Petrolio, guerra e illusioni energetiche occidentali

«Carestia di petrolio e di missili»

Perché qualità, raffinazione e geopolitica contano molto più della semplice quantità di barili disponibili.

Il Simplicissimus

Non tutto il petrolio è uguale. La distinzione tra greggio leggero e pesante, dolce e acido, determina la capacità di raffinazione, i costi industriali e perfino gli equilibri strategici delle guerre contemporanee. Un viaggio nel mondo dell’oro nero per capire perché una crisi petrolifera non si misura soltanto in barili mancanti, ma nella qualità del greggio e nelle conseguenze economiche e militari che ne derivano, fino alla stretta connessione tra disponibilità di energia e produzione di missili. (N.R.)


🛢️🛢️🛢️ Tutto quello che avreste voluto sapere sul petrolio

Sfogliare i social è sempre abbastanza deprimente, ma in queste settimane si deve constatare che nonostante da ben oltre un secolo il mondo viva di petrolio, l’uomo della strada che si è poi trasformato in uomo da divano, non sa assolutamente nulla di oro nero e pensa che esso sia praticamente tutto uguale, che la questione sia solo nella quantità di barili. Così si formano equazioni che non stanno in piedi, per esempio quella che gli Usa siano relativamente immuni alle perturbazioni dei mercati e alle carenze di petrolio di altre aree. Ma così non è: esiste un petrolio acido (solitamente anche pesante) che contiene percentuali di zolfo che vanno dallo 0,5 al 4 per cento e un petrolio dolce (solitamente leggero) che appunto contiene basse percentuali di zolfo.

Non c’è alcun problema in questo perché l’oro nero pesante viene desolforizzato attraverso processi chimici, che richiedono tuttavia impianti che utilizzano metalli resistenti alla corrosione oltre che particolari strutture. Questo vuol dire che una raffineria studiata per processare greggio dolce, non può utilizzare greggio pesante. Ci sono poi anche altre caratteristiche per le quali di fatto ogni raffineria è solitamente dedicata a un certo tipo di petrolio. In questo modo le carenze finiscono per pesare molto di più rispetto alla quantità bruta. L’oro nero che proviene dal Golfo è per gran parte acido e dunque molte raffinerie dedicate a questo tipo di greggio non possono lavorare, se non sostituendo i fornitori andando a cercare l’oro nero su altri mercati (rappresentati in gran parte dal Centro e Sudamerica) a prezzi che ovviamente salgono alle stelle. Dunque gli Usa e le loro raffinerie di petrolio pesante non sono affatto al di furi della mischia e se l’Asia, come sta accadendo, diventerà l’acquirente più redditizio, tutti i Paesi produttori indirizzeranno in quella direzione il loro export, compresi Messico e Canada. Ci sarebbero insomma anche per gli Stati Uniti aumenti vertiginosi, di certo più significativi di quelli già in essere.

🚀🚀🚀 Alla ricerca del missile perduto

La vera ragione per cui gli Usa non conducono attacchi massicci sull’Iran è la scarsità di missili, sia d’attacco che di difesa. Secondo i calcoli degli analisti del Center for Strategic and International Studies (Csis) un think tank che su definisce bipartisan, ha fatto un’analisi accurata sugli arsenali statunitensi da cui si deduce che per quanto riguarda i missili da difesa si sta arrivando rapidamente all’esaurimento. Per quanto riguarda i Patriot ce n’erano, all’inizio della guerra, ovvero il 28 febbraio, 2026, al momento della tregua, l’8 aprile ne rimanevano 1135 e adesso ce n’è un numero che va dai 759 agli 825. Stesso discorso per i Thaad: prima della guerra ce n’erano 452 unità, al momento della tregua ne erano rimasti 232 e oggi grazie a nuove consegne cene sono dalle 234 alle 278 unità.

Per i missili d’attacco la situazione è ancora più allarmante. All’inizio della guerra gli americani disponevano di circa 4000 Tomahawk e ne sono rimasti la metà a fronte di una produzione di circa 90 all’anno. C’erano circa 3000 Jassm e ne sono rimasti 1400 con una produzione annua di circa 500. Non è diversa la situazione per gli Atacms: ce n’erano circa 800 e ne sono rimasti 400, mentre la produzione è cessata. Tali cifre – questa è la cosa importante da capire – non si riferiscono ai missili presenti sul teatro di operazione, ma del numero totale di vettori disponibili per tutti i comandi militari statunitensi.  Adesso che la guerra in Ucraina e quella contro l’Iran si vanno saldando o comunque si tenta di saldarle, si comprende bene quale sia l’estrema debolezza statunitense.

Redazione

 

 

 

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