Mangiare un gelato e compiacersi dei molti «like» che otteniamo sui social offrono una gratificazione immediata che provoca dipendenza. Meglio cercare un appagamento più lento.

 

Il nostro cervello è sicuramente l’organo più complesso del nostro corpo e fino ad oggi abbiamo scoperto al massimo il 5% delle reali capacità di tale organo.

  Robert Lustig è un endocrinologo americano professore di pediatria all’Università della Californi, San Francisco. Ha scritto un libro: The Hacking of the American Mind che spiega le basi biochimiche dei comportamenti umani: che cosa succede nel nostro cervello quando, ad esempio, ci si trova a Parigi in agosto, in casa si soffoca di caldo, sarebbe meglio bere acqua, invece si scende in strada per comprare un bel gelato al pistacchio e alla nocciola, e arriva la moglie che dice: «Però, addirittura due gusti!». Funziona così: la dopamina spinge alla ricerca del sollievo e di un piacere immediato, il gelato. Al primo morso di pistacchio, la beta-endorfina fornisce una specie di orgasmo alimentare, ma il commento coniugale scatena il cortisolo e lo stress: a quel punto niente può impedire di buttarsi anche su un croissant al cioccolato.

È un volume uscito qualche mese fa negli Stati Uniti che contrappone il piacere immediato – fornito da droghe, zucchero, alcol, tabacco, oppure like e retweet sui social media – alla felicità. Indulgere nella nevrosi della micro-ricompensa può generare dipendenza e depressione perché ci si assuefà in fretta, le dosi non sono mai abbastanza e si cade quindi in depressione. Soprattutto, la ricerca del piacere allontana la felicità intesa come appagamento.

   La serotonina, che si presenta in quantità inferiore nei depressi, è però determinante durante l’innamoramento. I dati emersi in seguito ad una ricerca sui depressi rivela che mentre gli studenti “normali” presentavano il solito livello di serotonina, quelli “innamorati pazzi” ne registravano un 40% più basso. Poi, a conferma del fatto che questo abbassamento riguardava soltanto il primo periodo, i ricercatori riesaminarono gli studenti innamorati a un anno di distanza: i livelli erano tornati normali, mentre un affetto più tenue era subentrato alla vertigine originale. La ricerca suggeriva una conclusione stupefacente: un basso livello di serotonina può essere vantaggioso. La capacità di innamorarsi pazzamente non sarebbe possibile senza una sequenza chimica capace di abbassare i livelli di serotonina.

Il dottor Lustig non è un severo censore dei costumi, il suo vedere non è ideologico o moraleggiante ma semplicemente neurologico e biochimico. Piacere e felicità sono due passioni positive, i moventi della vita, solo che dovrebbero stare in equilibrio e collaborare. Il piacere è il dominio della dopamina, la felicità è il regno della serotonina. Ma secondo Lustig l’America e l’Occidente, complice la tecnologia, sono sempre più schiavi della prima.

   La dopamina, che è un altro neurotrasmettitore in grado di alimentare in noi il desiderio di novità e di farci provare la sensazione di piacere di fronte ad alcune situazioni, come durante il rapporto sessuale, dopo un lauto pranzo e dopo l’assunzione di cocaina oppure di anfetamine.

La dopamina viene definita la sostanza chimica del piacere. Attiva una serie di modelli comportamentali. Motiva gli esseri umani e gli altri mammiferi a ricercare quello che li fa stare bene e rilascia la sensazione di piacere quando l’hanno trovato.

   Come possiamo definire piacere e felicità.

«Ci sono sette differenze fondamentali», dice Robert «il piacere è effimero mentre la felicità durevole, il piacere è viscerale e aumenta la pressione e il battito cardiaco mentre la felicità è più spirituale e rilassante, piacere è prendere (lo vediamo nello shopping o nel gioco d’azzardo) mentre alla felicità si arriva con il dare; il piacere può essere ottenuto con sostanze legali o non mentre la felicità è darsi obiettivi e raggiungerli, il piacere è una condizione di solitudine mentre la felicità si sperimenta in società, gli eccessi del piacere provocano dipendenza mentre la felicità no».

