«È una legge giusta e va approvata adesso». Dice Rosy Bindi.

È l’ultima moda a sinistra: lo sciopero della fame per protestare contro la mancata approvazione della legge sullo ius soli, la cittadinanza italiana per tutti gli immigrati. «Aderisco allo sciopero della fame per lo ius soli“. Dice Rosy Bindi e si accoda ai sinistri che non mangiano per garantire la cittadinanza facile ai figli degli immigrati nati in Italia.

Più che di uno sciopero vero e proprio si tratta di saltare il pasto una volta alla settimana, pratica che molti nostri anziani con pensione minima fanno abitualmente non per protesta, ma per necessità.

Laura Boldrini non esclude di farlo a breve. «Io non ho pensato di fare lo sciopero della fame – ha detto il presidente della Camera – ma ci penso. Non lo ho ancora deciso».

Nulla di eroico, quindi. Semmai è una salutare dieta per chi può permettersi abbuffate di ogni tipo, come i parlamentari e i ministri che hanno aderito alla “rivolta”. Tra questi c’è anche il ministro Graziano Delrio, uno che conta nell’esecutivo Gentiloni. Dispiace vedere persone responsabili dare copertura politica a una pagliacciata. Un ministro che sciopera perché il suo governo e la sua maggioranza non riescono ad approvare una legge è una contraddizione in termini. Un ministro non sciopera per sovvertire i liberi numeri della democrazia è un ricatto inaccettabile. Graziano Delrio ha un’unica strada per mettere sul tavolo tutto il suo scontento: dimettersi. O, in via subordinata, scioperare perché i suoi superiori (premier e segretario del partito) ben si guardano di mettere ai voti la legge con la fiducia, così si arriva al dunque: o ius soli oppure tutti a casa anzitempo.

Delrio, insomma, sta scioperando (si fa per dire) contro se stesso, contro la sua incapacità di ottenere ciò che vuole, contro la manifesta ipocrisia del suo partito che però si guarda bene dal lasciare. Non ci prenda in giro: se pensa di risolverla così, con una lavatina di coscienza, vuol dire che il destino di un immigrato neppure per lui vale il posto che occupa e tutti i benefici che questo comporta.

E infine, se proprio i politici devono scioperare, almeno lo facciano per qualcosa di comprensibile e davvero utile, ammettendo così la propria incapacità di governare. Per esempio contro le pensioni da fame di milioni di italiani, contro le tasse troppo alte a milioni di piccoli imprenditori, contro i vitalizi e i privilegi della loro categoria. Altrimenti meglio che rinuncino al salto dello spuntino e continuino a mangiare, come hanno sempre fatto. Anche se sarebbe bello, almeno una volta, vedere la politica mettersi a dieta. Ma non dico di cibo, così è troppo facile.

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