L’anno scorso l’ottuagenario Schwab pubblicò un volume sull’epidemia da Covid e gli scenari che esso apriva

 

BENVENUTI NELL’INFERNO DELLA “QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE”


C’è una frase che mi tocca ripetere spesso, quando vengo interpellato su quando finirà l’emergenza pandemica e quando si potrà tornare a vivere “come prima”. La risposta che purtroppo devo dare è questa: “nulla sarà più come prima”. Se qualcuno pensasse che questa opinione è esageratamente pessimista, posso dire di avere trovato una autorevole conferma a questa mia tesi che peraltro sostengo già dall’inizio della pandemia in un libro la cui lettura non è assolutamente consigliabile, perché ci vuole uno stomaco davvero forte per affrontarla. È una sorta di Necronomicon, una finestra aperta sull’abisso.

Klaus Schwab con il suo libro la Quarta Rivoluzione Industriale

Si tratta del volume La Quarta rivoluzione industriale, il cui autore è Klaus Schwab, ingegnere, economista e accademico tedesco, fondatore e presidente del World Economic Forum (WEF). Il Forum è famoso per il suo incontro annuale a Davos, in Svizzera, che attira imprenditori, capi di stato e politici di tutto il mondo, oltre a intellettuali e giornalisti, per discutere le questioni più importanti e urgenti del pianeta, anche nei settori della salute e dell’ambiente.

L’anno scorso l’ottuagenario Schwab pubblicò un volume sull’epidemia da Covid e gli scenari che esso apriva, intitolato Il Grande Reset. Schwab, in questo libro illustra come l’epidemia possa costituire una grande occasione di cambiamento. Altro che un castigo inviato da Dio per colpire la pravità degli uomini, come dicevano alcuni fondamentalisti cristiani nel 2020; altro che un castigo inviato da Madre Natura, umiliata e offesa, come dicevano importanti esponenti della neochiesa cattolica, a partire dall’Arcivescovo di Vienna. L’epidemia è un fattore importante di accelerazione di processi avviati da qualche tempo.

E non è complottismo, si badi, perché questi scenari sono illustrati da un esponente del pensiero dominante. Un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale istituzioni internazionali, filantropi, organizzazioni non governative e mega-aziende private collaborano apertamente già da tempo. Le nuove abitudini acquisite dalle popolazioni durante la pandemia hanno apportato quell’impulso alla digitalizzazione e all’automazione decisivo per implementare la Quarta Rivoluzione Industriale, che finora stentava a realizzarsi. È l’inizio di una nuova era.

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E così, sono andato a leggermi questo testo del 2016 di Schwab, in cui si annunciava ad un pubblico ristretto, quasi di addetti ai lavori, cosa si stava annunciando. E se la prefazione all’edizione italiana è di John Elkan, il cui nonno, Gianni Agnelli, il Signore della Fiat, designò prima di morire a suo successore dinastico, e che oggi è amministratore delegato della Exor N.V., una holding di investimento controllata dalla famiglia Agnelli, e a capo di una serie di imprese di innovazione tecnologica, la prima edizione inglese aveva nientemeno che una prefazione di Sua Altezza Reale il Principe (allora) Carlo d’Inghilterra.

Il successore della Regina Elisabetta ha una lunga frequentazione con Schwab, il che fa pensare che il nuovo inquilino di Buckingham Palace non abbia passato i suoi primi 74 anni nell’estenuante attesa di succedere alla madre, dedicandosi agli sport ippici e alla frequentazione di Camilla, e ciò significa che la sua ascesa al trono della più inquietante tra le superpotenze possa segnare un altro punto a favore del Grande Reset.

Ma di cosa parla questo libro fondamentale per comprendere ciò che sta accadendo e quale sia il futuro che ci attende? La Quarta rivoluzione industriale è una rivoluzione ipertecnologica, che comporterà – negli auspici di Schwab –, una profonda trasformazione per l’umanità. Il termine “rivoluzione”, secondo l’economista germanico, denota un cambiamento repentino. Tutto si dovrà svolgere in modo veloce, deciso, irreversibile.

Nella storia abbiamo avuto diverse rivoluzioni: la prima, migliaia di anni fa, fu quella agricola, con il passaggio dalla caccia come principale attività per sopravvivere all’agricoltura. Poi, dopo molti secoli, nell’800 abbiamo avuto la prima Rivoluzione industriale, quella del vapore per muovere le macchine, per ingrandire le industrie, per fare ricchezza. La seconda Rivoluzione avvenne agli albori del ‘900, e fu quella dell’elettricità. La terza l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni del XX – secolo: quella digitale o informatica. La quarta, infine, sta iniziando ora, ed è quella – dice Schwab – dell’IA, intelligenza artificiale, delle nanotecnologie, dell’automazione, del mito dello “sviluppo sostenibile”. “La Quarta Rivoluzione Industriale conferirà alla tecnologia un carattere pervasivo (Schwab pag. 129)

Un aggettivo piuttosto curioso, mai usato per indicare una realtà traumatica come una rivoluzione. Che significa pervasivo? Qualcosa che è capace di diffondersi in campi e aspetti un tempo estranei. La Treccani definisce il termine “pervasivo” come “tendente a pervadere, a diffondersi in modo penetrante, così da prevalere o dominare”.

