Il prossimo 28 ottobre saranno trascorsi 100 anni dalla Marcia su Roma

Palazzo della Civiltà del Lavoro e Colosseo quadrato. (Roma 1938-1940). Si trova nel moderno quartiere dell’EUR

CENTO ANNI DOPO, LA SINISTRA ITALIANA SENZA PROGRAMMI

SI SPAVENTA PER IL FASCISMO INESISTENTE


Il prossimo 28 ottobre saranno trascorsi 100 anni dalla Marcia su Roma. Cento anni, un secolo. Eppure, Bonelli, il leaderino del minipartito dei Verdi, non ha trovato nulla di più intelligente da dire a Calenda se non l’immancabile “fascista!”. Dopo un secolo, il fantasma di Mussolini continua a spaventare una sinistra che non riesce a proporre nulla di credibile perché, invece di guardare avanti, continua a camminare con la testa rivolta al passato.

Carlo Calenda

Siamo passati dai cappelli a cilindro alle minigonne e poi all’abbigliamento di ogni tipo; dalle carrozze a cavalli all’uomo sulla Luna; dalle baionette ai droni. Ma per la gauche di ogni tipo il problema è sempre lo stesso: il fascismo vittorioso 100 anni orsono e morto da quasi 80 anni. “Fascista”, la parola magica per criminalizzare gli avversari, per cancellare ogni discussione scomoda, per nascondere la mancanza di idee e di visione.

Bonelli, visti i modestissimi risultati conseguiti dal partitello ambientalista in Italia (a differenza di ciò che accade nel resto d’Europa), dovrebbe preoccuparsi della propria incapacità di incidere, della mancanza di credibilità, della inadeguatezza del programma, della totale assenza di una comunicazione efficace. E invece risolve tutto accusando gli avversari di essere fascisti. Ma, dopo un secolo, l’anatema non funziona più. Serve solo per giustificare il mantenimento, con denaro pubblico, di associazioni che non hanno più senso alcuno se non quello di garantire seggiole e poltrone.

Però, per conquistare qualche consenso in più, strillare contro il fantasma di Mussolini non serve. Così come gli articoli di Berizzi e Murgia non fanno vendere copie in più dei rispettivi giornali che ospitano ridicole inchieste su un pericolo che non esiste o patetici sondaggi su quanto ciascuno ha atteggiamenti fascisti.

Gino Cervi in Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955)

L’arco costituzionale è crollato, così come si è disgregato in Francia alle legislative il fronte repubblicano anti-lepenista. I cittadini vogliono proposte sulla lotta contro il carovita, vogliono indicazioni sui salari da pagare ai giovani, sulle tasse, sulla lotta alla criminalità. E invece si ritrovano con politici che evitano tutti i temi della vita reale nascondendosi dietro l’indignazione per un braccio teso ad una cerimonia funebre.

Ed allora, non avendo nulla di intelligente da dire sul tema ambientale, Bonelli si rifugia nella parola magica, scagliata contro l’ex compagno Calenda. Non sarà l’unico. Perché l’antifascismo contro un fascismo che non esiste più da 80 anni è l’unico collante di una coalizione a guida Pd priva di un programma comune, di un’idea coinvolgente. Ed allora si moltiplicheranno le berizzate per mettere in guardia da un pericolo inventato. Arriverà un nuovo fascistometro della Murgia. Tutti insieme appassionatamente, la sinistra ma anche Crosetto. Un altro che non si è ancora accorto che Mussolini è morto, Balbo pure e Pavolini non si sente molto bene. D’altronde se a loro si toglie il fascismo, restano “anti” senza sapere anti-cosa.

Augusto Grandi

 

 

 

 

 

Fonte: ElectoMagazine dell’8 agosto 2022

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