I Saturnali erano una delle feste più importanti dell’antichità romana

saturnali

BUONI SATURNALI A LORO, BUON NATALE A NOI!


I Saturnali (Saturnalia) erano una delle feste più importanti dell’antichità romana. Venivano celebrati per circa una settimana dal 17 dicembre e rappresentavano insieme la fine dell’anno agricolo e la celebrazione nostalgica di un dio, Saturno, che ricordava l’età dell’oro dell’umanità, un’epoca perduta di felicità e uguaglianza. La caratteristica dei Saturnali era il rovesciamento dell’ordine normale. I padroni diventavano schiavi e viceversa, si tenevano enormi banchetti e orge, ci si ubriacava, si giocava d’azzardo, tutto ciò che era proibito nel resto dell’anno. Si scambiavano doni – detti strenne – e spesso veniva eletto un Signore del Malgoverno, scelto fra i membri di livello inferiore della casa o della città, a cui era permesso compiere, nel tempo sospeso dell’inversione, ogni genere di misfatti. L’augurio che ci si scambiava era il grido “Io, Saturnalia”. Ne parlò Nietzsche, affermando che “rovesciare l’esperienza nel suo contrario, il necessario nell’arbitrario, allieta perché ci libera momentaneamente dai nostri inesorabili padroni.  È la gioia dello schiavo.”

Da diversi anni le festività natalizie sono diventate saturnali postmoderni, privi della gioia sincera, quasi innocente, di quel lontano passato. Oggi il mondo al contrario dura tutto l’anno e viene voglia di invocare e praticare dei saturnali capovolti, quaresimali. È il Natale cristiano ad essere finito, travolto dal baccanale consumista e soprattutto dalla cancellazione, pervenuta alla fase finale, di una civiltà che celebra gaia la sua estinzione. Perciò abbiamo deciso anche noi di allinearci alla dissoluzione in atto e augurare Io, saturnalia, al mondo invertito.

Auguri al rettore dell’università fiorentina che invita a celebrare le “feste di fine anno” escludendo ogni riferimento natalizio in omaggio al nuovo feticcio dell’inclusione. Un Io, saturnalia ancora più sentito al suo collega della Complutense di Madrid, l’ateneo spagnolo più prestigioso, che su carta intestata ufficiale formula auguri per le giornate di “fine autunno”. Bisognava pensarci, e il professorone non è tale per caso. Auguri saturnali ai Signori del Malgoverno che bombardano la sventurata Gaza, uccidono donne e bambini e sparano persino alle parrocchiane cattoliche della città in macerie. E anche al governo italiano che all’ONU non si è sentito di votare a favore della richiesta di cessate il fuoco. Fifa, paura che i padroni si risentano.

Altri Signori del Malgoverno si sarebbero risentiti se il governo non avesse accettato una modifica al famigerato Patto di Stabilità europeo che impone nuovi tagli alla spesa pubblica. Il massacro sociale avanza ulteriormente e gli schiavi non hanno neppure i saturnali per respirare un po’. Ottimi Saturnali a chi rifornisce di armi la martoriata Ucraina affinché sparga il suo sangue al posto di quello – più prezioso – degli occidentali. Esternalizzazione della guerra.

Si sarebbe tentati, al contrario, di augurare buon Natale almeno all’argentino pontefice. Ma come si fa, dopo che ha sdoganato le coppie gay (ancora irregolari, ma non troppo…) benedicendole, ed ha assolto da ogni peccato gli scafisti finanziati dai vescovi? Il capovolgimento diventa neolingua nel nome orwelliano del Dipartimento per la Dottrina della Fede, presieduta dal fidato Tucho, il cardinale Fernàndez specialista in baci.

E felici saturnali al preside ascolano – uno dei tanti – che ha abolito la messa per non turbare gli alunni non cattolici. Solo un pietoso silenzio per maestrine di Agna (PD) che nei canti per i bambini hanno sostituito la parola Gesù con cucù. Proprio vero, che il Signore/Cucù toglie la ragione a chi vuole rovinare. Quos Deus perdere vult, dementat prius”

Pollice verso – e un sentito “Io, Saturnalia – alla legione dei nemici del presepe. Resteranno invendute le statuette di San Gregorio Armeno, la via napoletana dei presepi? Fatelo almeno per il PIL, lasciateci comprare qualche statuetta del Bambino, della Madonna, del bue e dell’asinello. Il problema è San Giuseppe: in tempi di odio contro il patriarcato, il padre putativo di Gesù (così lo chiamavamo ai tempi della “dottrina”) non gode di alcuna considerazione. Chi si è portato avanti è don Vitaliano Della Sala, che ha direttamente inserito nel presepe della sua chiesa due madri e nessun padre attorno a Gesù, per protestare contro l’esclusione delle coppie omo.

Un’intera strada dedicata ai pastori e ai presepi – Via San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli 
Due Madonne nel presepe, il ‘prete No global’ Don Vitaliano: “È inclusivo, ci sono altri modi di essere famiglia”

Due madri e un solo bambino fanno pensare. Esclusa l’Immacolata Concezione, restano utero in affitto, pardon “gestazione per altri”, inseminazione artificiale o un blasfemo messaggio lesbo. Del resto, molte femministe dell’ultima ondata propugnano la relazione saffica generalizzata. Buoni saturnali ai militanti di Ultima Generazione, che sfregiano l’arte per amore del clima e non conoscono – da veri Signori del Malgoverno – la differenza tra cambio climatico, inquinamento e funzione dell’anidride carbonica. Gretini (o “militonti” copyright Diego Fusaro) ignari di essere manipolati dai Signori- quelli veri- che propagandano un’agenda e si comportano al contrario. Warren Buffett e altri straricchi investono somme enormi nelle energie fossili. Ditelo, per favore, agli ultrà green. No, meglio tacere, tanto non capiscono.(1)

Saranno splendidi saturnali per Pfizer e Big Pharma, in attesa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità che dirigono sia investita di poteri diretti sulle legislazioni nazionali. Più sieri per tutti. Saturnali tutto l’anno per i transumanisti alla Elon Musk, che invita a fare figli e dà l’esempio con metodi artificiali mentre introduce chip nei cervelli di soddisfatte cavie umane.

