Il terrore circola, prende forma, si ingrossa, mette radici nelle menti degli utentI…

BESTIE IN CASA

di

 Michele Rossi

Contro il bolscevismo dilagante dopo le dichiarazioni di Ilaria Salis, il mondo libero dell’informazione mainstream organizza la contro-narrazione a partire da un nuovo bestiario contemporaneo. Andiamo a scoprirlo con una buona scorta di umorismo e, per l’occasione, un bel colbacco corredato di falce e martello su stella rossa.


Il rapporto tra la Bolla di X e Ilaria Salis è simile a quello con Patrick Zaki e molti altri prima di loro.

Si parte con forte sostegno, indignazione per le condizioni di prigionia e contro i regimi autoritari che le attuano (Egitto, Ungheria), e va tutto liscio come una pista di curling.

Poi, però, succede che questi personaggi mostrano tutta la loro ingratitudine verso i paladini del Twitter, non appoggiando le battaglie “giuste” e schierandosi puntualmente dalla parte sbagliata. È successo per Zaki, reo di supportare la Palestina contro il genocidio israeliano, e ora con Ilaria Salis.

In quest’ultimo caso, se possibile, con litri di bile raddoppiati, visto che l’insegnante monzese non solo si è candidata con la sinistra, ma è pure stata eletta. Un vero schiaffo sulle gengive del twittarolo medio, che ancora rosica per il triplo flop Renzi-Calenda-Bonino alle europee.

Ma attenzione: neanche il tempo di esaurire le ultime pastiglie di Maalox, che Ilaria Salis supera l’ennesima linea rossa. Invece di tacere, o sostenere battaglie care al centro-destra come un Enrico Letta qualsiasi, guarda un po’, butta nell’agone politico la bomba del diritto alla casa e supporta le occupazioni di alloggi da parte dei comitati di cui lei stessa ha fatto parte.

Non solo, ma Ilaria Salis ha l’ardire di corroborare le sue posizioni con dati, statistiche e informazioni che dipingono la situazione drammatica diffusa in tutto lo Stivale: nel 2024, uno stato membro del G7 non è in grado di garantire un bene essenziale come la casa a migliaia di famiglie bisognose.

Apriti cielo.

L’idea che tutti debbano avere diritto a un tetto sopra la testa è decisamente troppo rivoluzionaria, così sui social e giornali mainstream e destrorsi è tutto un tam-tam di indignazione à la coque.

L’immancabile Gramellini sul Corsera rilancia il link fasullo ma sexy: “Ilaria Salis sostiene chi occupa le case degli altri”, mentre Tommaso Cerno, passato da dirigere l’Espresso al Tempo (sono soddisfazioni!) si sgola dal suo account: “La vera schifezza è occupare case e prendersi 18 mila euro al mese dagli italiani”.

“Mi occuparono la casa mentre ero al lavoro, Ilaria Salis lo provi sulla sua pelle”

Il terrore circola, prende forma, si ingrossa, mette radici nelle menti degli utenti: il bolscevismo è ormai alle porte dei Parioli, nessun super-attico è più al sicuro, le case di Citylife sono indifese e pronte ad essere occupate e trasformate in sedi di partito e cellule rivoluzionarie come nella Pietrogrado del ’17.

Lo spauracchio – cioè, la cazzata – che va per la maggiore è l’idea che le occupazioni non riguardino case sfitte e abbandonate da anni nell’incuria degli enti locali, ma immobili già abitati e brulicanti di vita familiare (escluse le blatte, s’intende).

Esplode così un vero e proprio revival letterario, un bestiario casalingo che descrive gli alloggi assediati da maiali bolscevichi stile Animal Farm, mentre all’interno trovano rifugio creature di ogni sorta.

C’è il vicino di casa, onesto colletto bianco, che va in vacanza con la famiglia a Porto Cervo e al rientro viene sfrattato dalle zecche dei centri sociali; c’è la vecchia signora vedova, che vive appena della sua pensione, buttata fuori dagli occupanti pro-pal; c’è il turista che non accede al divano, l’operaio che combatte per liberare il bagno, il nomade digitale che lotta contro l’occupazione abusiva del suo router al grido di “il mio regno per il Wi-Fi!”; ci sono grifoni influencer, unicorni estetisti, viverne portinaie e conigli addetti alle pulizie.

Creature che difendono con le unghie e con i denti le abitazioni faticosamente ottenute, meritate, strappate alla graduatoria.

Creature accomunate da una cosa: essere frutto della pura fantasia.

A prescindere dall’affidabilità politica – tutta da dimostrare – della neoeletta Ilaria Salis, bisognerebbe concentrarsi sulla Luna invece di accanirsi sul dito.

Lo ha fatto ad esempio Internazionale, riportando lucidamente i dati sugli alloggi e le case vuote e abbandonate [1]. A Milano, per dire, nel 2022 c’erano più di 11.000 alloggi sfitti a fronte di 15.000 famiglie in attesa di un tetto, ma la situazione non migliora scandagliando l’Italia da Nord a Sud.

Chi occupa, non occupa “le case degli altri”, proprio perché quelle case sono sfitte e ancora prive di inquilini, né impedisce alle famiglie in attesa di una casa di ottenerne una, visto che le liste di attesa sono infinite e, senza nessuno che li occupa, gli immobili rimarrebbero vuoti e finirebbero col deteriorarsi sempre più e risultare inservibili anche a chi ne avesse diritto.

È innanzitutto l’inefficienza della macchina pubblica – indebolita da decenni di austerità e tagli – a impedire agli aventi diritto di ottenere un tetto sulla testa. Inefficienza di cui le occupazioni abusive non sono altro che un sintomo e risultato estremo.

Occorre quindi rassicurare i legalitari del Twitter – spesso inspiegabilmente clementi quando si tratta di condoni, arresti domiciliari per presidenti di regione et similia – sulle prossime politiche per la casa: occupando un alloggio sfitto non private un grifone influencer del suo confortevole nido.

Il grifone, semmai, ce l’avete in testa.

Michele Rossi

 

 

 

Le case popolari ci sono ma rimangono vuote

 

[1] 

 

 

 

Carica ulteriori articoli correlati
Carica altro Redazione Inchiostronero
Carica altro DIBATTITI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«L’ILIADE, LA GUERRA EPICA CHE PARLA DI PACE»

iserabile, lacrimosa, dolorosa, raccapricciante …