50 bambini a settimana alla clinica del cambiamento di sesso. Alcuni  hanno 4 anni. 

È il giornale britannico Mirror che scrive: “Some are confused, others are trapped in the wrong body’: Astonishing 50 kids a week referred to sex change clinics”. – “alcuni sono confusi, altri sono prigionieri nel corpo sbagliato”.

Il tema gender, di cui da molto si legge e si discute, dove l’accezione di essere nati in un corpo sbagliato è l’autogiustificazione dei  trans. Il tema ha fatto sì che un numero sempre crescenti di bambini vengono indirizzati dagli “specialisti”. Per loro fortuna, (non so quanta) a Londra c’è chi sa liberarli dalle loro sofferenze: è stato così aperto un reparto, pagato dal servizio sanitario nazionale, chiamato “Gender Identity Development Service (GIDS)”, che soccorre “bambini giovani, e le loro famiglie che sperimentano difficoltà nello sviluppo del loro genere”. Tale “service” è nella sede di una clinica “impegnata a migliorare la salute e il benessere mentale” che si chiama Tavistock and Portman NHS ­Foundation Trust. E’ insomma una filiale del Tavistock Institute di Londra, specializzato nel realizzare “cambiamenti dell’archetipo” nella mentalità di massa.

L’idea nacque nella Scuola di Francoforte alla fine della Seconda guerra. La domanda che filosofi ebrei, marxisti critici imbevuti di freudismo si posero, fu come stroncare il risorgere di “fascismo e antisemitismo”. Fu attuato un piano “scientifico” atto a controllare gli stati d’animo collettivi, e le suggestioni di massa attraverso cui esercitare un controllo sulle menti. Riparati in seguito negli Stati Uniti essi occuparono cattedre prestigiose. Gli ebrei non sarebbero mai stati sicuri in simili società; bisognava dunque (come sancì Kurt Lewin, lo psichiatra che sarebbe stato poi una delle menti del Tavistock Institute di Londra) intraprendere una rieducazione delle masse, preparare il mondo a diventare una società mondiale multietnica e senza frontiere, iniettare una rivoluzione sessuale nelle anime, che avrebbe fatto nascere un Uomo Nuovo, l’uomo anti-autoritario; il quale si sarebbe opposto alla nascita della “personalità autoritaria” per “auto-regolazione”: i sessualmente “liberati” (anche dalla razza e dalla famiglia, dalla nazione e dalla religione) sarebbero stati la spontanea psico-polizia antifascista.

Ora, in tutti questi anni, il Tavistock ha  fatto grandi, ulteriori progressi nel “cambio di archetipo”, nella “accettazione sociale del gender” e della sua “terapia”.  Il numero dei piccoli che bussano alla sua porta “è salito del 24% negli ultimi sei mesi, fino a  1302”, dice il Mirror.  Due di questi pazienti hanno 4 anni, (4 anni!) altri 17 hanno 6 anni. Vogliono cambiare sesso. Ma solo dall’età di 11 anni in poi il Tavistock, riconoscendo in loro una “lieve disforia  di genere”, (disforia: alterazione nettamente patologica dell’umore sia nel senso di una depressione che di una eccitazione), li cura “con  potenti ormoni per ritardare l’inizio della pubertà: «Non è dannoso per la loro salute», dice il professor Ashley Grossman, neuroendocrinologo esperto in gender. Dando così ai bambini un tempo più lungo per prendere la decisione giusta e risolutiva. «Li usiamo nei bambini che, per qualunque ragione, hanno una pubertà precoce, anche a 7 anni, il che può essere stressante». (a 7 anni?). Nessuna indagine sull’ipotesi che magari la precocità sia dovuta all’ipersessualizzazione a cui sono esposti oggi i bambini. La televisione e i social media trasmettono un’immagine iper-sessualizzata delle ragazzine compromettendo una crisi dell’autostima. Una ricerca sulla sessualizzazione dei giovani, condotta nel 2010 dalla Dottoressa Linda Papadopoulos e commissionata dal Governo del Regno Unito, rivela che l’attuale generazione di giovani donne è in preda a una crisi di autostima. Infatti, l’esposizione a un ideale di femminilità altamente sessualizzato è causa scarsa di autostima, di stati d’animo negativi e persino depressione nelle donne e nelle ragazze di oggi.

«Giunti a età più matura, 16-17 anni, possono decidere se vogliono proseguire con riallineamento del gender. Allora alle fanciulle viene somministrato testosterone e ai ragazzi, estrogeni per innescare il cambiamento», continua Grossman. Dunque la via della felicità. Il bello della mentalità british è che applica il pluralismo delle opinioni. Il professor Miroslav Djordjevic (chirurgo ricostruttivo urogenitale) esprime qualche dubbio: in parte può essere una “moda” o  capriccio (fad) dei genitori. «E’ impossibile dire che una bambina di cinque anni è transgender. E c’è il pericolo che, diventati adulti, i bambini possano  pentirsi di quel che hanno scelto». Il professore ha visto e risolto casi di gender che da donne, si erano pentite, e volevano diventare uomini. E poi molti uomini pentiti, volevano ritornare donne. Insomma un via vai di genere.

