Le migliori foglie di tè devono piegarsi come stivali di cuoio dei cavalieri tartari, arricciarsi come le corna di un bue potente, schiudersi come la nebbia che sale da un burrone, scintillare come un lago sfiorato dallo zèfiro ed essere umide e molli come terra bagnata dalla pioggia.
(Lu Yu)

Centodieci anni anni ma non li dimostra. Anzi, li ha attraversati con leggerezza e persino con un tocco artistico, delicato, un po’ inusuale. Potrebbe sembrare l’incipit di un racconto, invece la protagonista è semplicemente la bustina di tè. Sì, quella che quotidianamente a colazione, con un gesto provetto, mettiamo nella tazza insieme con l’acqua giusta (non usare mai l’acqua già bollita. Più ossigeno contiene, migliore sarà il sapore del tè).

Nonostante generalmente si pensi che bere il tè da una bustina sia la più importante tradizione del Regno Unito, è stato in America che le bustine di tè si sono sviluppate. Essa, come molte invenzioni, nacque per caso. Fu intorno al 1908, quando Thomas Sullivan, un mercante di tè di New York, ha iniziato a inviare campioni di tè per i suoi clienti in piccoli sacchetti di seta. Alcuni supposero che questi dovevano essere utilizzati nello stesso modo degli infusori di metallo, mettendo l’intero sacchetto nella pentola piuttosto che svuotarne il contenuto. Ed ecco nata la bustina di tè. L’idea funzionò e Sullivan passò rapidamente dalla più costosa bustina di seta a sacchettini di cotone e a una produzione in grande stile.

Negli Usa la teabag ebbe subito successo e già negli Anni ’20 faceva parte della dotazione tipo di ogni soldato. Gli inglesi, più scettici, si convertirono alla bustina solo negli Anni ’50, ma hanno recuperato il tempo perduto, visto che negli ultimi dieci anni il teabag ha raggiunto il 96% del mercato del Regno Unito.

Intanto sono migliorati i materiali: carta da filtro, mussola di cotone, e ora una speciale plastica per uso alimentare silken, ovvero a effetto seta, semi-trasparente, che lascia vedere le foglie all’interno e viene utilizzata soprattutto per le nuove teabag piramidali.

Si evolve anche la confezione dei sacchetti, prima cuciti a mano, poi a macchina, finché nel 1930 William Hermanson della Technical Papers Corporation di Boston inventa le bustine di tè in carta termosaldata. Cambia pure la forma: nel 1944 si passa dal sacchetto alla bustina rettangolare, nel 1952 Lipton brevetta la bustina «flo-thru», a soffietto, che assicura un infuso più veloce e più forte. Proprio come la forma piramidale, inventata dalla tea company british Brooke Bond, che offre al tè il 50% di spazio in più per espandersi rispetto a una bustina di tè piatta, migliorando il risultato.

Nel 1922 un altro grande marchio, Tetley, lancia una bustina tonda, ma rimane una curiosità soprattutto estetica.

Ora si sono diffusi anche i tea-sock, «calzini da tè»: filtri usa e getta da riempire con il tè preferito. Questo per ovviare al difetto che i puristi del tè vedono nelle bustine: la standardizzazione del sapore e la minore qualità delle foglie spezzate, polvere di tè – anche se oggi si moltiplicano i tè speciali pure in bustina.

Potevano mancare gli artisti?

Ayzit Bostan
Ruby Silvious

Una piccola collezione di bustine di cotone e seta che riprendono le borse-icona, realizzate da Ayzit Bostan,  turca di nascita tedesca d’adozione. La Teabag Collection – naturalmente in edizione limitata – presentata all’ultima Berlin Fashion Week, contenente cinque borse-bustine, ognuna con una diversa miscela di tè. La visual artist e graphic designer filippina Ruby Silvious, sfrutta le bustine di tè usate – quelle semplici con il filo attaccato e l’etichetta – come tele riciclate e ultraminimal su cui crea opere d’arte poetiche. Ha cominciato il 3 gennaio 2015, e ha pubblicato 363 Day of Tea, un graphic-diary da teinomane. 

 

Ruby Silvious

 

  A dicembre è stata lanciata Narraté, ovvero le fiabe del buongiorno. Una piccola collana di teabags con annesso libretto e racconto inedito. Miscele esclusive, grafica curata ed ecologica, autori giusti (uno per tutti Roberto Piumini con La bambina al Buio, ma c’è pure Dante) per storie che si leggono, in 5 minuti. Esattamente il tempo di infusione della bustina di tè.

 

E il cinema, poteva essere da meno?

Ebbene sì, la nostra bevanda protagonista è stata più volte ripresa sul grande schermo. Dai cartoni animati ai film drammatici sono tanti i titoli in cui si parla di tè o dove gli attori sorseggiano dalle loro tazze. Scopriamo le pellicole del passato, del presente e del futuro e godiamoci questo momento insieme ai nostri attori preferiti.

“Mad Men” e le foglie di tè. Mad Men, la serie tv statunitense che sta riscuotendo grande successo in tutto il mondo. Nel 3 episodio della 5 stagione, che presto arriverà anche in Italia, si parlerà di foglie di tè. Il titolo sarà: “Tea Leaves“. Una donna si avvicina a Betty (January Jones) mentre beve un tè con una sua vecchia amica e si offre di leggere le foglie usate per l’infuso… Questa pratica non è una cosa solo per telefilm ma esiste davvero. Si chiama teomanzia e, tra i tanti personaggi storici, appassionati di questo modo di leggere il futuro c’era persino Adolf Hitler che, con le credenze esoteriche, scherzava ben poco.

