Se l’espansione dell’Impero romano fu accompagnata da una favorevole condizione climatica, che ne facilitò lo sviluppo. I valichi alpini erano liberi dalle nevi e consentivano alle legioni di attraversarli con i loro carriaggi. Gli scienziati hanno battezzato quel periodo «Roman Climate Optimum»: l’atmosfera, benigna pure altrove, consentiva l’ampliamento di nuovi grandi domini sia in Europa che in Asia. Si viveva, allora, una fase di riscaldamento ambientale che si protrasse dal I sino al IV secolo d.C.. Ma quando la temperatura cominciò a scendere di un grado e mezzo, portando inverni più freddi e umidi, si entrò nel «Pessimum alto medievale». L’Italia fu vittima di inondazioni, l’Impero romano, privato del suo granaio verde africano ormai inaridito, crollò e il continente fu percorso da forti migrazioni.

Inverni più freddi si riscontrarono verso la metà del XIV secolo in cui le temperature media terrestre si abbassarono bruscamente. La chiamarono “Piccola Età Glaciale”. Fu un lungo inverno caratterizzato dal declino di una lunga fase di crescita demografica, associato a un calo dei salari reali. Le carestie divennero più frequenti (quella del 1315 uccise 1,5 milioni di persone) e le morti per le malattie aumentarono. Nella metà del diciassettesimo secolo i ghiacciai delle Alpi svizzere avanzarono gradualmente inglobando fattorie e distruggendo interi villaggi. Il fiume Tamigi ed i canali dei fiumi dei Paesi Bassi si congelarono spesso durante l’inverno, e la gente pattinò e tenne perfino fiere sul ghiaccio. Nell’inverno del 1780 il porto di New York ghiacciò, consentendo alle persone di camminare da Manhattan a Staten Island. In particolar modo, viene ricordato l’Inverno 1709 che, secondo gli esperti, è considerato il più freddo degli ultimi 500 anni per il continente Europeo.

«Il numero di inverni cattivi passa per un minimo nettamente caratterizzato fra il 1495 e il 1555: un solo grande inverno in tutto e per tutto, dove tutto ghiaccia, il mare, il Rodano, gli ulivi» scrive Emmanuel Le Roy Ladurie, storico francese. Nel 1562, un parigino scrive: «Non si sapeva se era inverno o estate, se non dalla lunghezza dei giorni». Nel 1564, nota un diarista francese, il vino gelò nelle botti. In Germania il prezzo della segala quadruplica.

Durante la piccola era glaciale il mondo ha sperimentato un aumento dell’attività vulcanica. Quando un vulcano erutta, le sue ceneri raggiungono le parti alte dell’atmosfera e da qui si espandono per tutta la Terra. Queste nuvole di ceneri possono bloccare parte delle radiazioni solari, causando di conseguenza un raffreddamento del clima che può protrarsi fino a due anni dall’eruzione. Le eruzioni emettono anche zolfo sotto forma di gas SO2. Quando questo gas raggiunge la stratosfera si trasforma in particelle di acido solforico che riflettono i raggi solari, aumentando così la riduzione di radiazioni solari che raggiungono il suolo terrestre.

Il mare ghiacciato circondante l’Islanda si estese per molti chilometri in tutte le direzioni impedendo l’accesso navale ai porti dell’isola. Così anche in Groenlandia. In entrambe le nazioni le navi commerciali dalla Danimarca non riuscivano a penetrare nella terra. Questo fece sì che la Danimarca cominciò a dimenticare anche l’esistenza delle due isole. Si hanno riferimenti del 1500 di una spedizione danese che trovò la Groenlandia completamente disabitata. Ci sono numerosi indizi – che proprio in questi ultimi anni stanno emergendo in ambito scientifico – di come un’ulteriore causa della piccola era glaciale (e delle ere glaciali in genere) possa essere rappresentata dal rallentamento della Corrente del Golfo e delle altre correnti oceaniche. Questa corrente contribuisce infatti al clima temperato delle nostre latitudini; sembra che nei periodi di totale glaciazione del pianeta tutte le correnti oceaniche si fossero arrestate dando luogo alle ere glaciali vere e proprie, mentre la piccola era glaciale potrebbe essere stata provocata solo da un temporaneo rallentamento della Corrente del Golfo, unita ad una diminuzione dell’attività solare. Non è ancora noto se questi fenomeni siano interconnessi.

