24 Marzo 1995 esce per l’ultima volta per l’etichetta EMI, un nuovo album di Franco Battiato, “L’ombrello e la macchina da cucire”, tra le tracce: Breve invito a rinviare il suicidio.

Franco Battiato. L’ombrello e la macchina da cucire.

13 febbraio 2019 Rovigo, un trentottenne è rimasto per due ore sul bordo di un ponte sull’Adige, minacciando di buttarsi giù, intervengono le forze dell’ordine, e mentre uno psicologo cerca di riportarlo alla ragione, nelle auto ferme nel traffico non suona la canzone di Battiato, in tanti, anziché mostrargli solidarietà, hanno iniziato ad insultare l’uomo, intimandogli di non perdere tempo: «buttati pagliaccio, buttati…Stai bloccando tutto il traffico». E ancora: «buttati, hai rotto». «Buttati, così possiamo passare». Frasi agghiaccianti, riportate da: La Voce di Rovigo.

7 Febbraio 2017, Riviera Barcola, Trieste, viene ritrovato il corpo senza vita di Michele 30 anni, giovane grafico disoccupato, l’ipotesi di suicidio è confermata poche ore dopo, lascia una lettera pubblicata integralmente dal Messaggero Veneto di cui riportiamo alcuni stralci: “ho vissuto (male) per trent’anni… Ho cercato di essere una brava persona, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro inutili, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere. Questa è una dimensione dove conta la praticità, che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì. Perdonatemi, mamma e papà, dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.”

30 aprile 1944 Franco Aschieri, diciassettenne romano viene fucilato dagli angloamericani nella cava di pozzolana di Sant’Angelo in Formis (Caserta) insieme ad altri 12 giovanissimi soldati della R.S.I., ebbe il tempo di scrivere alla Madre: (estratto) “Cara mamma, con l’animo pienamente sereno mi preparo a lasciare questa vita che per me è stata così breve e nello stesso tempo così piena e densa di esperienze e sensazioni. Ti prego, mamma, fai che il mio distacco da questa vita non sia accompagnato da lacrime, ma sia allietato dalla gioia serena di quegli animi eletti che sono consapevoli del significato di questo trapasso. Non ho alcun risentimento contro coloro che stanno per uccidermi perché so che non sono che degli strumenti. Sono contento della morte che mi è destinata perché è una delle più belle, essendo legata ad un sacro ideale. Io cado ucciso in questa immensa battaglia per la salvezza dello spirito e della civiltà, ma so che altri continueranno la lotta per la vittoria. Viva il Fascismo. Viva l’Europa.”

Sull’Altro Fronte, pochi giorni prima a Torino il 5 aprile 1944 un giovane ufficiale, Franco Balbis, di 32 anni, Capitano di Artiglieria, combattente a El Alamein e pluridecorato, paga col sangue la scelta dell’8 settembre 1943, entrato nel movimento Partigiano viene arrestato e condannato a morte da un reparto della GNR. Fucilato al Poligono Nazionale del Martinetto. Scrisse alla Madre: (estratto) “La divina provvidenza non ha concesso che io offrissi all’Italia sui campi d’Africa quella vita che ho dedicato alla Patria il giorno in cui vestii per la prima volta il grigioverde. Iddio mi permette oggi di dare l’olocausto supremo di tutto me stesso all’Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana. Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura, mi presento davanti al plotone d’esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta. Possa il mio grido di “Viva l’Italia” sovrastare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte.”

Tre lettere, due epoche diverse, tre diverse versioni del mondo, 2 giovani su fronti opposti, orgogliosi di dare la loro vita per una patria, vista in modi diversi ma sentita come bene primario. La terza quella del giovane Michele, non offerta “PER” la Patria, ma “CONTRO” una patria, che non è più in grado di offrire niente a nessuno.

Patria dove una vita umana vale meno di 10 minuti di ritardo.

La Spina nel Fianco.

Immagine: Ramon Casas i Carbó “joven decadente”

Per gentile concessione:

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