Tra geopolitica, memoria storica e nuovi equilibri globali

«C’era un cinese a Cuba…»
La presenza cinese a Cuba come sfida silenziosa all’egemonia statunitense
di Andrea Marcigliano
Cuba torna al centro della scena internazionale, non più come reliquia della Guerra Fredda ma come nodo strategico del presente. La crescente presenza cinese sull’isola — economica, diplomatica e militare — segnala l’interesse concreto di Pechino per un territorio che Washington continua a considerare una ferita aperta nella propria sfera d’influenza. Dalle macerie del regime corrotto di Batista alla rottura radicale rappresentata da Fidel Castro, la storia cubana è segnata da tentativi di controllo, interferenze e resistenze. Oggi, mentre gli Stati Uniti osservano con inquietudine, la Cina si muove con pragmatismo e pazienza, trasformando Cuba in un tassello chiave di un confronto globale che non passa più solo dalle armi, ma dal peso politico ed economico. Un’isola piccola, una partita enorme. (N.R.)
C’era un cinese a…Cuba. Anzi c’è, e non uno solo. Molti, decisamente molti cinesi. Addetti commerciali, rappresentanti diplomatici, consiglieri militari…
Una forte rappresentanza, per testimoniare, e asserire con decisione, il forte interesse che Cuba riveste per Pechino.

Cuba, però, rappresenta una spina nel fianco per Washington. E non da oggi.
Dai tempi, ormai lontani, di Kennedy, gli States hanno cercato di riportare la grande isola sotto il loro controllo più o meno diretto. La famosa, famigerata, Baia dei Porci rappresenta solo il primo, e più eclatante, episodio di questa lunga storia.

Cominciata quando Fidel Castro rovesciò il regime di Batista. Un regime, va detto, corrotto fino nel midollo. Che aveva ridotto Cuba ad una centrale delle mafie e del malaffare statunitense. Oltre che ad un immenso bordello.
Quella di Fidel non fu, come spesso si crede o finge di credere, una Rivoluzione marxista. E, nonostante la presenza di personaggi come Che Guevara, rappresentò essenzialmente un moto di rigetto per le condizioni in cui la grande isola era stata ridotta.
Washington, però, a partire da Kennedy non volle accettare che Cuba avesse conquistato indipendenza e dignità. Senza, per altro, utilizzare più che tanto la violenza rivoluzionaria. E cercò di chiuderla nella morsa di un durissimo embargo.

Di questo, ovviamente, approfittò l’URSS, costruendo, già con Kruscev, un rapporto preferenziale con Castro.
Da allora, Cuba rappresenta una spina nel fianco per gli Stati Uniti. Una, seria, minaccia per la loro egemonia continentale.
E lo dimostra la storia di tutta, o quasi, l’America Latina. Che ha visto il costante conflitto fra movimenti rivoluzionari spalleggiati da L’Avana, e regimi militari sponsorizzati da Washington.
Una lunga e tormentata storia, giunta sino a Chavez e al sogno neo-bolivarista. E, forse, fino al recente rapimento di Maduro da parte delle forze speciali statunitensi.
Ora, Trump ha ben chiaro un obiettivo fondamentale.
Il totale controllo delle Americhe, dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco.
Un obiettivo che molti preoccupa e provoca molte reazioni. Lo stesso Canada manifesta, ormai esplicitamente, timore e dissenso. E, nonostante sia a tutti gli effetti parte dell’alleanza occidentale, cerca di crearsi, e mantenere, spazi di autonomia.
Trump, però, non conosce mezzi termini. E tira dritto per la sua strada.
Risolta, con un colpo di mano, la questione venezuelana, e di fatto acquisito il controllo della Groenlandia, ora si muove con decisione per normalizzare, a suo modo, tutto il continente americano.
E il Messico decisamente trema.

Resta, però, il punto dolente di Cuba.
La spina nel fianco che Trump vuole, anzi deve assolutamente eliminare.
Però, a questo punto, entra in gioco Pechino. E la situazione cubana diventa estremamente difficile da dipanare.
Difficile e pericolosa. Perché i Signori della Città Proibita parlano con misura. Ed evitano, quasi sempre, i conflitti aperti. Tuttavia in questo caso sono stati decisamente molto chiari ed espliciti.
Cuba è interesse fondamentale di Pechino.
Guai a chiunque tentasse di cambiare radicalmente le cose.
