Il patto sporco del potere

BANCHE, GLOBALISMO E PEDOFILIA

Epstein, banche, globalismo e la finta guerra di Trump al deep state.

Il Simplicissimus

Nel suo nuovo pezzo, l’autore scava nelle pieghe oscure del caso Epstein, dove pedofilia, spionaggio e compromissione delle élite si intrecciano con banche, globalismo e deep state. Trump, che aveva promesso di fare chiarezza, si è tirato indietro proprio quando la bomba rischiava di esplodergli in mano: un passo indietro giudicato un tradimento persino dal suo stesso movimento, il Maga. Tra i nomi coinvolti spiccano miliardari, politici di primo piano come Clinton e Blair, membri della Silicon Valley e potenti israeliani, mentre sullo sfondo si insinua il sospetto che Israele abbia orchestrato una vasta rete di ricatti. Un’inchiesta che mette in discussione la credibilità di Trump e le sue vere intenzioni nella lotta al potere occulto che governa l’Occidente. (Nota Redazionale)


La vicenda Epstein sta scoppiando nelle mani di Trump che l’ha maneggiata distrattamente come fosse una pallina di gomma mentre era una bomba a mano. La sua faccia tosta nel rimangiarsi le promesse di fare chiarezza, è stata aggravata e drammatizzata dal fatto di aver giustificato l’insabbiamento con il fatto che si tratterebbe sostanzialmente di una fake news e dimenticando che la complice di Epstein si è beccata 20 anni di galera, mentre sono stati pagati più di 8oo milioni di dollari alle vittime del giro Epstein. Questo è sembrato inaccettabile dentro il Maga perché sembra proprio la rinuncia a combattere i personaggi più in vista di quel deep state che invece the Donald aveva giurato di mettere al tappeto. Infatti i documenti giudiziari accessibili al pubblico rivelano che Epstein ha fornito carne fresca ad almeno ventuno miliardari, così come a importanti figure politiche come Bill Clinton che è volato sul “Lolita Express” 26 volte o Tony Blair, a quattro ex primi ministri israeliani. al principe Andrea, a Robert Kraft e pure a folta rappresentanza di personalità della Silicon Valley, tra cui Bill Gates e Sergey Brin. L’elenco è qui sotto, anche se si tratta solo della punta dell’iceberg:

A questo punto la domanda è se Trump stia cercando di nascondere la sua amicizia con Epstein, con tutto quello che ne potrebbe conseguire, oppure stia tentando di nascondere il ruolo di Israele(1) in un’operazione di compromissione, spionaggio e ricatto dell’élite americana. sta di fatto che il “raffreddamento” di Trump  sulla questione Epstein è arrivato dopo subito dopo che Benjamin Netanyahu aveva richiesto e ottenuto un incontro urgente e diretto con lui alla Casa Bianca. Subito dopo il vis a vis non c’è stata alcuna conferenza stampa per rendere noto l’argomento discusso, il che è abbastanza irrituale. Ad ogni modo l’abbandono così brutale della questione, assieme a quelle riguardanti l’assassinio di Kennedy e l’11 settembre stanno erodendo gran parte della credibilità di Trump che ormai naviga a vista.

In realtà nella vicenda di Epstein c’è molto di più della sua pedofilia griffata esercitata come strumento di pressione sulle élite anglosassoni. Era un semplice professore di matematica al liceo, peraltro senza alcuna laurea, quando venne sbalzato negli ambienti della finanza internazionale, diventando in poco tempo “finanziere”. Erano i tempi – la seconda metà degli anni ‘7o in cui Wall Street e la City di Londra, rappresentata da Lord Jacob Rothschild, recentemente scomparso, intendevano smantellare il sistema bancario americano e occidentale per favorire una fusione tra le grandi banche d’affari e le società di servizi finanziari globali. In questo si sarebbe formato “un unico, onnipotente conglomerato finanziario multiforme” come appunto scrisse Lor Jacob. Lo scopo era evidente: la creazione di un sistema mondiale di controllo finanziario privato in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia mondiale nel suo complesso. Tale risultato è stato finalmente raggiunto con la crisi del 2008 nella quale Epstein ha svolto un ruolo se non di primo piano comunque importante: ha agito a stretto contatto con Lord Peter Mandelson, uno dei gestori della macchina politica di Tony Blair (oggi ambasciatore britannico a Washington)  e  ci sono registrazioni delle loro votazioni sulle azioni della Federal Reserve nel 2008 e nei successivi dibattiti congressuali per l’approvazione degli atti che muteranno il volto del sistema bancario. Insomma, era uno che lavorava nel cuore dell’ideologia globalista a vari livelli e su vari piani.

Non saprei dire quale impatto abbiano avuto in tutto questo le attività ricreative di Epstein, ma l’idea è che dietro all’insabbiamento ci sia una posta molto più grande e in definitiva una battaglia sul sistema bancario che alcuni vorrebbero riportare dentro un ruolo più circoscritto e nazionale.

Redazione

 

 

 

 

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(1)

 

 

 

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