E il vino scorra! Un soldato non è che un uomo che ha vita breve.Dunque non molestate il soldato che beve.

William Shakespeare

Spesso sento dire dagli sportivi che il calcio è una passione talmente radicata in loro che non esiste nulla al mondo che possa farli desistere dal vedere una partita, neanche una bella donna o una mangiata pantagruelica dalle mille portate (esigenze primordiali).

Gli uomini durante la guerra di trincea, stavano seduti e difendevano il fronte e così i tifosi di calcio, sotto la pioggia, invece di trasmettersi da mano in mano lo zippo per non farsi individuare dal nemico, si passano da gola in gola l’urlo della ola, per sostenere i loro campioni.

Vado a ritroso nel tempo, in particolar modo alla mia infanzia, quando vedevo i bambini entusiasti, perché avevano trovato una figurina da aggiungere al proprio album della Panini… Sembravano veramente capaci di volare tanto erano felici.

Ci sono tantissime squadre che si sfidano tra di loro e il linguaggio calcistico è pieno di metafore dantesche e da stil novo: ci sono dei veri e propri gironi infernali che permettono al vincitore poi di arrivare in paradiso ed essere padrone del titolo di campione.

Razionalizzando, riesco a dare una spiegazione logica alla quantità sempre crescente di società sportive, perché le squadre di calcio rappresentano le Nazioni, le città, i paesi e così via dicendo.

Questo senso di appartenenza è nato nell’Ottocento, per contrastare la glacialità del secolo dei Lumi. In questo periodo sono nate organizzazioni che promuovevano il Nazionalismo. In Italia ad esempio, Mazzini, guidava la Giovine Italia. In ogni famiglia, si trasmettono da padre in figlio, tra le tradizioni proprie, anche il culto dell’amore per la squadra calcistica: si vedono zii che portano allo stadio i nipotini e gli insegnano a tifare dalla curva.

Ecco perché ci sentiamo orgogliosi se la squadra della nostra città, o ancora meglio se la Nazionale gioca e vince ai Mondiali, perché è una eredità dal grande secolo del Romanticismo.

Una volta il calcio era una peculiarità maschile, ora non più.

La spiegazione potrebbe risiedere nel femminismo che a poco a poco ha dato alle donne la capacità di vendicarsi dell’uomo e di volersi sostituire a lui, perché ammettiamolo, le donne sono competitive e vogliono dimostrare di essere più brave a fare tutto.

Ma quale è la ragione per cui il calcio ha così presa nel cuore degli esseri umani?

Tralasciando la quantità di pubblicità assurda che è una conseguenza, credo che la motivazione risieda nel valore figurativo del gioco.

Le porte devono essere conquistate e la difesa abbattuta… ci sono delle vere e proprie formazioni 4-4-2 4-3-3, che rievocano in maniera inconscia nella mente i centurioni mentre urlavano:

“TESTUGGINE!!!”

Il calcio sembra una battaglia, la palla spinta con i piedi invece una pedina, che rappresenta l’idea dell’uomo nella vita.

Il calcio ha trasportato su un piano metaforico il concetto di guerra. La sete di conquista, radicata nella parte più ancestrale dell’uomo, ha trovato sfogo in questo sport.

 

Forse non aveva torto Sir Winston Churchill nel dire:

«Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio».

 

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