Fino all’inizio del XIX secolo, gran parte dei giocattoli venivano fabbricati artigianalmente in materiali come il legno o la stoffa. Questi giocattoli erano spesso costosi e molto ricchi di particolari rivolti soprattutto a una clientela che disponeva di adeguate risorse.

Con l’evoluzione dell’industria anche i giocattoli vennero prodotti in serie, consentendo così costi ridotti. Le prime fabbriche di giocattoli di latta nacquero nel 1830 in America. Ma la vera produzione su larga scala prese vita solo alla fine del secolo. La Germania, intorno al 1913, fu una delle più grandi esportatrici di giocattoli. I numerosi e famosi marchi di cui questa nazione poteva vantarsi producevano giocattoli di discreta qualità e con un numero maggiore di particolari rispetto a quelli della concorrenza americana. I giocattoli, poi, erano dei più vari: animali, soldatini, carri armati, aeroplanini, macchinine, moto, sidecar, yo-yo, fischietti sonagli imbarcazioni, armi di vario genere, trottole, personaggi dei cartoni animati, giostre… a cui poi si aggiungevano anche oggetti di uso quotidiano come ferri da stiro, culle, seggioloni, annaffiatoi e gabbiette per gli uccellini. Insomma, la produzione e la lavorazione di oggetti in latta era certamente una delle più floride.

In questo periodo però, non erano solo le fabbriche tedesche a figurare tra i big dell’industria della latta: anche i giocattoli francesi, tra cui spiccavano alcuni marchi, si distinguevano per l’enorme fantasia, l’abilità manuale e per l’accuratezza con cui i pezzi venivano prodotti. Tuttavia, il mercato francese trovò, nei costi da sostenere, nei diversi gusti del pubblico e nelle diversi classi sociali, alcuni impedimenti che ostacolarono la sua crescita nel mercato internazionale. Per risollevarsi da questa situazione allora, la Francia istituì diversi concorsi e mostre di giocattoli ed, in più, promosse un referendum dei bambini con lo scopo di scoprire le loro preferenze in fatto di giocattoli. Questo fece capire l’importanza ed il peso che il settore dell’intrattenimento e del divertimento rivolto ai bambini avesse sull’intera economia del paese.

Attorno al 1866 poi, la raffinatezza del giocattolo francese e la robustezza di quello tedesco si unirono ed iniziarono così a sorgere piccole aziende che, però, per produrre i giocattoli, utilizzavano soprattutto materiali di scarto o di recupero.
Dopo la prima guerra mondiale, poi, l’industria italiana fece la sua comparsa nel mercato del giocattolo iniziando un’aggressiva politica contro i prodotti stranieri in cui si esaltava, con una forte  politica nazionalista, il prodotto italiano. Da ricordare le collezioni dei fratelli Payà, i più grandi creativi per quanto riguarda la lavorazione della latta. Accanto a questo, per aumentare ancora l’attenzione nei confronti dei giocattoli italiani, vengono allestite fiere, mostre ed aperti giornalini in cui venivano esaltate le caratteristiche del prodotto nazionale. 

Tuttavia, il fiorente mercato dei giocattoli di latta non sopravvisse alle seconda guerra mondiale e, negli anni ’60, è ormai chiaro il declino di questa industria a favore di quella dei giocattoli in plastica.

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