La tendenza omosessuale non è peccato, ma qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura. Non sarà quella la strada che ti fa felice. Però la libertà è tua, giocatela tu.

   Questa frase, tratta da un incontro svolto dal vescovo di Pavia Corrado Sanguineti con un centinaio di studenti della città, avrebbe suscitato “una bufera mediatica” secondo un settimanale ligure – il prelato è originario di Chiavari – che ha sparato la non notizia a tutta locandina. Invero, l’unica vera reazione è arrivata dalla solita Arcigay, con le consuete litanie sull’omofobia delle quali non merita dare conto. Ciò che ci preme portare all’attenzione è l’insopportabile arroganza con la quale il clero secolare delle associazioni omosessualiste, appoggiato dall’intera filiera mediatica progressista, si avventa come uno sciacallo su qualunque persona o dichiarazione non in linea con il verbo filo-gay politicamente corretto.

Il Creatore oggi non distruggerebbe più Sodoma, forse per il gran numero di consacrati che la abitano.

Non ci sembra che il vescovo abbia pronunciato frasi scomposte o estremistiche, tanto da escludere che la “tendenza omosessuale” costituisca peccato. Altra cosa è la pratica contro natura, se si può ancora usare il linguaggio del Genesi (maschio e femmina li creò), citare l’episodio di Sodoma e Gomorra o la lettera di San Paolo ai Romani. Pensiamo che sia stato opportuno il richiamo, ormai tanto raro, al libero arbitrio ad una platea di giovani dalla personalità in formazione. La lezione da trarre da quest’ episodio è la totale infondatezza della bufera annunciata dal periodico di provincia, che, a imitazione di grandi giornali e reti televisive, ha costruito una finta polemica, affermando di essersi limitato a registrarla. Gettano il sasso e nascondono la mano, non è una novità, come non è nuova la tecnica pseudo giornalistica utilizzata, assai in voga tra i gazzettieri e i maestrini del politicamente corretto. 

   Diamo a tutti costoro il nome che meritano: fabbricatori di bufale ad uso dei gonzi, il cui numero è purtroppo molto alto, a vantaggio del sistema dominante di cui sono agenti e servitori. Dando uno sguardo alla rassegna stampa estera, ci siamo imbattuti in un episodio analogo, accaduto in Spagna e registrato con la medesima finta indignazione da operetta dal circo “progre” iberico. In un libro scolastico ad uso degli studenti degli istituti cattolici, di età tra i 14 e 16 anni, è comparso questo terribile brano: “per evitare il contagio dell’Aids e altre malattie a trasmissione sessuale, è raccomandabile praticare l’astinenza sessuale e la fedeltà”. In ultima istanza, il libro, ripetiamo destinato a adolescenti di meno di 16 anni, raccomanda l’uso “del profilattico o di altri metodi di barriera o chimici”. 

L’editore (cattolico!) invita quindi ragazzi e ragazze a utilizzare anticoncezionali, per quanto riconosca che essi “possono favorire alcune condotte a rischio, come il cambio di partner, tanto omosessuale che eterosessuale”. Da genitori che pagano un istituto scolastico confessionale, saremmo molto perplessi per questa educazione priva di contenuto etico, liquida, volta, come dire, alla riduzione del danno, e, figli di un’altra epoca, ricordiamo le colorite raccomandazioni dei genitori di una volta. In più, ci colpisce la normalizzazione dell’omosessualità in età puberale. Le condotte esaminate, infatti, secondo gli autori, sono a rischio dal punto di vista sanitario e di gravidanze indesiderate (questo è cattolico?), non sotto l’aspetto morale e comportamentale. 

   Ciononostante, la consueta bufera si è abbattuta sul libro non da parte della Chiesa, ma da parte del variopinto serraglio progressista, che si strappa le vesti – come sempre, è una finta per portare acqua al mulino della dissoluzione –  per quell’invito alla castità “proprio di altra epoca”, affermano sprezzanti gli adoratori spagnoli del presente contrapposto all’oscuro passato. No, signori, con il sesso progressista non si scherza, nel senso che è vietato vietare – lo sappiamo dal 1968 –  ma è altrettanto severamente interdetto chiedere prudenza, ogni cosa a suo tempo, insegnare a ragionare con la testa e non con quell’altra parte del corpo che sta più in basso, attribuire alla pratica sessuale il significato di progetto di vita, sentimento, vera unione. Tutt’al più, l’unico consiglio ammesso è quello di frapporre una barriera, meccanica come il preservativo o il diaframma, o chimica, come le pillole e gli altri ritrovati che hanno separato il sesso dalla procreazione, la massima tragedia per i Peter Pan di tutte le età a cui ci hanno ridotto.  

