La lacuna sta per essere colmata irrompe sulla scena politica iberica Vox, un movimento sovranista e patriottico. La contestazione contro le oligarchie transnazionali e i loro terminali politici avanza.

La contestazione contro le oligarchie transnazionali e i loro terminali politici avanza. Le elezioni bavaresi sono un ulteriore segnale forte. Socialdemocrazia sotto il 10 per cento, i cristiano sociali dominatori a Monaco per settant’anni al minimo storico, avanzata imponente degli ambientalisti, consolidamento della destra anti immigrazione di Afd e un inaspettato 10 per cento a un nuovo gruppo, i Liberi Elettori, di centrodestra. Tra le grandi nazioni, manca all’appello la Spagna.

Santiago Abascal, fondatore di Vox.

La lacuna sta per essere colmata, poiché sulla scena politica iberica irrompe Vox, un movimento sovranista e patriottico a cui tutti i sondaggi attribuiscono la conquista di seggi alle elezioni europee dell’aprile prossimo e l’ingresso alle Cortes, il parlamento spagnolo, nel caso probabile di elezioni legislative anticipate. La Spagna viva è lo slogan che si è imposto all’attenzione degli elettori. Due imponenti manifestazioni popolari, una a Madrid con oltre diecimila partecipanti, l’altra a Barcellona, hanno consacrato l’ascesa di Vox e del suo fondatore, un basco poco più che quarantenne, Santiago Abascal, figlio di un esponente politico per anni nel mirino dell’Eta, l’organizzazione terrorista assassina attiva per decenni.

In Spagna l’opposizione al sistema politico uscito dal dopo Franco con la costituzione del 1978, dominato dall’alternanza tra un partito socialdemocratico in economia ma innanzitutto ultraradicale e progressista nei principi etici (il PSOE) e un centrodestra liberale (il PP), si era finora costituita a sinistra. Figlio del movimento degli Indignados è Podemos, un movimento bolivarista e paleomarxista in grado di conquistare la poltrona di sindaco nelle due principali città, Barcellona e Madrid, fresco alleato con i socialisti in un governo di minoranza, in carica da pochi mesi, frutto di una congiura di palazzo ordita con l’ausilio dei separatisti baschi e catalani. È stato cacciato senza rimpianti il grigio, imbelle Mariano Rajoy, opaca pedina in mano per anni alle élite finanziarie europee, incapace di opporsi con energia alla drammatica sfida indipendentista catalana.

La preoccupazione monta nei circoli di potere e nella stampa asservita. Vox ha spezzato la congiura del silenzio e la consegna.

In questo scenario confuso e difficile, con la crisi economica iniziata nel 2008 che investì in pieno la Spagna di un folle boom edilizio, indebolita dalla disoccupazione di lungo periodo e dalla tenace opera di demolizione nazionale dei separatisti, Vox si è inserita con la forza dei suoi programmi e la capacità di brandire la bandiera e l’idea di una Spagna unita di fronte a un panorama di desolante conformismo anti nazionale e di sottomissione alle direttive del Fondo Monetario e alle oligarchie dell’Unione Europea. Vox rappresenta il pensiero sovranista popolare e la rivolta anti oligarchica in Spagna, insieme con la difesa intransigente della continuità dello Stato spagnolo.

La preoccupazione monta nei circoli di potere e nella stampa asservita. Vox ha spezzato la congiura del silenzio e la consegna, adesso, è quella dell’attacco, della denigrazione, delle urla scomposte contro il risorgente fascismo, l’etichettatura del movimento come estremista, di ultradestra. Nulla di più sciocco. L’estrema destra spagnola è una galassia rissosa di movimenti capace di mobilitare molti giovani in appuntamenti simbolici, come l’anniversario della morte di Franco o la festa nazionale del 12 ottobre, giorno dell’ispanità, ma del tutto inesistente a livello elettorale, con parole d’ordine e programmi assai diversi da Vox.

