Vivo la vita ai margini della società, e le regole della società normale non si applicano a coloro che vivono ai margini.

(Tamara de Lempicka)

Le opere di Tamara de Lempicka si caratterizzano per l’uso di un esiguo numero di colori che sulla tela appaiono luminosi, forti e decisi, così come le linee nette e precise che disegnano donne bellissime, fredde, irraggiungibili e malinconiche. Le donne ritratte da Tamara de Lempicka sembrano vivere in un mondo distante, dove l’essenza fisica lascia lo spazio ad un animo malinconico, tormentato e romantico. In ognuna delle sue opere è ritratta una donna diversa che poi è sempre la stessa: Tamara. In ognuna di loro c’è un pezzo di lei, che si racconta dipingendo le donne più belle del Novecento.
Bellezza, successo, talento: Tamara ha avuto tutto questo dalla vita, offuscata da un’acuta forma di depressione che non le ha mai dato tregua e che l’ha costretta a fuggire, a guardare sempre più lontano, come fanno le donne dei suoi quadri, con quegli occhi malinconici che sembrano scrutare un orizzonte distante, forse sereno.

Tamara de Lempicka nata Tamara Rosalia Gurwik, nasce nel 1898 a Varsavia, da madre polacca e padre ebreo russo. La fine del matrimonio tra i suoi genitori la porta, fin da piccola, a viaggiare molto e a spostarsi per seguire la nonna materna, che si prende cura di lei. Proprio grazie alla nonna, Tamara arriva, nel 1907, prima in Italia e poi in Francia, dove inizia a familiarizzare con la pittura.

La sua formazione prosegue poi a Losanna, in Svizzera, e nel collegio polacco di Rydzyna. Quando la nonna muore Tamara si trasferisce a San Pietroburgo, a casa della zia. E a diciotto anni sposa l’avvocato Tadeusz Lempicka conteso dalle più belle donne di San Pietroburgo. Quando scoppia la rivoluzione russa il marito di Tamara viene arrestato dai bolscevichi e poi rilasciato grazie alle conoscenze della moglie. È ormai chiaro che la Russia non può più essere il loro paese, così la coppia si trasferisce a Parigi, dove Tamara mette a punto la sua passione, studiando pittura in diverse accademie.

In questo periodo subisce la forte influenza dell’Art Déco e dell’avanguardia Cubista. E, a partire dal 1922, inizia a esporre le sue opere: diventa un’artista riconosciuta. A Parigi inizia una intensa vita mondana: amanti, feste, cocaina, ritmi di lavoro forsennati e dipinti realizzati a tarda notte ascoltando a tutto volume musica di Wagner. I numerosi spostamenti che avevano caratterizzato l’inizio della sua vita, le permettono di avere una profonda conoscenza di una vecchia e grande Europa, ormai al tramonto. Una conoscenza che Tamara cerca di rappresentare nei suoi dipinti, che sono però prevalentemente caratterizzati dalla femminilità. Da un’idea leggera e al tempo stesso forte di ciò che significa essere donna: l’indipendenza, lo stile, la fermezza ma anche la dolcezza e la grazia, e soprattutto una sensualità che non può essere racchiusa in un orientamento sessuale definito. Tamara de Lempicka era dichiaratamente bisessuale e le donne che dipingeva sono donne in grado di affascinare, anche all’epoca, entrambi i sessi.

Nel 1926 divorzierà da Tadeusz.

Più volte visita l’Italia e viene ospitata al Vittoriale da Gabriele D’Annunzio che proverà a sedurla con insistenza ma senza successo. Gli anni Trenta sono molto intensi per Tamara de Lempicka. Il suo talento è ormai ampiamente riconosciuto: mostre, corteggiatori, amanti (uomini e donne), vita mondana e viaggi in tutta Europa. Il suo successo è però oscurato da una intensa forma di depressione che non le darà  tregua.
Nel 1943 è costretta a lasciare l’Europa invasa dai nazisti per trasferirsi negli Stati Uniti insieme al nuovo marito, il ricchissimo barone Raoul Kuffner de Diószegh, di origini ebraiche. Negli Stati Uniti diventa famosa, oltre che per le sue opere d’arte, per il suo stile di vita mondano e le grandiose feste che tiene nelle sue ville.

Tamara diventa a suo modo il simbolo della nuova emancipazione femminile, come si può notare da uno dei suoi più famosi dipinti, L’autoritratto sulla Bugatti verde, che le viene commissionato nel 1932 come copertina per la rivista di moda Die Dame. L’opera ritrae Tamara stessa, anche se i tratti della protagonista non le sono proprio fedelissimi, che tiene con fermezza in mano il volante di una Bugatti Verde. Da un punto di vista simbolico la macchina rappresentava, all’epoca, la virilità maschile e al tempo stesso uno dei principali mezzi dell’emancipazione femminile. La forza con cui Tamara afferra il volante della Bugatti è indice di indipendenza, della capacità di governare in autonomia la propria vita e, anzi, di controllare anche quel potere maschile che fino a quel momento era stato imposto alle donne.

Una donna forte, che sa quello che vuole, non è necessariamente una donna che non vuole figli, e d’altra parte una donna che desidera avere dei figli non è necessariamente una donna tradizionalista o non moderna. Un’idea, quella della maternità moderna, che emerge molto bene in un altro suo importante dipinto.

Oggi alcune delle più note star americane collezionano opere di Tamara de Lempicka: Jack Nicholson, Barbra Streisand ma soprattutto Madonna, che spesso le cede ai musei per organizzare mostre.

Muore nel 1980, in Messico, ultimo suo viaggio. Sentendo di non appartenere a nessun luogo chiede di essere cremata e che le sue ceneri vengano sparse. 

Aveva 82 anni. 

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