Nel silenzio del mondo, il rumore delle guerre dimenticate.

C’È GUERRA E GUERRA

Non una, ma molte guerre. Diverse, asimmetriche, ma tutte già in corso

di Andrea Marcigliano

Nel suo nuovo intervento, Andrea Marcigliano riflette sul concetto di guerra contemporanea, andando oltre le narrazioni ufficiali per mostrare un conflitto diffuso, strisciante e spesso taciuto. Dall’Europa al Sahel, passando per il Medio Oriente, si delinea un panorama di instabilità permanente che i media mainstream tendono a ignorare o minimizzare. Con tono personale e lucido, l’autore invita il lettore a guardare oltre la superficie, interrogandosi su ciò che si preferisce non vedere. (Nota Redazionale)


Dunque…mi sembra necessario fare alcune precisazioni…

Oddio, necessario…per i pochi che mi leggono e, più che altro per me stesso. Perché tutti gli altri, quelli che ascoltano i telegiornali, magari ancora leggono i grandi quotidiani (grandi un tempo), per coloro che credono al, fantasioso, racconto dominante…beh, per loro c’è ormai ben poco da fare, temo…

Vediamo, però, di tornare in argomento.

Dunque, c’è la guerra. E anche qui, a voler essere precisi, ve n’è più d’una. Tanto da lasciar sospettare che ci troviamo, più o meno inconsapevoli, nel pieno di una guerra mondiale. Strana, certo, asimmetrica…ma comunque mondiale.

“Europa, ich werde dich wie dieses Eis lecken, bis du verschwindest.”

Una guerra strisciante. Dall’Europa all’Asia. E lungo tutta la dorsale nordafricana. Più giù, sotto la cintura del Sahel.

Guerre e guerricciole. Già intense, al calor bianco, oppure solo latenti. Minacce sul punto di esplodere.

Eppure di questo stato di guerra diffuso si parla ben poco. Nulla o quasi. E si tende, addirittura, a sottacere quanto sta avvenendo in Medio Oriente. L’offensiva di Telavi per creare la Grande Israele. La pulizia etnica di Gaza. La Siria smembrata, nel più totale caos. Il Libano sotto attacco.

Di tutto questo si parla ben poco. Solo il bombardamento israeliano di una chiesa a Gaza ha, per un attimo, interrotto il silenzio. Per un attimo solo. Poi, tutto è tornato nella nebbia.

Così l’unica guerra di cui si fa un gran parlare, e soprattutto sparlare a vanvera, è quella in Ucraina. Trattandola come se non fosse la punta di un iceberg che affiora. Come se non fosse, per essere chiari, un teatro dove si stanno misurando da un lato Mosca, dall’altro lato NATO. O meglio ciò che ne resta, visto l’atteggiamento sempre meno convinto di Trump.

E questa guerra, di fatto, è già stata vinta dalla Russia. Militarmente, per lo meno. E Putin non affonda il colpo, non lancia le sue armate sino a Kiev, solo per una ragione. Perché conscio del rischio intrinseco del dilatarsi del conflitto.

I russi sanno bene di non combattere realmente contro gli ucraini. Che, a parte alcuni reparti di fanatici, sono in maggioranza contrari al conflitto. E, spesso, in fuga. Come dimostra il dimezzarsi della popolazione dell’Ucraina in questi anni di guerra. La fuga, spesso disperata, all’estero. I rientri e gli arruolamenti forzati.

Il nerbo delle forze anti-russe è, in realtà, costituito da “consiglieri” NATO. Ovvero reparti di specialisti, soprattutto britannici. Che sono dietro al lancio di missili e droni contro la Russia, e sovente anche ad attacchi militari.

Senza di loro, Kiev sarebbe già stata costretta alla capitolazione.

Putin ed il suo entourage, però, marciano con il freno a mano tirato. Ben consci del rischio insito nel dilatarsi del conflitto.

Una coscienza che, purtroppo, non sembra condivisa dall’altra parte. Dai deliri di Rutte. Dalle follie belliciste di Merz e della Von Der Leyen. Da Londra, che gioca la vecchia partita del Divide et Impera. Per mantenere il suo potere su un mondo caotico.

E noi, noi italiani, ci troviamo in mezzo.

Con una classe dirigente, maggioranza e opposizione, che per lo più non appare cosciente della situazione.

Che continua a fornire armi al piccolo tiranno di Kiev, a sostenere la, delirante, politica offensiva europea contro Mosca…ma appare, al contempo, convinta di non essere in guerra.

Una convinzione diffusa, per altro, nel paese. Una specie di letargia dalla quale ci dovremo, però, presto svegliare.

E sarà un risveglio molto duro. Visti i tagli a sanità, servizi sociali, scuola per investire in armi.

Questo, però, potrebbe essere ancora niente. Una transizione, difficile, e molto, per i comuni cittadini. Ma, comunque, una fase transitoria.

Il vero rischio, quello che non ammette indugi e ambiguità, è un altro.

Che coloro che dal conflitto traggono vantaggi, ci trascinino oltre un confine che non va superato.

E che al Cremlino decidano che, ormai, non vi è altra alternativa che la guerra. Totale.

Alla quale, quasi inutile dirlo, siamo militarmente impreparati.

E, ancor di più, inetti mentalmente.

Sarebbe il disastro. Per l’Italia e per gli italiani.

Ed è un disastro incombente. Molto, troppo vicino.

Anche se continuiamo a fare finta di nulla. E a lasciarci ottundere da una, uniforme e dominante, propaganda.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

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