Interessante è notare lo stupore e la difficoltà dei critici del movimento di Abascal allorché devono prendere atto che i partecipanti alle manifestazioni di Vox in tutto il paese sono tutt’altro che anziani nostalgici e teste rasate con bomber, borchie e cinturoni. Si tratta di una Spagna dignitosa, interclassista, orgogliosa, generazioni unite dal rifiuto della distruzione della patria, dal servilismo nei confronti di Bruxelles, decisa a rivendicare unità e sovranità nazionale.

Il partito non ha alcun finanziamento pubblico, tra i suoi dirigenti nessun reduce del trapassato remoto o esponenti dell’estrema destra tradizionale, ma una piacevole madre di famiglia, architetto di professione, Rocìo Monasterio, vittime del terrorismo basco come il funzionario penitenziario Josè Antonio Ortega Lara che l’Eta tenne prigioniero in una buca per circa un anno, diversi intellettuali, un gruppo di avvocati che stanno partecipando come accusa popolare ai processi contro i responsabili del tentato golpeindipendentista catalano, dirigenti in uscita dal Partito Popolare, corrotto, incapace di garantire l’unità nazionale, sempre pronto a concessioni ai separatisti, obbediente esecutore dei diktat europei che hanno impoverito la Spagna e determinato l’ascesa neocomunista di Podemos.

Ciò che sconcerta gli osservatori è la capacità di Vox di contrastare l’apparato concettuale e programmatico del progressismo, la sua battaglia contro i veleni del politicamente corretto tesa ad abbattere tutti gli stereotipi del conformismo senza cadere nell’estremismo sovreccitato dell’ultradestra, avversario di comodo assai gradito al potere. Vox ha il merito di essere il movimento che infastidisce, incalza, manda in bestia la sinistra almeno quanto inquieta il rancido quietismo dei moderati. Fa saltare il tacito patto di alternanza senza alternativa vigente da quarant’anni. Un accordo nel quale i conservatori, per portare avanti la loro fallimentare agenda neoliberale, hanno accettato, come e più che in Italia, che le questioni etiche, i principi culturali, educativi, l’intera antropologia sociale fosse sempre in mano alla sinistra, con il risultato di sfigurare in pochi anni il volto della nazione spagnola.

La nuova formazione, che si appella alla Spagna viva in un contesto nel quale pronunciare la parola Spagna è politicamente scorretto – si deve dire Stato spagnolo – è la prima dopo quarant’anni di silenzio decisa a condurre a viso aperto una battaglia di principi e di cultura politica, dicendo pane al pane e vino al vino. È sovranista, identitaria e senza complessi, irrompe sul terreno monopolizzato dalla sinistra per cedimento, fuga, tornaconto di chi aveva il dovere e il mandato di imporre una diversa agenda politica, culturale, civile. I suoi avversari vedono sconvolti i pregiudizi e le etichette di comodo su cui ha prosperato un’egemonia finalmente messa in discussione.

Vox invoca più democrazia, non meno democrazia, chiede meno tasse per le famiglie, le piccole imprese e il ceto medio, ma insieme pretende impieghi più stabili, una reindustrializzazione della nazione e smaschera il patto scellerato tra le varie sinistre, ferocemente antinazionali, e i separatismi, che in Spagna si chiamano nazionalismi e coprono un arco ideologico che va dall’estrema destra, al centro cattolico e liberale sino alle sinistre marxiste. Il suo successo è un aspetto dell’onda lunga del risorto patriottismo suscitato dall’indignazione popolare per il tentativo di distruggere l’unità nazionale, un terremoto il cui epicentro è a Barcellona, ma che attraversa sinistramente varie parti della nazione. 

Una Spagna dignitosa, interclassista, orgogliosa, unita dal rifiuto della distruzione della patria, dal servilismo nei confronti di Bruxelles, decisa a rivendicare unità e sovranità nazionale.

Naturalmente, Vox non sfugge all’accusa di populismo, lanciata con uguale accanimento da destra e da sinistra a scopo di denigrazione preventiva, segno che Abascal e i suoi hanno colpito nel segno. Il suo programma è in un documento di cento proposte. Alcune riguardano la particolare situazione della Spagna, come la difesa della lingua nazionale, un’amplissima revisione delle autonomie locali, l’assurdo sistema in cui le regioni controllano la pubblica istruzione, la sanità, la giustizia e persino la polizia. Altre riguardano la protezione della famiglia naturale e della vita, la lotta contro l’immigrazione clandestina, la difesa delle frontiere, un programma di espulsioni esteso agli stranieri regolari che delinquono.

