Bella ciao è un canto popolare italiano, proprio di alcune formazioni della Resistenza, diventato celeberrimo dopo la Liberazione perché idealmente associato all’intero movimento partigiano

BELLA CIAO

È inutile girarci sopra: imporre Bella Ciao a norma di legge nelle cerimonie pubbliche è fatto per spaccare, creare un fossato di odio e di rancore, andare contro quella metà o forse più del Paese e dei partiti che lo rappresentano e che vogliono lasciare alle spalle dopo quasi ottant’anni la polemica antiquata e aspra sul fascismo e sull’antifascismo. Un conto è il giudizio storico, un altro è l’uso militante e propagandistico. E qui si tratta di uso politico e fazioso, moralista e vessatorio di un canto che peraltro non nacque per la guerra partigiana e divenne solo nelle manifestazioni politiche del dopoguerra l’inno della Liberazione.

Condivido quel che ha scritto, con finalità diverse dalle mie, anzi per amore di Bella Ciao, Maurizio Maggiani su la Repubblica, che ha visto nella proposta di istituire il canto a norma di legge, una forma di vampirismo, compiuto da “dissanguatori di ideali e di memorie”, per ridare vita a smorte e svuotate cerimonie.

Chiunque ne senta la voglia, nelle manifestazioni politiche, civili, sindacali, di intonare quel canto è liberissimo di farlo. Ma imporlo a tutti, per legge, è un modo per rendere odioso e divisivo un canto che ha una sua genuina freschezza. Anche se oggi dire Bella Ciao potrebbe essere inteso come una molestia sessuale secondo il catechismo del catcalling

 

 

 

Fonte: MV, 8 giugno 2021

Breve storia di “Bella Ciao”

Si è ipotizzato il legame con un canto delle mondine padane, ma si è trattato, tuttavia, di un errore, come definitivamente dimostrato da Cesare Bermani: la Bella ciao delle mondine era stata composta dopo la guerra dal mondino Vasco Scansani di Gualtieri; invece la Bella ciao partigiana riprendeva nella parte testuale la struttura del canto Fior di tomba mentre, sia musicalmente sia nella struttura dell’iterazione (il “ciao” ripetuto), derivava da un canto infantile diffuso in tutto il nord: La me nòna l’è vecchierella (già rilevato da Roberto Leydi). Un’altra possibile influenza può essere stata quella di una ballata francese del Cinquecento che, seppur mutata leggermente a ogni passaggio geografico, sarebbe stata assorbita dapprima nella tradizione piemontese con il titolo Là daré ‘d cola montagna, poi in quella trentina con il titolo Il fiore di Teresina, poi in quella veneta con il titolo Stamattina mi sono alzata, successivamente nei canti delle mondariso e infine in quelli dei partigiani. Una versione della Bella ciao delle mondine fu registrata dalla cantante Giovanna Daffini nel 1962.

Fonte: wikipedia

Carica ulteriori articoli correlati
Carica altro Marcello Veneziani
Carica altro DIBATTITI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«LA SINISTRA PERMISSIVA E INTOLLERANTE»

”Da un verso la sinistra marcia al fianco della società neoborghese e neocapitalistica, el…