Non dimentichiamo i saturnali di chi, in nome delle tecnologie 5G, lavora per aumentare i limiti legali delle onde elettromagnetiche. Il giornale e la televisione unificati di sistema tacciono, in attesa di convincere che l’esposizione all’elettromagnetismo è salutare. Verissimo, potrebbe aumentare la mortalità, una manna per i dominanti che vogliono diminuire la popolazione. Tutto fa brodo, a partire dalla morte a carico erariale dispensata a una donna ammalata di Trieste. Brutto destino quello dei sanitari (altro termine dal significato capovolto), già costretti all’osservanza dei sacri “protocolli”, adesso derubricati a boia di Stato, Mastro Titta a stipendio fisso, con premio di produzione per gli obiettivi raggiunti. Io ne ho soppressi cento, e tu? Con buona pace di Ippocrate e del suo antiquato giuramento.

Intensi Saturnali e un ricco menù a base di pandoro per Chiara Ferragni, di professione influencer, oltreché moglie di Fedez, il Giuseppe Verdi dell’Italia comatosa, pizzicata a fare beneficienza a se stessa. Nell’anno saturnale capovolto e trans, gran festa per il mondo LGBTQI+ e le bandiere arcobaleno, per le università anglosassoni che sfornano a ritmo serrato vocabolari “inclusivi” della neolingua, quelli per cui “è donna l’essere umano adulto che si sente tale, indipendentemente dal genere rilevato alla nascita”.

Se anche la Benemerita… Nozze gay nel Brindisino, carabiniere sposa il compagno in alta uniforme: picchetto d’onore per la coppia.

Un particolare scrosciante applauso, con le congratulazioni del gregge, agli amministratori della città francese di Nantes, che, da buoni giacobini, hanno deciso di offrire ai cittadini-   enfants de la patrie – un Natale, pardon un fine anno, senza alcun richiamo alla tradizione cristiana, con luminarie LGBT e una Mamma Natale arruolata al posto dell’eteropatriarcale Babbo. Ammirevole la spiegazione del sindaco donna (giammai scriveremo il cacofonico sindaca), autentica signora dei saturnali transalpini. “Nel XXI secolo lo spirito del Natale è multiculturale. Non più unico, ma lascia spazio a tutte le confessioni e non confessioni. Perché questi momenti da favola (o incubo, N.d.R ) dovrebbero riunire tutti sotto la stessa bandiera di creatività”. Tombola, anche il Natale creativo è una novità. Grande invenzione il progresso.

La responsabile della “creatività” natalizia ha aggiornato il repertorio, giudicato troppo cristiano. “Ci saranno solo uno o due brani legati al Natale. Il resto sarà solo feel good e pop.” Non chiedeteci che cosa significhi feel good: non lo sappiamo e siamo fieri dell’ignoranza. In compenso, sappiamo che il 25 dicembre è stato ribattezzato (sempreché battesimo sia parola autorizzata) “viaggio in inverno”. Supponiamo che in Nuova Zelanda o in Brasile meta del viaggio sia l’estate australe. Che dire dell’antifascismo psichiatrico di chi, nel bresciano, si è opposto all’augurio anglo, ma sospetto, “Happy XMas” su una piazza di paese e della denuncia di un progressista pisano davanti a un’installazione in cui Babbo Natale saluta a braccio alzato. Simpatia del vecchio barbuto per il deprecato ventennio o disturbo ossessivo compulsivo dell’indignato speciale? Io Saturnalia ad honorem.

Saturnale anche il sistema giudiziario del Bel Paese che commina diciassette anni di galera più centinaia di migliaia di euro di risarcimento al gioielliere veneto che ha ucciso due rapinatori, e solo quattordici allo zio di Saman, la ragazza pachistana ammazzata dalla famiglia. Silenzio per il recente femminicidio a opera di un kosovaro dopo i lunghi saturnali anti-patriarcali sul cadavere della povera Giulia Cecchettin. Un tonante Io, Saturnalia collettivo alla stampa e al sistema mediatico unito nel conformismo e nella disinformazione.

Alla gente, sembra, va bene così. O forse no. Il dissenso, come un fiume carsico, esiste, si diffonde e prima o poi troverà mezzi e modi per esprimersi. Finiranno i saturnali tutto l’anno e tornerà il senso comune. Tornerà anche il buon Natale, l’augurio bello e sorridente che la trascurabile maggioranza fa a se stessa. Finirà l’era dei Signori del Malgoverno e si invertirà l’inversione. Basta volerlo ed essere in molti. È come per la tirannia, vincente finché non si leva il grido della disobbedienza, il “no” civile e collettivo. Buon Natale a noi, con tutto il cuore. Io saturnalia, e pessime, orribili feste di fine anno a tutt* gl* altr*.

Roberto PECCHIOLI

 

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