fumetto non era considerato un’opera d’arte ma era invece visto più come una popolare forma alternativa di comunicare in modo sintetico un racconto. Naturalmente le cose in seguito cambiarono e il fumetto divenne anche un’opera d’arte e sicuramente un mezzo espressivo che poteva contenere canoni artistici. Fu comunque Lichtenstein ad utilizzarlo per la prima volta alla ricerca di un linguaggio visivo di estrema semplicità e chiarezza, partì dall’osservazione del mondo della pubblicità e del fumetto, benché le sue opere non possano essere paragonate al fumetto.

In seguito giunse alla personale rielaborazione di temi e modi che spaziano dal cubismo all’espressionismo, al realismo, con riferimenti a volte precisi ad altri artisti. La negazione di uno spazio illusionistico, così come nei dipinti, fu ricercata e raggiunta anche nelle sculture: dalle ceramiche e dagli smalti su acciaio degli anni Sessanta alle silhouettes di oggetti banali (lampada sul tavolo, teiera, ecc.) in bronzo dipinto che presentano, accanto a un magistrale senso della forma, un estremo virtuosismo tecnico.

Le sue opere sono esposte al Tate Gallery di Londra, al Museum of modern art di New York. Nel 1995 gli venne assegnato il Kyoto Prize.

Morì a New York il 29 settembre 1997.

Aveva 74 anni

 

 

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