Molto interessanti sono alcuni spunti di politica istituzionale, economica, fiscale e sociale. Vox si impegna a realizzare un grande piano idrologico nazionale, abbattere la burocrazia che rende difficile fare impresa, intende abolire ben 65.000 figure di funzionari e consulenti della politica, eliminare il finanziamento pubblico di partiti, fondazioni politiche e sindacati, promulgare una severa legge sul conflitto di interesse, modificare profondamente l’accesso a organismi come il Tribunale Supremo e il Consiglio del Potere Giudiziario (il CSM spagnolo) per restituire indipendenza alla magistratura.

Forte è la volontà di abolire le quote di genere imposte in vari ambiti della vita nazionale, nonché di sostituire le norme sulla violenza maschilista, il nome spagnolo del nostro femminicidio, istituendo la figura giuridica della violenza intrafamiliare, senza riguardo al sesso di vittime e responsabili. Autentiche bombe in una nazione il cui capo del governo, in un recente tweet, si è detto considera paladino “dell’uguaglianza, del femminismo e della diversità.”

La dissipazione di fondi pubblici è uno dei maggiori problemi spagnoli: Vox intende istituire un nuovo titolo di reato, lo sperpero di denaro pubblico. Si impegna a un vasto programma di rilancio della natalità attraverso un’ampia detassazione delle famiglie, fino a esenzioni totali per le famiglie numerose. L’aborto volontario e il cambio di sesso non dovranno più essere a carico del sistema sanitario, nessuna legalizzazione di pratiche come l’utero in affitto e simili. È previsto anche un sostegno di cittadinanza per i minori, nella forma di una sorta di carta fiscale da utilizzare per fini non consumistici. Specifiche misure andranno a colpire l’usura, mentre le vittime dei reati dovranno essere ascoltate in ogni fase dei procedimenti penali, sentenza compresa.

Molto sentita è la battaglia di Vox per un sistema elettorale proporzionale. Pochi sembrano farci caso, ma le tronfie democrazie europee sono rette da metodi di elezione che negano di fatto il principio di maggioranza e l’uguale valore di ogni voto espresso. Sbarramenti, sistemi maggioritari, doppio turno, altri meccanismi di ingegneria elettorale fanno sì che i governi siano espressione di minoranze popolari e i movimenti dissidenti restino sotto rappresentati o esclusi. Anche in Spagna nessun governo dal 1978 ha mai goduto della maggioranza dei votanti, ma solo di quella dei seggi, ottenuta con un sistema di ripartizione che privilegia i partiti più grandi e le forze locali. L’Italia dell’ultimo quarto di secolo vive la stessa condizione antidemocratica nel silenzio generale.    

Sul piano della sovranità e della tutela delle frontiere, Vox si ispira alle idee del gruppo di Visegrad, prevede di mantenere la superiorità del diritto nazionale rispetto a quello europeo e l’autonomia nelle relazioni internazionali. Nessun estremismo, un sano sovranismo, il rispetto per la storia, l’unità e l’indipendenza nazionale dell’antica nazione iberica. Vox irrompe nella politica spagnola con la forza delle idee, del buon senso, dell’amore per la propria terra, del desiderio di rafforzare il benessere economico, la sicurezza e la tenuta morale del popolo spagnolo.

Per il sistema politico e di potere che ha tolto potere e democrazia agli europei, ci ha reso più poveri, meno liberi, in balia di poteri non eletti, il successo dei populisti, dei sovranisti, dei nemici delle oligarchie di ogni orientamento è una pessima notizia. Per noi, è una speranza di libertà di cui fa parte anche Vox, la Spagna viva in un’Europa che non vuole morire di debito, finanza, politicamente corretto, oligarchia, immigrazione incontrollata.      

 

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