I laicisti iberici, inoltre, si lagnano di un intollerabile frase, passatista e reazionaria, del manuale dell’editore Casals, che definisce l’aborto “un problema sociale”, anziché consigliarlo alle studentesse meno che sedicenni, banalizzarlo o considerarlo un semplice metodo tra gli altri per evitare gravidanze. A questo siamo, e la corsa verso il basso continuerà, di qua e di là dei Pirenei. Insomma, la bufera diventa tale se si pongono limiti, perfino quelli minimi e molto contraddittori espressi dal libro, senza riguardo all’età, alla maturazione psicofisica dei giovanissimi e se, orrore massimo, si manifestano dubbi sulla pratica omosessuale, che gli stessi autori, presumibilmente cattolici, non distinguono da quella normale (permetteteci di abbandonare l’algido aggettivo eterosessuale, ottimo per burocratizzare e categorizzare sentimenti e pulsioni). 

   Una diocesi italiana sta svolgendo corsi di educazione sessuale per giovani e adolescenti il cui titolo è “Non etichettiamo”, ovvero, mettiamo tutto  nello steso calderone, non esprimiamo giudizi, guardiamoci bene dallo sconsigliare (vietare sarebbe troppo). La morale naturale, evidentemente, non osiamo dire la legge naturale, non fa più parte dei principi, negoziabili o meno, della Chiesa.

Il progetto di Dio sull’uomo, in materia, non esiste, tutt’al più è un consiglio bonario, accompagnato da una confezione di profilattici.

Il Creatore oggi non distruggerebbe più Sodoma, forse per il gran numero di consacrati che la abitano. La Chiesa è profetica nel senso che asseconda le tendenze della società senza giudicarle. Chi sono io per giudicare, si è domandato l’uomo vestito di bianco venuto dalla fine del mondo in una pausa di meditazione tra un dialogo con Scalfari e una telefonata a Emma Bonino. 

I fatti, tuttavia, hanno la pessima abitudine di tornare a galla. In un’altra sezione della rassegna stampa, troviamo infatti una notizia che i media mainstream minimizzeranno o nasconderanno del tutto. Sono in aumento tutte le malattie a trasmissione sessuale, in particolare nella comunità omosessuale, e si sta rafforzando un ceppo di gonorrea particolarmente virulento, in grado di resistere alla somministrazione di ogni antibiotico in commercio. Nel mondo si diagnosticano ogni anno 78 milioni di nuovi casi di gonorrea. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, nota per le sue posizioni ultra libertarie, avverte che tutte le malattie della specie stanno sviluppando una tenace resistenza ai farmaci. 

   Ma che cosa sta accadendo, e perché? Secondo l’OMS, oltre allo scarso uso delle barriere (i profilattici) c’è l’aumento dello “spostamento della popolazione”, un modo elegante e politicamente corretto per indicare l’immigrazione e il turismo sessuale come veicoli di infezione. Ma la verità tutta intera non si può dire, altrimenti scoppia la bufera telecomandata e si può essere trascinati in tribunale. Un’eminente virologa, la professoressa Maria Fernanda Peraza di Barcellona, ammette che “si è perduta la paura dei contagi e si smette di usare il preservativo. Se a ciò si aggiungono alcune mode sociali relazionate a pratiche a rischio, ecco il cocktail perfetto”. Ci perdoni chi legge se entriamo in argomenti tanto intimi, in grado di turbare qualcuno, citando un’altra affermazione dell’illustre clinica “Si è banalizzato il sesso orale; le infezioni tra gli omosessuali sono moltissimo (testuale n.d.r) più diffuse che tra gli eterosessuali e l’infezione in gola è una forma di contagio tremendamente rapida.” La prevenzione, conclude Peraza, sembra uno dei pochi strumenti che può garantire la salute. 

Dunque, conviene consigliare una vita sessuale regolata, sana per ottimi motivi non legati alla tramontata morale tradizionale. L’allarme o la messa in guardia non sono una bufera mediatica alimentata dalla stonata orchestra progressista alla ricerca di bufale da rifilare aggrottando le sopracciglia dinanzi a verità vecchie quanto l’uomo, ma sgradite nell’era postumana, né l’omosessualità è un normale orientamento sessuale privo di rischi, estraneo alle categorie obsolete della morale. Spaventa la latitanza di tutte le agenzie etiche, innanzitutto della Chiesa cattolica, e stupisce la prudenza- peraltro inutile dinanzi all’aggressività dell’attacco – per cui non si ha il coraggio di proclamare la dottrina di sempre e neppure ribadire il senso comune che ha sostenuto la vita di popoli interi per moltissime generazioni. 

   Le menzogne sono credute e non vengono contrastate, la finestra di Overton è spalancata. Fu Goebbels, un nazista, a teorizzare che una bugia ripetuta mille volte finisce con il trasformarsi in verità agli occhi dei più. Non è vero: la verità esiste e sta nella corrispondenza tra la realtà che osserviamo e l’intelletto che la coglie. Nessuna bufera, nessuna bufala mediatica può trasformare il falso in vero, specie per chi crede.

Per chi crede, appunto.

                                                         

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