Una generazione senza padri è, inevitabilmente, anche senza figli”

Chi è nato agli inizi degli anni Settanta, e ha vissuto l’infanzia pensando che il tuo futuro da adulto sarebbe stato molto simile a quello che rappresentava allora la pubblicità del Mulino Bianco, un ampio e soleggiato casolare bianco attorniato di verdi alberi maestosi in prossimità di un ruscello rigoglioso e pescoso.

La tua famiglia sarebbe stata composta da una bellissima e premurosa giovane donna italiana dai lineamenti mediterranei assieme a due figli educati, rispettosi e simpatici. Questo era quello che si aspettava un bambino dal futuro che lo attendeva alla fine degli anni Settanta. Sono passati più di trent’anni da allora e più di qualcosa è cambiata, a cominciare proprio dalla pubblicità del Mulino Bianco, che ormai tranne nel logo degli spot pubblicitari non si vede più e né tanto meno l’allegra e spensierata famiglia italiana. Adesso è rimasto un povero e divorziato Antonio Banderas che parla da solo in cucina davanti al forno in compagnia di una povera gallina farlocca. Siamo ormai talmente tutti assorbiti da questa crisi infinita che il nostro pensiero proiettato al futuro non va oltre alle prossime elezioni politiche o alla prossima rilevazione trimestrale del PIL. Eppure in un mondo che sta vivendo con enfasi la terza rivoluzione industriale (prima la macchina a vapore, dopo il personal computer e ora il world wide web con tutte le sue applicazioni) sarebbe edificante per molti quarantenni fermarsi un attimo per provare a proiettarsi in avanti di altri trent’anni per idealizzare il mondo che verrà. 

«Di sicuro la famiglia intesa come unione e percorso di vita in comune tra una donna ed un uomo rappresenterà un’istituzione sociale medioevale che forse potremmo ammirare con stupore all’interno di qualche comunità indipendente o riserva protetta da qualche organismo internazionale».

Ma i giovani hanno sospeso il giudizio sul futuro. La popolazione inattiva aumenta, mentre la fascia più produttiva si riduce. Pensare al futuro non è lo sport più amato dagli italiani. Siamo puntualmente travolti dalle “emergenze”, dall’immigrazione dal dissesto idrogeologico alla precarietà. Che vuol dire che non siamo in grado (o non vogliamo) prevederle, anche quando i sintomi sono sotto gli occhi di tutti. Guardare le dinamiche demografiche in corso, però, aiuta a capire dove stiamo andando. E l’immagine dell’Italia che ci arriva dal futuro è quella di un Paese dominato dai capelli grigi. Entro il 2030 ci sarà una regione in più, grande quanto la Toscana, composta solo da over 65. Che saranno ancora al lavoro, mentre i 40enni manderanno ancora curricula.

«La popolazione italiana diventa anziana. E anche l’immigrazione, che finora ha in parte bilanciato l’invecchiamento, va via via diminuendo per via della crisi economica», dice Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano. «Qui nessuno pensa al futuro. Non ci pensano i politici, e i giovani per forza di cose hanno sospeso il giudizio. Ma tra quarant’anni sarà un disastro».

I dati dell’Istat sono drammatici da anni, ma quello diffuso il 20 febbraio, relativo al 2015, è tragico. Sono nati soltanto 488.000 bambini, il dato più basso dall’unità d’Italia, quando la popolazione era meno della metà dell’attuale,

Già ci vogliono nove mesi d’inferno perché nascano – meglio l’utero in affitto- , poi occorre accudirli, lavarli, vivere, almeno in buona parte, in funzione loro.

Anni fa, Giuliano Amato, uno degli oligarchi peggiori che l’Italia abbia avuto, sbottò, in un dibattito, chiedendo agli italiani perché non accettino gli immigrati, se non vogliono fare figli. Aveva ragione, aritmeticamente, ma che cosa ha fatto lui, e la classe dirigente di lungo corso di cui è membro, per cambiare le cose?

Ha forse previsto una cospicua diminuzione di tasse per le famiglie , ha aperto asili nei quartieri centrali dove si lavora, ha operato per legislazioni flessibili negli orari di lavoro, ha in qualsiasi modo cercato di aiutare la natalità ?

Entro il 2050 oltre l’80% della popolazione umana, quasi 9 miliardi, vivrà all’interno di aree metropolitane ad alta densità urbana. Se i social network combinati agli smart phone, hanno cambiato il nostro modo di vita, aspettiamo di vedere l’arrivo in massa e le sue conseguenze (devastanti) dei Google Glass.

La continua e voluta distruzione della separazione dei due sessi tanto dai media tradizionali che da un establishment finto radical chic contribuirà ad accelerare il processo di metamorfosi della società umana: si stima che nei prossimi trent’anni meno del 40% della popolazione mondiale sarà eterosessuale. Tra quindici anni i primi partner cibernetici tanto per l’uomo quanto per la donna, in grado di interagire perfettamente con gli esseri umani, non invidiando quasi niente a questi ultimi, cancelleranno definitivamente il concetto di moglie o marito inteso come compagna/compagno per tutta la vita sino a che morte non ci separi. Il recente film Her (Lei) con Joaquine Phoenix. Il film descrive un futuro non troppo lontano nel quale i computer hanno un ruolo di primissimo piano nella vita delle persone. Tuttavia l’uscita sul mercato di un nuovo sistema operativo provvisto di intelligenza artificiale, in grado perfino di apprendere ed elaborare emozioni, rivoluziona inaspettatamente il rapporto con la tecnologia. Non è fantascienza, ma solo un occhiatina al futuro che verrà. I figli non rappresenteranno più una priorità o un obiettivo di vita, anzi saranno sempre più considerati o un elemento di peso per il proprio stile di vita o un regalo da farsi per suggellare e cementare un rapporto di convivenza non eterosessuale.

È previsto che dopo il 2040 inizierà a manifestarsi una discesa demografica nella popolazione umana, soprattutto ad opera dei paesi asiatici che stanno già invecchiando più velocemente di quelli europei e statunitensi. La promiscuità e confusione sessuale tanto invocata ed esaltata nei decenni precedenti avrà contribuito a produrre gli effetti desiderati ed aspettati ovvero il disinnesco della bomba demografica, grazie a condizioni sociali e stili di vita per cui nessuno vorrà più avere figli.

Ci sarà, forse, dopo il 2050 una sorta di authority sovranazionale per il mantenimento delle nascite che verranno pianificate attingendo da un ovocita ed uno spermatozoo presso le varie banche del seme mondiali.

Qualcuno si ricorderà di aver già sentito parlare di Genitore 1 e Genitore 2 anche in un lontano passato.

Scriveva Oriana Fallaci, nella “Lettera ad un bambino mai nato”, che non c’è nulla di più bello di una giovane donna incinta, fecondità, futuro, speranza ed amore tutto insieme.

Ma era un altra storia. 

 

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