Non si placano le polemiche sul decreto che ha introdotto nel nostro Paese l’obbligatorietà di 12 vaccini per i bambini della fascia di età 0-16. Una necessità nata a causa dell’aumentare di casi di malattie che si pensavano praticamente debellate e che invece tornano e mietono vittime.

Una su tutte l’esponenziale aumento dei casi di morbillo, arrivati a quasi 2000 nel 2017.
Non sono bastati i dati certificati dall’Oms che indicano come fra il 2000 e il 2013, la vaccinazione contro il morbillo abbia impedito «una stima di 15,6 milioni di morti».

Sui social ancora in molti si lamentano della decisione presa e lamentano una disparità di trattamento dei bambini italiani in confronto a quelli europei, mettendo in evidenza come nella maggioranza dei paesi del Vecchio Continente non ci sia l’obbligo di vaccinarsi.
Vediamo il perché.
In territorio europeo, da un’indagine comparativa del 2010 sull’attuazione dei programmi vaccinali su 27 Paesi Ue (più Islanda e Norvegia), condotta da Venice e pubblicata sulla rivista Eurosurvellance, risulta che dei 29 Paesi 14 hanno almeno una vaccinazione obbligatoria nel loro programma. Negli altri 15 invece, non ci sono vaccini considerati obbligatori ma soltanto raccomandati, nonostante questo, però, non ci sono neanche rischi di epidemie – come invece sta succedendo nel nostro Paese – perché il livello di responsabilità della popolazione è molto elevato. Fra questi paesi troviamo Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito.
La civilissima Germania dopo alcuni casi mortali, di bambini contagiati da morbillo, ha deciso di introdurre questa norma.
E oltreoceano che succede?
In Australia, per legge, chi non vaccina la propria prole, non può utilizzare alcuni servizi statali e non può usufruire di alcuni tipi di agevolazione fiscale. La legge ha un titolo emblematico e lascia davvero pochi dubbi sull’interpretazione: “Niente puntura, niente soldi”.
Ma perché l’obbligatorietà di alcuni Paesi e altri no? Il problema è sempre e soltanto uno: la capacità da parte dello Stato di convincere i propri cittadini informandoli correttamente.

Più la politica trova difficoltà ad infondere fiducia e più le popolazioni si lasciano condizionare da dubbi pseudo-scientifici.

Altrove non sono così stupidi da non vaccinare i loro figli. In nessun paese è vietato fare sedere il proprio figlio su di un fornello a gas acceso. Se qualcuno in Italia è così cretino da farcelo comunque sedere, ci vuole una legge per difendere il bimbo dalla follia del genitore.
Insomma il nostro scetticismo verso le Istituzioni ci sta portando a giocare col fuoco. Un gioco rischioso che vede protagonisti i nostri bambini. Fidiamoci di più dei nostri medici, dei nostri governanti – pur mantenendo sempre uno sguardo vigile e informato e non rischieremo di tornare indietro nel tempo inseguendo teorie, per lo meno bizzarre. Anche Gino Strada, che davvero non può essere additato come schiavo delle case farmaceutiche o come servo del potere, avverte dell’utilità di vaccinarsi.

 

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