Ognuno ha, nel suo immaginario Un luogo che lo rasserena

Le gite di una volta

BLANDING’S CASTLE


“Sai, adesso vado a vedermi una puntata di Downtown Abbey – mi dice al telefono – non so perché… ma mi rilassa… mi fa vedere un mondo, degli ambienti, in cui mi sarebbe piaciuto vivere… una eleganza che oggi è perduta…”

 

 

 

 

 

 

 

 

Beh, ognuno ha, nel suo immaginario (letterario o visivo che sia) un luogo, un ambiente nel quale trovare, di tanto in tanto, rifugio. Un luogo che lo rasserena. Che gli permette un distacco, ancorché momentaneo, da problemi, tensioni… brutture del mondo.

Non penso ad una scelta, o preferenza, intellettuale. Quella è tutt’altra cosa. Ad esempio, se io dovessi scegliere, intellettualmente, un’epoca storica, e un ambiente, in cui mi piacerebbe vivere… facendo una sorta di gioco con la Macchina del Tempo di H.G.Welles(1) sarei dapprima tentato dall’Atene di Pericle, o dalla Roma di Augusto… ma alla fine opterei per la Firenze di Dante e Cavalcanti… non avete idea di quanto mi piacerebbe conversare con i due fiorentini, e magari con il Cecco Angiolieri, in qualche taverna d’Oltrarno… e vedere se questa famosa Beatrice era davvero tanto gentile e bella..

Le novelle di Cecco Angiolieri

Però, appunto, sono sogni, fantasticherie… ma fantasticherie intellettuali.

Se voglio, invece, evadere dalla gabbia del mondo, dai miei problemi e, a ben vedere, soprattutto da me stesso, la mia fantasia vola… al Castello di Blanding’s.

Epoca Edoardiana

Dove si trova? Beh, quanto a coordinate geografiche sembra che si trovi – ma non sono certo che davvero esista – in qualche luogo della campagna dello Shorpshire. Quanto a coordinate storiche, invece, è un non luogo. Sospeso, perennemente, in una sorta di, idillica ed effimera, Età Edoardiana. Dove il tempo, però, non scorre. Ed usi, costumi, atteggiamenti restano sempre uguali.

È una delle invenzioni di maggior genio di Pelham Grenville Wodheouse. Il più grande umorista inglese. O più esattamente, colui che ha saputo, più d’ogni altro, incarnare il “sense of humor”, esente da qualsiasi vis polemica, malignità, ironia con pretese pedagogiche. Perché Wodeohouse era davvero, per spirito, una “creatura leggera”, riprendendo una, famosa, definizione, che il nostro De Sanctis diede di Goldoni: creatura leggera di un secolo leggero…

Solo che il suo, di secolo, leggero non era affatto. E lo pagò con un, assurdo, processo per “intelligenza col nemico”, visto che si mise a scherzare anche sulla conquista tedesca della Francia e, tra le righe, sulla rotta di Dunkirke. Gli costò anni di, volontario, esilio negli States… poteva andargli peggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma restò sempre se stesso. In Inghilterra, Francia, USA… il suo mondo immaginale restava lo stesso. Leggero. Sospeso.

E il Castello di Blanding ne è il (non) luogo per eccellenza. Con il suo svagato conte, lord Clarence Emsworth, la cui unica ambizione è vincere il concorso della contea per il maiale più grasso… e il suo maiale, l’imperatrice di Blanding’s, è un campione senza rivali. Intorno alla quale si intrecciano avventure e intrighi, amori e gelosie. Una pletora di sorelle, zie, nipoti, ospiti più o meno graditi. E un fratello cadetto, sir Galahad, dal passato turbinoso. E dall’ingegno acuto e machiavellico.

Un mondo che non esiste. E, forse, non è mai, davvero, esistito. Però… un buon rifugio, dove cercare riparo di tanto in tanto.

Lo scoprii ragazzo. Ero al mare, con mio padre. Allora non c’erano cellulari, tablet e altro… in spiaggia, per far scorrere le ore, non restava che leggere…

C’era uno di quei bazaar, che vendevano un po’ di tutto. Giocattoli da spiaggia, sigarette, borsette, costumi, olii abbronzanti, giornali… e qualche libro. Più che altro roba vecchia, fondi di magazzino da smaltire. Fu lì che trovai i primi romanzi di Blanding’s. Nella vecchissima edizione Bietti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da allora il Castello non mi ha più abbandonato. Resta per lo più lì, in biblioteca, in diversi volumi di diversi editori. A raccogliere polvere.

Ma io so che c’è. E che, quando è necessario, posso tornarvi. A cena con Lord Emsworth, a bere un cocktail con Galahad… a guardare l’immane mole dell’Imperatrice che si rotola, felice, nel fango…

È un pensiero che, non so perché, mi rassicura. Mi dona sprazzi di serenità.

Andrea Marcigliano

 

Approfondimenti del Blog

“LA MACCHINA DEL TEMPO” DI HERBERT GEORGE WELLS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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