Tra propaganda, paura e contraddizioni strategiche

«Caccia Nato abbattono droni Nato: Europa in farsa»
Tra escalation, paura e contraddizioni, l’Europa mostra le crepe della propria strategia nel conflitto ucraino
Il Simplicissimus
L’episodio che ha visto l’intervento di caccia Nato contro droni diretti verso il territorio russo viene interpretato come il segnale di un cambiamento negli equilibri della guerra. Dietro le dichiarazioni ufficiali emergono le tensioni di un’Europa che, tra retorica bellicista e timore di un’escalation incontrollabile, sembra confrontarsi con i limiti della propria strategia. L’articolo riflette sulle ambiguità del coinvolgimento occidentale, sul nuovo atteggiamento di Mosca dopo gli ultimi attacchi e sulla crescente distanza tra la comunicazione pubblica e la realtà di un conflitto entrato in una fase più pericolosa. (N.R.)
Qualcosa sta cambiando persino nella gelatinosa Europa: ieri caccia della Nato si sono alzati in volo per abbattere droni cosiddetti ucraini che sorvolavano la Lettonia da cui erano presumibilmente partiti per colpire la Russia. Evidentemente la tempesta di fuoco a cui è stata sottoposta l’Ucraina in questi giorni e la minaccia nemmeno velata di colpire i siti da cui partono gli Uav anche al di fuori dai territori sottoposti al regime di Kiev, ha sortito un primo effetto. Naturalmente la notizia non la troverete sui giornaloni ridotti a un triste bollettino di evasione, chiacchiera e propaganda, perché questo evento rappresenta una sconfessione di quella tracotanza bellicista che si alza da Berlino e da Bruxelles, perché non rappresenta l’ostinazione quasi folle che fa parte dell’armamentario retorico unionista, ma dà invece la misura della paura. Leggerete invece che i caccia hanno abbattuto un drone russo, che chissà come volava sulla Lettonia perché nessuno gli aveva detto che non aveva l’autonomia per farlo. Da tempo i Paesi baltici e la Finlandia sono diventati basi di lancio di Uav finti ucraini, in realtà assemblati in Europa e diretti da operatori Nato, cercando per giunta di far finta di niente, come se non c’entrassero nulla. Ma è un segreto di Pulcinella, tanto che il governo lettone si è dovuto dimettere dopo un incidente con i droni cascati sul suo territorio probabilmente a causa delle interferenze russe. Con i massicci bombardamenti sulle infrastrutture a Kiev così come in altre città, la polverizzazione degli F16 e la mancanza di munizione contraeree, è mutato il volto del conflitto: si è passati in una fase in cui Mosca si è tolto il guanto di velluto. Del resto l’opinione pubblica russa chiede a gran voce delle misure contro il terrorismo dell’Alleanza Atlantica e il Cremlino, anche con tutta la prudenza del mondo, non può rimanere insensibile a questo, nonostante l’estrema prudenza che ha sempre ostentato.
Non ci vuole molto per capire che il tempo per chi lancia i droni e poi nasconde il braccio si avvia alla conclusione e che una mossa falsa significherebbe entrare in una guerra che nessun Paese ha effettivamente i mezzi per combattere, oppure porterebbe, molto più plausibilmente, alla fine dei regimi europeisti e russofobi, dettati dalle oligarchie finanziarie. Lo scollamento tra governi e popolazione, ma anche con i settori della borghesia produttiva, sta raggiungendo il punto di non ritorno: l’industria tedesca in fase preagonica era massicciamente presente al Forum economico di San Pietroburgo in completo dissenso con la Cancelleria di Berlino, tanto che della delegazione facevano parte, come osservatori membri dell’Afd, ormai il primo partito tedesco.
Il fatto è che l’Ucraina è sempre più un guscio vuoto che non è in grado di fare nulla, se non versare sangue per conto terzi in un quadro di accanita quanto inutile resistenza e diventa sempre più difficile far credere che possa vincere anche se ogni tanto qualche troll coglione sparge queste idiozie con le macchine del letame, in questo caso i social. Sarà prima o poi giocoforza accettare le condizioni della Russia, senza alcuno scampo per i guerrafondai privi di cervello o prezzolati. E a questo punto possiamo tornare al punto di partenza, ovvero all’intervento dei caccia Nato contro i droni di cui testimonia il breve filmato qui sotto.
La cosa che più colpisce è il degrado della situazione sul continente: l’Alleanza Atlantica che è sempre stato il doppio della Ue o, se si vuole il suo sistema di controllo e riassicurazione, adesso rischia di mandare all’aria l’Unione, scardinandone il trompe l’oeil e mostrando la desolante realtà. Ormai tutto il sistema industriale ucraino è delocalizzato altro ed è questione solo di tempo, la decisione di colpirlo nei Paesi in cui si è accasato. Ecco perché adesso si cerca di limitare l’escalation nei fatti, anche se essa viene mantenuta nelle parole.

