Qualcuno si è mai chiesto se un ape sia intelligente, o se una formica o un coleottero siano stupidi? E si tratta di specie che hanno una lunga storia sulla terra. Tartarughe e elefanti hanno visto l’arrivo dell’uomo quando già calpestavano questo mondo da molte migliaia di anni.

Verrebbe da sorridere di fronte a uno che accusasse di stupidità una farfalla o la proclamasse sapiente. Si sono costruite macchine straordinarie ma incapaci di creatività e di intelligenza. Nell’uomo sapiens-sapiens l’intelligenza giunge a rivoluzionare i vincoli della specie, stampati nel codice genetico, quindi uno può suicidarsi o uccidere un esemplare della propria specie. Usando questo criterio potremmo mettere da una parte le specie viventi, non intelligenti ma perfette, e dall’altra parte l’uomo, intelligente ma sommamente imperfetto. Al di fuori della perfezione c’è l’errore e la specie umana ne è la massima espressione.

Il paradigma intelligenza-stupidità permette una lettura completamente opposta al paradigma perfezione-difetto. In un caso ci poniamo all’apice dell’evoluzione, nell’altro a un livello decisamente basso. Un tale criterio di giudizio tanto indulgente, era scontato che fosse l’uomo stesso ad usarlo, persino per giudicare gli altri esseri viventi.

Che l’intelligenza sia un conseguimento positivo non è così scontato se da una parte abbiamo dei versi poetici, e dall’altro le guerre. Da una parte raffinate espressioni amorose, dall’altra gli odi fratricidi, ecco che la fuga del gene è una fuga dalla perfezione e ce ne allontaniamo sia con un gesto innovativo, sia con uno distruttivo. Nessun’altra specie vivente sa odiare come l’uomo e nessuna “belva” si è mai comportata come lui.

La specie umana ha introdotto tecnologie, che oltre all’uso degli strumenti si accompagna la comunicazione, che diventa simbolica fino ai linguaggi parlati e scritti. Ai trapianti di cuori alle protesi artificiali. Dunque un risultato straordinario, una sommazione di capacità già presenti nell’embrione di altre specie.

Il processo evolutivo, forse, andava rivisitato nel suo insieme, prima di assegnare all’uomo, capacità e doti così speciali da farne il più alto rappresentante della vita sulla terra e permettergli tutte le sciocchezze che compie e che nessun essere “inferiore” mette in atto. Osservandolo meglio, l’uomo può apparire un essere imperfetto e, in termini di intelligenza, uno stupido.

Il massimo grado di stupidità si coniuga con il potere, quando cioè l’uomo tende ad aumentare la propria avidità, la propria bramosia. Tuttavia la stupidità si è già infiltrata ovunque, fino a obbligare le persone oneste e creative a chiudersi nella cella del privato, in una stanza che ha il sapore di un carcere di massima sicurezza.

Una società dove ci sono le mafie, l’ndrangheta, i clan universitari gestiti dai baroni, le famiglie pseudo intellettuali, gli industriali filantropi. Nello scenario della vita esse sono solo delle controfigure, sembrano intelligenti ma sono ignoranti. Come in un transessuale si cerca il mons veneris e si trova un pene mostruoso. I travestiti della mente, dentro la testa hanno solo l’immagine del potere e del profitto, lo stabbio intellettuale. Una società ignorante, dove i più grandi emarginati del tempo presente sono le persone veramente intelligenti.

Gli intelligenti vivono male questa società anche se il loro numero è assai esiguo. Per gli altri essa è una “città ideale”, persino democratica, dove tutti sono egualmente stupidi, ma nessuno se ne accorge avendo tutti la medesima “maschera da stupidi”.

La misura che li rende felice è il denaro, questo talismano delle civiltà evolute può tutto e ha dalla propria parte ogni divinità, ogni pretesto è legittimo per possederlo.

Come la peste, la stupidità è infettiva. È un’epidemia del tempo presente. Se uno è stupido infetterà un altro stupido e si attornierà di idioti. È una selezione naturale: gli intelligenti sono segregati e uccisi psicologicamente, non c’è posto per loro, sono alieni in un mondo di terrestri, mentre gli stupidi si moltiplicano come topi, come i conigli. Generano bambini che la natura potrà anche aver dotato di capacità creative, ma diventeranno stupidi perché educati alla stupidità. Respirano un aria che hanno resa mefitica, che uccide e ottenebra la mente, si gonfiano i muscoli e il tessuto cavernoso del pene che si erigerà sempre di più.

L’intelligenza non è un imperativo, un’esigenza, è la biologia che crea quella possibilità. I bambini più intelligenti muoiono perché appaiono, nel migliore dei casi, folli. L’ammaestramento sopprime ogni potenzialità è così che crescono piccoli idioti che poi diventeranno grandi e ancor più idioti. Una società di ignoranti non può che generare ignoranti che generano ignoranti.

Se la tecnologia ha fatto sì passi enormi, ma è servita a creare oggetti stupidi a immagine e somiglianza di un uomo superficiale: basti guardare la televisione, il cinematografo, i videogiochi. Sul teleschermo si muovono tanti stupidi incravattati, ricoperti di griffe prestigiose. Una società effimera non può che avere una televisione idiota che li rassicuri, che permetta di identificarsi continuamente di percepirsi come maturi, esperti, preparati e persino colti. E così i quiz dell’ignoranza con domande elementari che richiedono risposte elementari. E i talk shows dove tutti parlano e nessuno capisce nulla perché hanno il nulla da dire.

Così il televisore diventa il gusto dell’osceno, dell’orrido intellettivo e razionale, del voyeurismo ottuso. Si sente il balbettio degli intellettuali attori ipocriti di questa recita della disumanità, dove si ergono a dotti letterati conoscitori dello scibile universale.

Nella società dell’apparire una patacca brilla come un cristallo di Boemia o come il diamante verde di Dresda. Dove confondi una puttana con una vergine, un travestito con una miss.

Per essere felici bisogna essere idioti oppure ossessivi, farneticanti fino a percepirsi dio. Se il fine dell’umanità è la felicità, allora questo tempo è in perfetta sintonia con l’evoluzione. Se aumenta il sapere, aumenta il dolore: l’ignorante non sa nulla, non soffre ed è felice.

 

 

 

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2 Commenti

  1. Liviano

    5 novembre 2017 a 13:23

    Quanta verità in questo scritto. Andrebbe divulgato in tutti i luoghi possibili: scuole, metro, bus, taxi, supermarket, ecc. pero´ non so quanti si prenderebbero la briga di leggerlo.

    Grande Ricky

    Un abbraccio

    rispondere

    • Riccardo Alberto Quattrini

      5 novembre 2017 a 15:27

      Ciao Liviano,
      è un po’ che non ci sentiamo (scriviamo), tutto bene? Qui FINALMENTE piove. Lì come è il tempo?Grazie per il commento, ma hai ragione: pochi lo leggerebbero.
      Un abbraccio.

      Riccardo.

      rispondere

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