L’allargamento dell’area BRICS ha lasciato spiazzati molti analisti

BRICS. OH, INCREDIBILE MONDO NUOVO!


L’allargamento dell’area BRICS ha lasciato spiazzati molti analisti. E gettato in una sorta di stato confusionale politici ed operatori economici. La dimostrazione – se mai ce ne fosse bisogno – del vecchio detto che gli Dei accecano coloro che vogliono perdere. Perché quello che sta avvenendo era palese ed implicito nell’andamento delle cose. Ma, nel cosiddetto Occidente, ci si continuava a baloccare con l’idea che BRICS fosse solo un acronimo privo di sostanza. E che i contrasti tra i membri storici non avrebbero condotto a nulla di concreto nel vertice sudafricano.

E invece…

E invece questo vertice ha cambiato la carta geografica del mondo.

Provate a guardarla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l’ingresso dell’Egitto i BRICS di fatto controllano Suez. Con quello dell’Etiopia incombono sullo stretto di Gibuti e sui paesi che si affacciano sul Mar Rosso.

Con l’Arabia Saudita controllano non solo il Mar Rosso, ma anche l’accesso al Golfo Persico. Una, fino a ieri impensabile, collaborazione con l’Iran. E gli Emirati Arabi permettono di controllare Hormuz e il passaggio tra Golfo Persico e Oceano Indiano.

Oceano, questo, che è occupato dal colosso India. E lungo il quale si snoda la Via della Seta marittima, che parte dal Mar Cinese Meridionale.

Se dovesse, a breve, come pare assai probabile, entrare nei BRICS anche l’Indonesia, le distese marittime dalla Cina al Mediterraneo diventerebbero una sorta di mare interno. Totalmente controllato dal nuovo colosso multinazionale.

Non è solo questione di traffici e commerci. È una, radicale, rivoluzione dello scacchiere geopolitico. Che non sta facendo fare sonni tranquilli a Washington e, forse soprattutto, al Pentagono. Non è infatti un caso che la US Navy abbia, ormai da anni, concentrato il grosso delle sue forze proprio nell’Oceano Indiano. E che i Segretari di Stato degli ultimi Presidenti, dalla Rice alla Clinton, si fossero molto adoperati per stringere una “cintura di contenzione” intorno alla Cina. Puntando sull’alleanza con India, Sauditi, Indonesia.

Progetto strategicamente fondamentale, vanificato in un giorno al vertice sudafricano. Effetto boomerang, per altro, della politica dissennata di Biden in Ucraina. Nonché della, forse ancora più folle, strategia conflittuale con Pechino per Taiwan.

Se guardate la carta geografica dell’Africa, potete notare che, con Sud Africa, Etiopia ed Egitto, i BRICS presidiano tre lati, e punti nevralgici, del continente. Per completare il disegno mancherebbe solo la Nigeria. E allora il grande gioco africano sarebbe partita chiusa.

Ma la Nigeria, nonostante la massiccia presenza economica cinese, è ancora troppo subordinata nelle sue élites a Parigi. E con troppi conflitti interni. Un rischio eccessivo.

Per altro, nel Maghreb, la, prossima integrazione di Algeria e Tunisia renderà i BRICS egemonia in tutto il nord Africa mediterraneo.

Manca solo la Turchia. Ma è paese legato (ancora) alla NATO. E, come si può notare, i BRICS hanno sino ad ora vietato l’accesso ai paesi con un forte legame politico-militare con Washington.

Questo potrebbe spiegare l’ennesimo giro di valzer di Erdogan. Che, dopo oltre un anno di sostanziale neutralità, è diventato improvvisamente acceso sostenitore della causa Ucraina. Almeno a parole… perché, come sappiamo, il Sultano è ben noto per la sua abilità nel trattare. Ed alzare il prezzo della sua amicizia.

E non dobbiamo dimenticare l’America Latina. L’ingresso dell’Argentina crea un asse inedito tra i due giganti del continente. Aprendo, come già ho scritto, ad una aggregazione anche dei paesi andini. Che porterebbe ad un mercato sudamericano – il vecchio disegno del MERCOSUR – sempre più forte ed integrato.

E, in prospettiva, alla realizzazione di una sostanziale unità di intenti politici, chiaramente avversa all’egemonia dei “gringos”. Il sogno, questo, di Bolivàr.

Tuttavia, questo appare come il tallone d’Achille dei BRICS. Le imminenti elezioni argentine potrebbero infatti portare al governo Javier Milei, ultraliberista, e totalmente appiattito su Washington.

E c’è da scommettere che a Langley e Wall Street in molti si stanno dando un gran daffare perché ciò avvenga. E per scongiurare la vittoria del peronista Massa.

Comunque, guardate la carta geografica. Con attenzione. Perché quello che, ora, si sta profilando è, davvero, un, incredibile, Mondo Nuovo.

Andrea Marcigliano
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

 

 

 

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