E quale e come sarà questo nuovo potere pervasivo? Sarà “The Second Machine Age”, dice Schwab. La Seconda Era delle macchine, quella della Robotica avanzata, della manifattura additiva, chiamata Stampa 3D, che fabbricherà qualunque cosa, utilizzando anche nuovi materiali (la Chimica dei materiali sta avendo uno sviluppo vertiginoso) come Grafene, come conduttori di calore e elettricità. Con la stampante 3D si potranno anche fabbricare organi umani; già oggi si possono realizzare padiglioni auricolari, ad esempio, ma nel futuro prossimo si potrà produrre ogni tipo di organi, realizzando così il sogno del professor Frankenstein di costruire un uomo in laboratorio. Ci sarà una biologia di sintesi, si svilupperà l’ l’Epigenetica, ovvero quelle tecnologie per cui, come dice l’autore del libro, “il contesto potrà contribuire a modificare l’espressione genica”.

Quale contesto? Schwab cita uno scienziato italo americano, James Giordano, che ha dichiarato che “Il genoma è il campo di battaglia del futuro”. Questo Giordano è professore presso il Dipartimento di Neurologia e responsabile del Programma di Studi di Neuroetica presso il Centro di Bioetica Clinica della Georgetown University, una università cattolica, diretta e amministrata dalla Compagnia di Gesù. È altresì membro del Comitato consultivo per la neuroetica, la legalità e le questioni sociali della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

Le sue ricerche si concentrano sull’uso di neurotecnologie avanzate per esplorare la neurobiologia del dolore e altri disturbi dello spettro neuropsichiatrico; la neuroscienza del processo decisionale morale e le questioni neuroetiche derivanti dall’uso delle neuroscienze e delle neurotecnologie nella ricerca, nella medicina clinica, nella vita pubblica, nelle relazioni e politiche internazionali e nella sicurezza e difesa nazionale

Giordano, quindi, lavora per i Gesuiti e per l’apparato militare statunitense, e ha conquistato Schwab con questa affermazione sul genoma come campo di battaglia, che non può non suscitare viva preoccupazione. Modificare il genoma umano è il sogno dei transumanisti, per i quali l’uomo come è uscito dalle mani del Creatore non va affatto bene, perché è difettoso, perché si ammala, perché è debole, fragile, e infine muore. I transumanisti, nel loro delirio gnostico e luciferino, ambiscono all’uomo come macchina perfetta, e possibilmente immortale.

La strada per arrivare a questo passa attraverso diverse tappe, che hanno come obiettivo la modifica del DNA, possibile attraverso i processi definiti eufemisticamente come “Editing”, ovvero creare organismi con determinate caratteristiche la manipolazione genetica. Si parla anche di “Bioprinting”, ed è singolare l’uso di un linguaggio mutuato dall’editoria per definire il rimaneggiamento e le modificazioni apportate alle creature viventi e all’uomo stesso.

In effetti, Schwab, a un certo punto (pag. 55), si lascia andare a una strana previsione: Prima di quanto si possa prevedere, le principali attività di diverse occupazioni (tra cui medici e giornalisti) potrebbero essere parzialmente o completamente automatizzate.” Una frase che fa pensare al ruolo avuto da medici e giornalisti nell’ambito della gestione della pandemia, ruolo che in effetti avrebbe potuto essere tranquillamente rivestito da automi: quasi tutti i giornalisti scrivevano le stesse cose, e quasi tutti i medici avrebbero potuto essere sostituiti da un ripetitore telefonico automatico per dire di prendere il Paracetamolo e andare a vaccinarsi. Medici e giornalisti hanno avuto un ruolo fondamentale nella narrazione pandemica, ma il cantore del Grande Reset ne annuncia la fine.

E per finire Schwab annuncia anche altri grandi cambiamenti nella società e nell’uomo. Annuncia una “Economia on demand”, che caratterizzerà una società sempre più liquida, dove si passerà dalla cultura della proprietà a quella dell’uso comune. Nessuno possiederà nulla, dalla casa all’auto, al lavoro stesso, e dovrà essere felice così. Schwab annuncia la fine di quella istituzione obsoleta – retaggio del vecchio Stato sociale – che è il pensionamento: si dovrà lavorare tutta la vita. Lo Stato sarà molto occupato a mantenere “la sicurezza”: avrà a disposizione nuovi strumenti tecnologici potentissimi di controllo, evoluzione degli attuali “Green pass”.

Già, perché l’economista tedesco dice (pag. 114) che Il pericolo maggiore per la stabilità globale potrebbe arrivare da gruppi radicali, la cui lotta contro il progresso si traduca in atti di violenza. Per garantire la sicurezza ci saranno Blockchain e sensori identificativi Radio frequency. Dovremo indossare apparecchi che monitoreranno la salute, secondo gli intenti del Potere, ma che in realtà serviranno a controllare ed eteroguidare le persone. E non è finita: se non saranno sufficienti gli organismi di polizia, si potrà ricorrere alla guerra. E qui Schwab ci descrive uno scenario che ha già avuto inizio in Ucraina: la guerra – secondo lui – sarà di tipo non convenzionale, senza distinzione tra e civili e soldati. Tutti dovranno prendere le armi per distruggere quanti più nemici possibile. Le guerre, per il tedesco, saranno tecnologiche e biologiche, e prevederanno. Epidemie prodotte da organismi geneticamente modificati.

Ci sarà l’uso militare di neurotecnologie (quelle studiate da Giordano), ovvero nanotecnologie che producono “metamateriali”, ovvero materiali “intelligenti” che sono in possesso di proprietà create artificialmente. E tutto questo sarà sostenuto, promosso, propagandato come il migliore dei mondi possibili dai media di ogni tipo. Benvenuti all’inferno.

Paolo Giulisano