Viviamo in un’epoca gremita di ballon d’essai, ovvero di parole d’ordine

Elon Musk e Tesla Model 3 Dual Motor

AUTO ELETTRICA: SE ANCHE TESLA CI RIPENSA


Le tecnologie di accumulo per le reti elettriche

Viviamo in un’epoca gremita di ballon d’essai, ovvero di parole d’ordine, suggestioni, compulsioni, visioni distorte che vengono lanciate per vedere se attecchiscono oppure scivolano sulla superficie bucherellata dell’opinione pubblica. Si può testare così qual è la via più facile per imporre dall’alto i cambiamenti voluti dai “resettatori”. Uno di questi palloncini di prova è l’auto elettrica che in realtà non tende affatto alle emissioni zero ma cerca di diminuire la futura mobilità delle persone. Le tecnologie di accumulo dell’energia, oltre ad essere pesantemente inquinanti e a non fare risparmiare energia (anzi in qualche caso è proprio il contrario) non sono ancora abbastanza performanti da potersi usare sulle auto e fare davvero concorrenza a quelle con motore termico a causa della loro ridotta autonomia. Inutile dire che i chilometraggi citati dai costruttori sono a dir poco fantasiosi e che poche decine di chilometri fatti a velocità autostradale costringono a cercare quanto prima una stazione di ricarica perché la richiesta di potenza scarica le batterie in maniera esponenziale. Insomma, sono auto di uso prettamente cittadino o comunque per percorrere distanze relativamente brevi senza essere costretti a lunghe soste.

A dirlo è il più noto costruttore di auto elettriche ovvero Tesla i cui esemplari spesso si impolverano nei saloni dell’usato: dopo un po’ gli acquirenti si accorgono che è inutile avere un’auto con grandi prestazioni sulla carta per poi non poterle usare davvero se non episodicamente o comunque per tratti brevi. Tutti i test ufficiali prevedono percorsi per il 90 per cento a bassa velocità e per il resto a velocità media, così da essere quanto più lontani da situazione reali. Non è che Tesla abbia fatto un comunicato in questo senso, ma ha semplicemente annunciato di star lavorando a un modello ibrido che avrà sempre la trazione elettrica, ma disporrà anche un motore termico per caricare le batterie ed evitare di doversi fermare. In realtà si tratta di un progetto General Motors risalente a una dozzina di anni fa (ma Tesla è a sua volta un ballon d’essai di GM) che partiva dall’idea che i percorsi medi degli americani per recarsi al lavoro e tornare a casa (o ai due o tre lavori che sono oggi necessari per campare) richiedeva spesso di dover ricaricare, magari a pochi chilometri dalla meta e dunque questo sistema ibrido avrebbe consentito di proseguire, sia pure con prestazioni ridotte. È la soluzione ibrida più semplice e più banale che non richiede soluzioni elettroniche sofisticate. Il motore termico potendo funzionare a un numero fisso di giri ed essendo ottimizzato per quello consumerebbe meno di un analogo propulsore, se non fosse che i pesi dell’auto raggiungono valori tali per cui alla fine non esistono vantaggi reali.  Ad ogni modo è chiaro che Tesla riconosce che l’auto tutta elettrica non può coprire che delle nicchie di mercato.

L’imposizione venuta da Bruxelles di eliminare il motore termico entro il 2035 è dunque soltanto una follia, lo sostiene nei fatti persino il più noto costruttore di auto elettriche. Immagino che ci saranno schiere infinite di lobbisti che si fregano le mani per i giganteschi affari che faranno, ma niente in questa decisione ha senso a cominciare dal fatto che emissioni zero è soltanto una frase senza alcun senso visto che comunque l’energia per caricare le batteria bisogna pure trarla da qualche parte e di certo le rinnovabili non basteranno affatto perché bisognerà raddoppiare o quasi la potenza installata, ma ancora peggio è che questa decisione ancorerebbe l’Europa ha una tecnologia che potrebbe ben presto rivelarsi obsoleta e molto gravosa per l’ambiente: per esempio rischia di mandare all’aria gli studi come i carburanti sintetici all’idrogeno, quando ci sono già in commercio modelli che sfruttano queste tecnologie e non hanno le limitazioni legate alle batterie, né le difficoltà e i costi legati alla loro fabbricazione e al loro smaltimento. Ma possiamo concretamente sperare che nel 2035 la Ue dei banchieri, dei guerrafondai e dei briganti sarò solo un brutto ricordo.

Redazione

 

 

 

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