Era lui il cattivo maestro per antonomasia e per definizione: Toni Negri

Toni Negri e Chiara Ferragni

CATTIVI MAESTRI E PESSIMI MAESTRINI


Appena citavi i cattivi maestri il primo nome che ti veniva in mente era Toni Negri. Era lui il cattivo maestro per antonomasia e per definizione. Ma è davvero così? No, non intendo redimere post mortem il professore padovano e rivalutare il suo velleitario radicalismo rivoluzionario, la sua sciagurata utopia. Ma ho uno sciame di obiezioni da muovere a quella facile, sbrigativa etichetta. Per cominciare Negri ha inciso poco su coloro che hanno seguito la via della lotta armata e della violenza radicale. Per essere un maestro ha avuto pochi allievi. I veri cattivi maestri dei pessimi allievi militanti e terroristi si chiamavano Marx e Lenin, e per taluni Mao, Ho-chi-min e Che Guevara. Negri era al più uno dei mediatori teorici con i primi due; la sua originalità teorica è stata quella di ibridare l’impianto ideologico Marx-leninista col pensiero francese di Foucault, Deleuze e Guattari.

In compenso, Toni Negri è stato il marxista italiano più letto e tradotto nel mondo, soprattutto da quando era latitante. E i suoi studi saranno velleitari e farneticanti se pretendono di tradursi nella prassi, ma non mancano di lucidità e di spessore teorico. Si pensi pure alla sua lettura di Spinoza e poi di Leopardi; radicalmente confutabili, a mio parere, ma notevoli.

Le sue opere, in particolare Impero e Moltitudine, hanno avuto uno straordinario successo editoriale e un totale fallimento teorico-politico perché la loro prospettiva è stata esattamente rovesciata: lui pensava che la moltitudine, il nuovo soggetto globale dopo la classe operaia e il proletariato, avrebbe usato gli strumenti e i processi del capitalismo globale per invertire la marcia e intraprendere una rivoluzione comunista. Invece è accaduto esattamente il contrario: il suo comunismo global, la sua moltitudine desiderante sono rimasti interamente irretiti nel capitalismo globale e nelle sue macchine desideranti (come le chiama Deleuze). Altro che antagonismo. Dopo il fallimento dell’operaismo, a cui credettero in origine i Negri e i Tronti e molte belle teste del comunismo, ossia la fede in un soggetto rivoluzionario d’avanguardia che avrebbe cambiato il mondo, Negri ha condotto il comunismo a un’altra tappa ingloriosa: il fallimento delle moltitudini, arrese al liberismo e integrate nei suoi apparati tecno-consumisti; al loro posto ha avuto più vitalità e più successo l’antagonismo dei sovranisti, anche se pure il sovranismo finisce con l’essere assorbito, neutralizzato e pastorizzato nella rete del sistema capitalistico globale e dei suoi assetti tecnologici, militari e nei dispositivi di potere.

Negri voleva far saltare tutti i compromessi tra lo stato sociale e lo stato liberale, rigettava le costituzioni e gli statuti dei lavoratori, ma così facendo ha lavorato per togliere gli ultimi ostacoli alla definitiva dominazione del sistema tecno-liberista e turbo-capitalista.

Anche il sabotaggio proposto da Toni Negri si è rivelato velleitario e fallimentare sul piano politico, sociale e insurrezionale. Ricordo nei giorni delle banlieue in rivolta a Parigi, Toni Negri rivolgere dalle colonne del quotidiano fiat un appello alla violenza e all’uso delle armi, naturalmente per incitare alla “resistenza”. Sappiamo come è andata a finire; l’unica minaccia all’establishment, a Parigi come altrove, giunge semmai dal fanatismo islamico di ritorno, non certo dall’antagonismo rivoluzionario alla Negri.

Anni di piombo la foto simbolica

Toni Negri è stato un cattivo maestro soprattutto per chi ha creduto di poter fondare sulla sua teoria un nuovo antagonismo marxista e rivoluzionario. Più che condurre al conflitto e all’alternativa, Negri ha condotto al disastro e alla conseguente uniformità. Le folle sradicate si sono convertite ai consumi e la rete ha ingigantito le solitudini e le rivalse narcisistiche più che le comunità antagoniste e i comunismi.

Chi resta sul terreno del materialismo e nell’orizzonte puramente strumentale ed economico, alla fine viene assorbito da un più potente e seduttivo materialismo: che è poi quanto sosteneva già a fine Ottocento un giovane filosofo, ventiquattrenne, di nome Giovanni Gentile, a proposito del marxismo. E lo diceva senza aver conosciuto i suoi esiti storici, prima che il comunismo diventasse rivoluzione, potere e regime.

Ma se torniamo al nostro presente, il discorso dei cattivi maestri assume un’altra piega. Non ci sono maestri, nemmeno cattivi; al più maestrini e funzionari dell’Intolleranza, al servizio del pensiero vuoto e della visione cieca. Non c’è nessun maestro in grado di insegnare qualcosa e di orientare il pensiero verso una prospettiva realmente divergente rispetto allo status quo. Se c’è, è ai margini, inavvertito, nascosto, non pervenuto, non riconosciuto, border line, anzi oltre la linea. Mancando un pensiero, dispersi gli intellettuali, sparito ogni orizzonte di attesa, i maestri sono finiti insieme ai loro insegnamenti. Sono finiti pure i cattivi maestri che, come angeli ribelli all’ordine divino, si fecero demoni, insegnando la via dell’inferno come riscatto degli oppressi.

Chi è maestro? Non solo chi trasmette un sapere ma chi diventa un punto di riferimento, un modello a cui ispirarsi, un faro che non esprime solo una teoria o compie una ricerca ma rischiara una via, indica un cammino. Maestro è uno che ti cambia la vita o almeno lo sguardo con cui vedi la vita. Uno che leggendolo, ascoltandolo, trasforma il tuo modo di pensare e di vedere le cose.

Al posto dei cattivi maestri oggi chi c’è? Ci sono al più gli influencer, i manipolatori dei desideri, sull’onda delle tendenze e delle mode; ci sono gli agenti pubblicitari che veicolano voglie di merci anche a cavallo di modelli ideologici e canoni prescritti; ci sono i top model dello star system, gl’impresari della comunicazione che non insegnano ma seducono e conformano, agendo sul linguaggio, sull’immaginario globale e sul narcisismo individuale di massa.

Mentre ci attardiamo a inveire contro i toni negri del passato, perdenti e perduti, ci mangiamo i pandori finto-solidali delle chiare ferragni.

 

La Verità – 19 dicembre 2023

 

 

 

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