Emerge chiaramente che le azioni dell’uomo, anche quelle riferibili dunque al godimento personale (ossia il piacere), sono il risultato di una strettissima relazione fra la dimensione bio-genetica e le situazioni ambientali nelle quali egli stesso vive.

I dettagli di questa operazione ci sono ancora oscuri.

Il nostro cervello è programmato dunque geneticamente per provare emozioni in situazioni esistenziali nelle quali si trova ad agire. Anzi, egli è programmato dalla natura, come fosse una vera e propria risorsa evolutiva, per trarre piacere dalle azioni che compie, evitando quelle nelle quali il piacere non si prova. Il cervello è in grado di distinguere il piacere dal non-piacere, mentre non distingue il nocivo dall’innocuo, altrimenti sarebbe per tutti i fumatori facile smettere di fumare. Soprattutto il piacere immediato, il bisogno di ricompensa, è il campo della dopamina, mentre la felicità, l’appagamento, quello della serotonina. Sono entrambi due neuro-trasmettitori, ma non potrebbero funzionare in modo più diverso. Possiamo avere piacere e felicità solo se riusciamo a farli lavorare insieme.

    Ma ciò non accade.

«È la società in cui viviamo che stimola continuamente i meccanismi della ricompensa immediata», dice Lustig del piacere a corto raggio. I circuiti cerebrali sono occupati dalla dopamina, e sempre meno disponibili per produrre serotonina. Per esempio l’abuso delle tecnologie scatena dopamina e riduce la serotonina. «Il bisogno di controllare le e-mail, i messaggi, le notifiche, la tendenza all’accumulo di follower o di like: qui si vede bene la dipendenza psicologica provocata dal bisogno di ricompensa immediata».

La felicità, che è un insieme di emozioni gratificanti e un desiderio di novità, perché la ricerco per provare nuove emozioni rispetto a quelle che già provo, è anche una sorta di innamoramento, perché tendo a confonderla con il piacere fisico che può procurarmi, desiderando mantenerla nel tempo il più a lungo possibile. E questo mantenersi nel tempo implica sia la ricerca di novità che la stabilizzazione delle conquiste piacevoli che ho ottenuto nel tempo.

   Una società fondata sul meccanismo delle soddisfazione immediata.

L’adulto diventa infatti consapevole del proprio piacere e della propria felicità senza dimenticare il piacere e la felicità altrui, entrando così nel mondo della condivisione culturale e della costruzione di una felicità condivisa e solidale. Anche le religioni, pur basandosi su idee diverse, hanno un denominatore comune: un luogo dove i fedeli possono riunirsi, che sia la chiesa, la moschea o il tempio. La religione genera empatia e serotonina, capace in effetti di generare felicità. Tutta la nostra società è fondata sul meccanismo della soddisfazione immediata e della dipendenza, funziona con le bevande gassate, i dolci, le sigarette, i telefonini. L’abuso degli smartphone è un’altra tendenza contemporanea a lasciarsi irretire dalla gratificazione istantanea.

   È possibile sottarsi allo strapotere della dopamina?

La ricerca del piacere immediato, che droghe e quant’altro, forniscono e ne creano dipendenza, non è facile uscire dalle dipendenze, ne sanno qualcosa le persone che vanno nei centri di recupero per sottarsi all’alcol o alle droghe. Il primo passo per guarire è riconoscere di avere un problema. Poi si può provare qualcosa. Per aspirare alla felicità senza accontentarsi del piacere immediato qualcuno suggerisce le quattro C; e cioè: Connect, cioè privilegiare la connessione sociale tra persone reali; Contribute, ovvero altruismo, volontariato, filantropia; Cope, ovvero fare attenzione alle ore di sonno e dedicarsi alla meditazione; e Cook, cioè cucinare per sé stessi, gli amici, la famiglia. Quando si cucina si è concentrati. Fa bene tutto quello che riduce il multitasking e l’iperstimolazione.

 

 

 

 

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