Il 29 aprile saranno dieci anni dalla morte di Albert Hofmann scienziato svizzero inventore di una delle più potenti sostanze allucinogene conosciuta come Lsd.

   

   Era un tiepido lunedì di un 19 aprile del 1943 quando il dottor Albert Hofmann uscì dalla sua casa vicino Baden per un giro in bici: poco prima di salire in sella, aveva assunto una piccola dose di una sostanza cui stava lavorando da qualche tempo. Il risultato fu «una pedalata fantastica, una giornata indimenticabile». Il dottor Hofmann si era fatto il primo «viaggio» a bordo della droga che avrebbe cambiato la storia culturale dei trent’anni seguenti: l’Lsd.

Il ciclista Albert Hofmann il 28 aprile prossimo ricorrerà il suo decimo anno della sua morte. Nacque a Baden in Svizzera nel 1906, e studiò chimica all’Università di Zurigo. Il suo principale interesse era la chimica di piante e animali. Hofmann si unì al dipartimento chimico-farmaceutico dei Laboratori Sandoz, Basilea (ora Novartis), studiando le piante medicinali scilla marina e segale cornuta come parte di un programma per purificare e sintetizzare i principi attivi per l’uso come farmaco.

L’acido lisergico, prima di trasformarsi in simbolo d’evasione per un’intera generazione, fu soprattutto un eccellente rimedio psichiatrico. A quasi 75 anni da quel lunedì, Hofmann ha avuto il tempo per analizzare le conseguenze della sua scoperta. E non si può dire che sia euforico. «Il modo in cui l’Lsd viene distribuito nel mondo è criminale. Già nel 1950 scrissi che si trattava di una sostanza molto potente, che avrebbe potuto servire a un ottimo scopo in medicina, se somministrato secondo rigidi criteri. Invece si è sempre cercato di spingerlo nel sottobosco delle sostanze illegali. Oggi avrebbe senso parificarlo alla morfina». Il professor Hofmann ce l’ha, tra l’altro, con i guro del movimento hippie che accusa di aver letteralmente «sequestrato» la sua creatura. E con uno di loro in particolare, lo psicologo di Harvard Thimothy Leary, che ha sempre considerato uno strumento indispensabile di crescita «spirituale». Lo stesso Hofmann, dopo il primo accidentale «viaggio» (una piccola quantità della sostanza gli cadde sulla mano durante un esperimento di laboratorio provocandogli una notevole irrequietezza e una leggera vertigine), invitò lo scrittore tedesco Ernst Jünger, celebre per aver sperimentato la mescalina, una dose doppi: 0,05 grammi furono sufficienti per «il primo sperimento psichedelico della storia. Riuscì bene. Ne feci molti altri, per scopi di ricerca. Alcuni anche piuttosto brutti. Poi terminai il mio lavoro e con l’Lsd ho chiuso. Quello che è accaduto dopo non mi riguarda. Sono lieto del fatto che per tanti anni l’Lsd sia servito alla medicina».

   Quello a cui è servito dopo è scritto nei romanzi e nella storia del pop, più che nei tomi di medicina. L’Lsd, legane negli Usa fino al 1967, ebbe un buon numero di sostenitori. Un successo nato a San Francisco, grazie al predicatore Al Hubbard, che ne distribuiva quantità industriali nel suo circolo di artisti, e ai festini di Ken Kesey (l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo), a cui partecipavano rockstar come Jefferson Airplane (gruppo rock statunitense di San Francisco) e Grateful Dead (gruppo statunitense di rock psichedelico). Ma l’Lsd fu soprattutto la droga della Beat generation: William Borroughs (scrittore, saggista e pittore statunitense) e John Kerouac (scrittore e poeta statunitense) hanno reso Lsd, peyote (è un piccolo cactus che cresce spontaneamente in Centro America) e benzedrina gli elementi leggendari di un epoca.

   L’uso di acido lisergico diminuì drasticamente negli anni ’70 grazie ad una dura campagna repressiva della Cia. Una decina di anni fa, nelle grandi città americane, l’Lsd era riapparso, alla stregua di certi pantaloni vintage; ma la gamma di droghe sintetiche oggi disponibili lo rende un prodotto fuori mercato. Hoffman, che viveva in Svizzera con la moglie («oltre a me, l’unica in tutta la famiglia che ha avuto la voglia di provare un viaggio»), otto nipoti e sei pronipoti, disse di non aver provato Lsd negli ultimi cinquant’anni, ma non escluse un ultimo «viaggetto»: «Prima di morire, se dovessi soffrire, me ne farei somministrare una dose. Come fece lo scrittore Aldous Huxley, malato di cancro».

   Un’ultima considerazione. Anche nei fumetti si fa uso di “droghe” capaci di dare forza o super poteri. Le avventure del guerriero Asterix, dell’amico Obelix e degli abitanti di un piccolo villaggio gallico nell’Armorica, antico nome della Bretagna, che si oppongono fieri all’invasione romana intorno al 50 a. C, i Galli ricorrono alla pozione magica preparata dal druido del villaggio, Panoramix, in grado di conferire una forza sovrumana con la quale sbaragliano sempre le coorti romane.

Anche il mite Pippo della banda Disney si trasforma in Super Pippo dopo aver ingoiato delle super arachidi, o spagnolette.

E che dire di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, se durante l’adolescenza lo si vedeva semplicemente come una fiaba, lo si guardava con gli occhi fissi sullo schermo a immaginare quel mondo magico, tentando di diventare dei giganti mangiando biscotti o inseguire un improbabile coniglio bianco con un orologio da taschino. Con l’età adulta ci si comincia a ragionare su quei strani personaggi. Tutto un sogno di Alice? E se invece il classico cartone Disney del 1951, tratto dal libro di Lewis Carroll, non fosse altro che un trip, un viaggio alla sperimentazione di ogni tipo di droga possibile ed immaginabile, da parte della curiosa biondina che poi non la regge e vede i mostri? Ce ne dà una dimostrazione Matthew Wilkinson: attore e presentatore radiofonico che ci presenta la protagonista e gli altri personaggi del cartone in maniera diversa. Per Wilkinson la storia di Alice è un trip mentale, un viaggio nella sperimentazione di tutte le droghe esistenti. Prendendo gli spezzoni del film ha creato una serie di gif animate con didascalie annesse, mentre becca una inimmaginabile Alice in preda agli effetti delle droghe.

 

 

CAPOLAVORI «LISERGICI»

   “LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS

I Beatles la inserirono nell’album Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band del ’67. I fan vi leggono un inno all’Lsd, Lennon negò.

   “EASY RIDER

Nel ’68 esce il road movie più famoso della storia. I motociclisti Wyatt (Peter Fonda) e Billy (Dennis Hopper) sperimentano l’Lsd in un cimitero.

  “WHITE RABBIT

I Jefferson Airplane citano Alice e il Bianconiglio per descrivere un trip a base di Lsd. Per la rivista Mojo è la migliore canzone sulla droga di tutti i tempi.

   “PAURA E DELIRIO A LAS VEGAS

Film del ’71 con Con Johnny Depp e Benicio Del Toro. Hunter Thompson narra il viaggio lisergico di un giornalista e un avvocato.

 

 

 

 

 

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