Fammi gli auguri per tutto l’anno:/voglio un gennaio col sole d’aprile,/un luglio fresco, un marzo gentile;/voglio un giorno senza sera,/voglio un mare senza bufera;/voglio un pane sempre fresco,/sul cipresso il fiore del pesco;/che siano amici il gatto e il cane,/che diano latte le fontane./Se voglio troppo, non darmi niente,/dammi una faccia allegra solamente.

Gianni Rodari 

L’anno nuovo, come tutte le cose “ignote”, viene sempre atteso dagli uomini con un misto di speranza e apprensione; per questo molti sono i curiosi “rituali” scaramantici che dovrebbero propiziare fortuna e serenità. Gli auguri per il nuovo anno sono spesso accompagnati da oggetti di portafortuna, come vuole la tradizione

Dalla biancheria rossa al melograno, alle lenticchie, leggende legate alla notte di Capodanno. A voler dar seguito a tutte le tradizioni, ai riti propiziatori, ai gesti portafortuna, la sera dell’ultimo dell’anno e la mattina di quello nuovo possono diventare davvero impegnative.

Nella tradizione popolare sono molte infatti le usanze che in questa notte “magica” si fanno o si dovrebbero fare. Un elemento fondamentale del cenone dovrà essere la frutta secca, simbolo di prosperità: in Francia la tradizione ne esige 13 tipi, da noi solo 7. Quando rintoccheranno i dodici colpi della mezzanotte, dobbiamo mangiare in tutta fretta, stando attenti a non strangolarci, dodici chicchi d’uva (simbolo di fecondità e ricchezza esprimendo tre desideri). Mangiare le lenticchie a mezzanotte dell’ultimo dell’anno porta fortuna. Tale usanza risale dal 7000 a.C., le lenticchie, infatti, sono il primo legume coltivato dall’uomo, e i Greci e Romani ne erano ghiotti. Un tempo, all’inizio del nuovo anno, si regalavano la scarsella, ovvero una borsa di cuoio da legare alla cintura che conteneva, appunto, lenticchie. L’augurio, già allora, era che si trasformassero in monete sonanti durante l’anno. Il motivo? Anzitutto l’aspetto di una lenticchia, che con la forma di lente (da qui il suo nome), assomiglia a una moneta, ma anche per il suo valore nutrizionale, noto da tempo. Sempre segno di abbondanza associato alle lenticchie è il cotechino o lo zampone; il maiale, carne grassa e nutriente è anche questo simbolo di un anno pieno di abbondanza e prosperità.

Lancio dei cocci.

E’ una tradizione nazionale che a volte si è rivelata pericolosa e che per fortuna sta scomparendo. In sostanza usanza vuole che a mezzanotte dell’ultimo dell’anno vengano gettati a terra (o in strada dalle finestre), vecchi piatti, bicchieri e oggetti in ceramica. Con questo gesto simbolico si cacciano via i mali sia fisici che morali che sono stati accumulati nel corso dell’anno che sta finendo.

Biancheria rossa.

Non è chiaro da dove arrivi questa tradizione, ma alcuni sostengono che già gli antichi Romani usavano abbigliamenti (anche intimi) rossi a Capodanno, ma per loro era un modo per allontanare la paura dal sangue e dalla guerra. In tempi moderni è stata ripresa questa usanza ma per renderla davvero “efficace” è necessario ricordare due cose: la prima è che non vale comprarsi la biancheria rossa, bisogna averla in regalo. La seconda è che il primo dell’anno la biancheria va gettata via. Altrimenti non funziona.

Nella Cina degli imperatori a Capodanno lunghi striscioni di carta rossa venivano appesi alle pareti delle case, per augurare matrimoni e fertilità; oggi vanno indossati lussuosi abiti nuovi: non farlo vorrebbe attirarsi addosso jatture tremende e i cinesi arrivano a risparmiare per un anno intero pur di acquistare gli indumenti più belli. In Russi a Capodanno si mangiano le kozoulka, pastine azzime a forma di animali domestici e si getta dietro le spalle il bicchiere in cui si è brindato. Sì, lo so, è facile si rompa. In Giappone è fondamentale saldare tutti i debiti prima di iniziare l’anno muovo, esattamente l’opposto di quanto si crede a Roma: i debiti non vanno pagati entro fine anno, altrimenti “si paga tutto l’anno”.

In molte zone rurali italiane, se una nubile vorrà sapere se nell’anno nuovo si sposerà, a mezzanotte dovrà lanciare col piede una scarpa verso la porta di casa; se la scarpa cadrà con la punta rivolta all’uscio, confetti in vista: ma se la punta sarà rivolta all’interno della casa, niente da fare.

Frutta secca e fresca.

Un po’ sempre per il colore rosso, un po’ per la loro simbologia, uva e melograno sono i due frutti che non possono mancare sulla tavola del cenone dell’ultimo dell’anno.

Il melograno è ritenuto simbolo di fedeltà e fecondità, mangiarlo nell’ultima notte dell’anno, magari con il proprio compagno, fidanzato o marito è simbolo di devozione e prosperità.

Anche mangiare l’uva è una tradizione, che seppur molto antica, ha ripreso vigore negli ultimi anni grazie al Capodanno spagnolo. Ormai in tutte le piazze d’Italia dove si festeggia il Capodanno a mezzanotte, gli amanti si offrono 12 chicchi d’uva, equivalenti ai 12 mesi dell’anno, a vicenda. Mangiare l’uva a Capodanno, averla sulla tavola del Cenone, conservarne un po’ per l’anno nuovo è simbolo di abbondanza: un po’ come le lenticchie gli acini d’uva simboleggiano monete d’oro. Anche l’uva passa può andare bene.

Se vogliamo avere un’idea dell’anno che ci aspetta, bisogna stare attenti alla prima persona che si incontrerà per strada dopo la mezzanotte. Se sarà un anziano o meglio addirittura una persona con la gobba, state certi che l’anno nuovo sarà ricco di belle cose. Se invece a venirvi incontro sarà un bambino o un prete è meglio se state attenti a dove mettete i piedi nei successivi 365 giorni: la sfortuna è dietro l’angolo!

Infine auguro a tutti un anno di armonia e bellezza nelle loro vite, nuovi viaggi, nuovi orizzonti, nuovi libri e nuove emozioni.

 

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2 Commenti

  1. Roberto

    31 dicembre 2017 a 13:57

    Bello, ricordare usanze antiche, tradizioni rinnovate ogni anno, ma sempre vivibili con entusiasmo,e risapere alcune cose dimenticate. Un buon modo per preparare un bel veglione di capodanno, bene L’articolo è un contributo alla memoria.

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