Tutto ciò può portarci a guardare l’evoluzione umana come composta da capitoli separati negli aspetti che la influenzano, alterando le interpretazioni e le necessarie risposte. È significativo come ora si attribuisca nelle discussioni un maggior rilievo agli aspetti economici nel trattare la questione, trascurando le osservazioni della scienza, ripetendo gli errori del passato. Basti pensare alle spiegazioni dedicate allo scoppio della rivoluzione francese, per la quale, invece, il dato ambientale è stato oltremodo significativo. Il 1789 seguiva, infatti, un periodo alterno scandito prima dalla siccità, poi da rovinose precipitazioni distruttrici dei raccolti e quindi dal freddo pungente che paralizzò l’economia.

La piccola era glaciale è visibile nelle opere d’arte dell’epoca dove la neve domina molti paesaggi del pittore fiammingo Pieter Brugel il Vecchio, vissuto tra il 1525 e il 1569. Il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio. La scena è ambientata in un villaggio fiammingo d’inverno, coperto dalla neve si chiama: “Il Censimento di Betlemme”. Censimento voluto da Erode. Il soggetto deriva dal Vangelo di Luca (II, 1-5), in cui si narra del viaggio di Giuseppe e Maria poco prima che ella partorisse verso Betlemme.

Dunque, in quell’inverno eterno cambiava il modo di vestire, con tessuti pesanti più protettivi. Tutto intorno i personaggi sono occupati in una serie di attività quotidiane, fra gente e galline, massaie che ammazzano un maiale, carrettieri indaffarati bambini sullo slittino, facchini che camminano sul fiume di ghiaccio portando a spalla i carichi che le chiatte nella morsa del ghiaccio non possono portare; dove soldati e popolani si accalcano ad un gran falò, una famigliola arriva del tutto inosservata. A sinistra una folla fa la fila davanti allo sportello dei funzionari del censimento, nella locanda alla “Corona Verde”, per registrarsi e pagare le decime. Lui, il marito, porta a spalla un attrezzo di lavoro che   può fare anche da arma, i tempi sono quelli, non si può viaggiare disarmati. Lei, sull’asino, non si è coperta con un mantello, ma con uno di quei coltroni di feltro che servono da coperte, sotto cui si prova a nascondere un sacco, il loro bagaglio. Tiene gli occhi bassi, il faccino è già sofferente, si capisce che il parto è vicino. Sono giunti. Una piccola folla si addensa davanti all’ufficio, sulla neve calpestata e sporca. L’inverno, tutti lo sanno, non passa e non passerà; questa è la vita, un inverno lungo e cattivo. Nessuno ha uno sguardo per loro, forestieri insignificanti. Sappiamo che non ci sarà posto per loro nell’albergo. Per fortuna, Giuseppe ha portato anche la magra vaccherella di famiglia, o bue che sia. Con l’asino, riscalderà loro e il Bambino. La veduta si perde in lontananza, fino al disco solare che sta tramontando, schermato dai rami di un albero senza foglie. Il motivo biblico, mimetizzato nella moltitudine di soggetti rappresentati, appare così demistificato e tradotto in uno scenario quotidiano, dove ciò che preme all’artista è ricreare una scena corale e realistica.

“Il censimento di Betlemme” (particolare)

Il dipinto a olio su tavola (116×164,5 cm), datato 1566 è conservato nel Museo reale delle belle arti del Belgio di Bruxelles. È firmato “BRVEGEL 1566”.

 

 

 

 

È necessario ribadire che, ad oggi, non si conoscono le vere cause della Piccola Era Glaciale. Le ipotesi esposte in questo articolo sono realistiche, ma nessuna di esse ha mai trovato la consacrazione definitiva presso la comunità scientifica. Questa precisazione è molto importante, infatti recentemente constatiamo un nuovo possibile rallentamento della Corrente del Golfo che potrebbe influenzare il clima entro un periodo relativamente breve.

 

 

 

 

  • Artico, fra bellezza e avversità.

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