«Basta!», in piazza del Popolo
per un paese che rispetti la dignità delle donne.
Allestito un palco dominato dal colore rosa e con lo slogan «Tempo di esserci tutte e tutti»

Era il 13 febbraio 2011 chi gridava era la sinistra femminista, a corrente alternata, quando si trattava di chiedere le dimissioni del premier Berlusconi per le sue vicissitudini passionali.

I riflettori mediatici sullo stupro avvenuto sulla spiaggia di Rimini nei giorni scorsi si sono già spenti, o quasi. I telegiornali italiani forniscono solo marginalmente aggiornamenti sul caso, obbligati più che altro dalla pessima figura che abbiamo fatto con le autorità polacche costrette ad inviare qui dei loro funzionari per collaborare alle indagini. Ad oggi sappiamo che a stuprare la ragazza polacca e ad aggredire il suo amico sarebbero degli extracomunitari, gli stessi che sempre in zona hanno violentato anche un transessuale.
Dopo queste informazioni di cronaca è calato un silenzio assordante di tutte le numerose esponenti femministe del nostro Paese, da quelle che siedono in Parlamento, a quelle che ci rappresentano al Governo, per non parlare delle note Associazioni italiane che si battono per la tutela dei diritti delle donne e contro la violenza, per intenderci quelle che amano circondarsi di “scarpette rosse” per il 25 novembre. Probabilmente sono tutte ancora sotto l’ombrellone, magari in uno di quei luoghi del Medio Oriente dove quando vanno in visita si adornano, nel rispetto delle usanze locali, dei veli islamici come il Hijab o i Shayla.

C’è dunque da chiedersi perché queste donne italiane tacciono.
Molto semplicemente deve prevalere il principio dell’integrazione ad ogni costo e, quindi, non “sta bene” mettere in evidenza che la maggior parte degli uomini che provengono dai Paesi islamici considerano le donne semplici oggetti di loro proprietà, non “sta bene” ricordare che i più osservanti, interpretando in modo ancora più restrittivo il Corano, condannano pesantemente il comportamento delle donne occidentali, denigrandoci con appellativi che è disgustoso perfino scrivere. Durante le cosiddette “Primavere arabe” moltissime donne mussulmane hanno creato importanti movimenti femministi, chiedendo pari diritti e più libertà. Dimostrando un grandissimo coraggio si sono ribellate all’utilizzo forzato di qualsiasi velo e quelle che, invece, continuano ad indossarlo tengono a precisare che è una loro scelta personale. Quello che emerge anche in questa vicenda, e che ci deve preoccupare non poco, sono la mancanza di sicurezza, di certezza della pena ed anche di controllo sui mediatori culturali uomini che operano sul nostro territorio. Persone che generalmente operano all’interno di cooperative legate al mondo della cultura di sinistra e questo farebbe pensare fortemente femminista. Invece no, perché in tali “contenitori culturali” che organizzano non meno cene tipiche, spettacoli e quant’altro, finanziati quasi sempre con fondi pubblici, ora prevale la regola che l’immigrato accolto e coccolato sarà a tempo debito un sostenitore e, di conseguenza, futuro elettore del centro-sinistra.
Esagerato? No, osservando come media e politici filo governativi hanno taciuto davanti allo sconvolgente post del giovane mediatore culturale di soli 24 anni, Abid Jee, che dal 2016 lavora in una cooperativa sociale bolognese occupandosi della gestione e dell’accoglienza dei migranti, mentre studia giurisprudenza all’università. Peccato che a tradire lo “studente modello” vi sia stato il suo disprezzo per le donne. Ecco il suo post apparso su Facebook, prontamente cancellato su consiglio di qualcuno. Sostiene questo ragazzo, probabilmente, visti gli studi intrapresi, anche futuro avvocato dello Stato Italiano che: “lo stupro è un atto peggio, ma solo all’inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale”. 
Non serve alcun commento in merito a questa frase aberrante, si deve considerare che l’integrazione culturale non può essere un processo gestito da uomini che hanno questa opinione. 
Occorre perciò un sussulto di dignità da parte dell’accogliente popolo italiano nel ribadire con forza, anche ai nostri esponenti delle Istituzioni, che non siamo noi a doverci adeguare alle usanze del migrante, dobbiamo conoscerle quello sì, ma sono loro che devono rispettare le nostre, ad esempio sopportando e senza protestare che per un mese nelle scuole italiane a Natale oltre all’albero c’è il presepe.  

 

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Un commento

  1. E Antonio rapelli

    31 agosto 2017 a 17:23

    Il silenzio della stampa della raitv del governo è impressionante. Se parli con il vicino cambia argomento e se insisti nel condannare queste belve vieni etichettato come razzista,nazista e comunque nemico dei poveri emigranti che fuggono dalle guerre.Non parliamo poi del problema Presepe che trova sempre un coro di difensori sulla libertà di fede. OVVIAMENTE QUELLA DEGLI ALTRI

    rispondere

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