“Il manuale del giovane avvelenatore”. Un thriller del 1995, diretto da Benjamin Ross, con Hugh O’Conor e Anthony Sher. Una storia tratta da un fatto realmente accaduto a Londra nel 1947. Un certo Graham Young soprannominato poi l’assassino del tè. Fin da ragazzino è sempre stato affascinato dai veleni che, all’età di 14 anni, iniziò a sperimentare sui membri della sua famiglia in dosi neanche tanto moderate tant’è che un anno più tardi uccise la matrigna. Nessuno immaginava chi fosse il responsabile di tutto visto che lo stesso Graham si dimenticava quali cibi avesse avvelenato e ne mangiava lui stesso, soffrendo poi di nausee e malesseri, come tutto il resto della famiglia. Fu la zia a insospettirsi e a portarlo da uno psichiatra e lo segnalò alla polizia che lo arrestò il 23 maggio 1962. Arrestato e condannato a 15 anni, anche perché confessò di aver attentato alla vita del padre, della sorella e di un amico. Scontò la pena nel carcere di Broadmoor Hospital, un centro per criminali con problemi mentali. Ne uscì 9 anni più tardi perché dichiarato “totalmente guarito”. Graham iniziò a lavorare come assistente in uno studio fotografico. Poco dopo il suo arrivo il suo caporeparto, Bob Egle, morì e molti altri nello studio cominciarono ad avere nausee e malesseri. Un altro dipendente, Fred Biggs, si ammalò e morì dopo settimane di agonia. Si scoprì che il colpevole era il nuovo assistente che “aromatizzava” il tè dei colleghi con antimonio e tallio. Non so che sapore avesse la bevanda ma di sicuro gli effetti erano devastanti. Graham fu arrestato nel 1971 e condannato all’ergastolo. Lo chiamarono The Teacup Poisoner (L’avvelenatore della tazza da tè) ma preferiva, modestamente, essere chiamato The World’s Poisoner (l’avvelenatore del mondo). Morì nel 1990 a 42 anni. Ufficialmente, la causa del decesso è un attacco di cuore ma c’è chi dice che siano stati i compagni di prigione ad ammazzarlo. Forse anche loro avevano paura di diventare vittime del tè avvelenato.

“Un tè con Mussolini”. Un film del 1999 diretto da Franco Zeffirelli. Tutto ha inizio nel 1934 a Firenze dove vive un gruppo di signore inglesi. Tra loro, Mary Wallace (Joan Plowright) con il figlioletto Luca, e Lady Hester (Maggie Smith, la professoressa McGranitt nella saga di Harry Potter) vedova dell’ambasciatore britannico in Italia e simpatizzante del fascismo. La donna riesce a farsi ricevere da Mussolini con cui beve il tè e si fa dare delle garanzie. Intanto il piccolo Luca cresce e viene mandato a studiare in Austria. Quando torna, è da poco scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e Luca trova un’Italia molto diversa…

“Il curioso caso di Benjamin Button”. Tratto da un racconto degli anni ’20 dell’americano F. Scott Fitzgerald, parla di un uomo che ripercorre la vita al contrario: nasce vecchio e muore in fasce tra le braccia della donna che ha amato per tutta la vita. C’è una scena in cui Brad Pitt e Cate Blanchett assaporano con gusto una tazza di tè.

Tea fot Two”. È un film del 1950 di David Butler. La sceneggiatura è stata ispirata al musical del 1925 “No, no nanette” che aveva lanciato proprio la canzone “Tea for Two”. La storia parla di Nanette Carter (Doris Day) che promette di investire 25,000 dollari in uno spettacolo di Broadway se il fidanzato, il produttore Larry Blair (Billy De Wolfe), le assegna una parte nello show. Una comicità semplice, colpi di scena e fraintendimenti animano questa commedia.

 

“Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”  di Lewis Carroll. C‘era un tavolo apparecchiato sotto un albero davanti alla casa, e la Lepre Marzolina e il Cappellaio vi prendevano il tè: tra loro c’era un Ghiro profondamente addormentato, e se ne servivano come di un cuscino appoggiandovi i gomiti e parlando sopra il suo capo.

«Molto scomodo per il Ghiro», pensò Alice; «però, visto che tanto dorme, non gli dà fastidio».
Il tavolo era grande, ma i tre stavano pigiati in un angolo. «Non c’è posto! Non c’è posto!» si misero a gridare quando videro Alice farsi avanti. «Ce n’è moltissimo invece!» disse Alice indignata, e si sedette in una grande poltrona a capotavola.
«Prendi un po’ di vino», disse la Lepre Marzolina in tono incoraggiante. Alice si guardò intorno dappertutto, ma non vide altro che tè.

Anche nelle fiabe, come abbiamo visto, l’ora del tè può assumere significati importanti. L’autore del romanzo è inglese e l’importanza che essi hanno sempre dato a questa bevanda è nota. Il tè è uno dei frutti più caratteristici che l’Inghilterra colonialista ha importato dai paesi sottomessi.

Dunque, secondo lo Uk Tea Council, l’associazione dei produttori e distributori britannici di tè, la bustina ha avuto un enorme merito: ha salvato un’industria che era destinata altrimenti a un drammatico declino, perché l’attuale stile di vita non permette di fare il tè all’antica e di berselo alle cinque del pomeriggio nella comodità dei salotti come usava un tempo. Il successo è evidente nelle cifre: al momento la bustina rappresenta il 96% di tutto il tè bevuto in Gran Bretagna.

Ma restano luoghi, come per esempio l’hotel Ritz, dove il sacchetto di tè rimane al bando perché “contrario alle tradizioni”.

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. Danny117

    1 febbraio 2018 a 11:10

    Great article. Vey good and nice it is vritten.
    Keep up the good work.
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    rispondere

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