Miriam Stoppard, una dottoressa che interviene molto in tv: «Sono certa che l’accettazione universale dei LGBTQ (sigla utilizzata come termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. In uso fin dagli anni novanta), ha contribuito a legittimare e pubblicizzare la gender dysphoria (disturbo di identità di genere) e il suo trattamento».

Il Mirror ci informa anche che Ria Cooper, nata maschietto, diventato a 15 anni “il più giovane paziente  del cambiamento di sesso”, si è stufata  di essere donna e nei giorni scorsi  –  all’età di 18 anni –  ha chiesto la terza operazione per ridiventare, diciamo, uomo. Adesso ha capito che si sente a suo agio come un normalissimo omosessuale.

Il giornale continua riferendoci che a Los Angeles vive e lavora un truccatore professionale di 23 anni, Vinny Ohh, che si è fatto fare tre operazioni di chirurgia plastica e 110 trattamenti al laser viso e corpo, spendendo 60 mila dollari, per coronare il suo sogno: somigliare  a un “genderless alien”, ossia un extraterrestre né maschio né femmina. Adesso cerca dei chirurghi che gli asportino il pene onde coronare in modo definitivo la sua aspirazione, e non ne trova.

 

 

 

A Parigi,  davanti al Centro Pompidou è comparsa una installazione che è stata definita una “scultura”, dal titolo “Domestikator”, che rappresenta non è chiaro se un rapporto con una bestia o un rapporto anale omosessuale. La stilizzazione non consente di decidere subito.

Il nuovo clima di tolleranza che imperversa sul genere, è quello del giudice di sorveglianza di Mons, Belgio che, dopo soli tre anni ha fatto uscire di galera il signor Alex M. che nel 2013 era stato condannato a sette, dalla corte d’appello di Liegi, per aver abusato sessualmente, insieme alla sua compagna, di un infante di 4 mesi. (4 mesi!) Alex è già in libertà, però con l’obbligo di abitare a più di 25 chilometri dalla sua vittima. (sconcertante).

La cantante Paloma Faith, consultata, comunica che alleverà il suo primo figlio, nato a dicembre, come “gender neutral”. Anzi: «Voglio avere tre bambini e saranno di genere neutro». Lo decide lei, forse attraverso il Gender Identity Development Service.

Anche qui in Italia la materia di “genere” non viene tralasciata. La scuola è (o dovrebbe essere) il luogo della discussione. Dell’approfondimento. E delle decisioni condivise. Invece, quando si tratta di inserire un programma di autoerotismo ed educazione sessuale così ammiccante all’ideologia “gender”, le scuole italiane lo fanno senza informare i docenti. In un istituto in provincia di Bologna, come tante altre scuole, ha iniziato la somministrazione agli adolescenti del manuale “W l’Amore”. Di nascosto, relegandone la presentazione all’ultimo ordine del giorno dell’ultimo Collegio Docenti prima della fine dell’anno.

Durante l’ultimo collegio docenti di giugno il progetto è stato approvato senza coinvolgere gli insegnanti sui contenuti e negandogli la possibilità di dissentire. Obbligandoli, di fatto, ad accettarlo. Non solo masturbazione, malattie veneree e tanto sesso. Nel libretto distribuito ai ragazzi di terza media si parla anche di “genere” e di come ognuno possa “scegliere” la propria identità. Per fare un esempio, agli studenti viene chiesto se condividono (o meno) il modello di “uomo e donna” che vivono in famiglia. “Pensavo che per crescere bene servissero un padre e una madre – si legge nelle riflessioni date in mano ai ragazzi – Invece ho amici con genitori separati, single o addirittura omosessuali!”.

È il nuovo archetipo che avanza.

LA COPERTINA: DAL NATIONAL GEOGRAFIC. 1. Harry Charlesworth, 20 anni, queer  |  2. Asianna Scott, 20, modella androgina  |  3. Memphis Murphy, 16, femmina transgender  |  4. Angelica Hicks, 23, femmina etero  |  5. Alex Bryson, 11, maschio transgender  |  6. Morgan Berro Francis, 30, bi-gender  |  7. Denzel Hutchinson, 19, maschio eterosessuale  |  8. Eli, 12, maschio trans  |  9. Ariel Nicholson Murtagh, 15, femmina transgender  |  10. Lee, 16, transboy  |  11. Pidgeon Pagonis, 30, persona non binaria intersessuale  |  12. Shepard M. Verbas, 24, genderqueer non binario  |  13. Cherno Biko, 25, attivista nera/trans  |  14. Jules, 16, transboy  |  15. Alok Vaid-Menon, 25, non binario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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