C’era una volta, più di trecento anni fa, la cultura di destra

C’ERA UNA VOLTA LA CULTURA DI DESTRA

 

C’era una volta, più di trecento anni fa, la cultura di destra. Trecento anni fa ero ragazzo, non avevo quindici anni e scoprì l’esistenza di Atlantide, il continente sommerso della cultura di destra. Abitava nei fondali della società, appena uscita strapazzata dal ’68 e dai suoi lunghi strascichi. Ma forse ricordo male, come capita ai vecchi che hanno più di tre secoli; forse era l ’89, ma io lo leggo a contrario, e perciò la mia falsa memoria dice che era il ’68. Dopo la Rivoluzione promessa, l’assalto al cielo, venne il Terrore, che allora si chiamava terrorismo. A ricordarmi di quell’era geologica e ideologica, è stato di recente un Ignorante Presuntuoso(P.I.) di cui non ricordo il nome: lui in tv ha notato che la cultura di destra, e i suoi primitivi abitanti, detti Intellettuali di destra, risalgono a non meno di tre secoli fa.

In quel tempo fioriva tra gli émigré, rifugiati a Coblenza per sfuggire alla ghigliottina del Pensiero Unico e dell’Egemonia Culturale, un piccolo mondo antico di pensatori, lettori, riviste, giornali e militanti della Reazione in Agguato. Era recente l’invenzione della stampa. Il primo grado per la cernita di quella legione straniera culturale erano giornali e settimanali del tempo che vorrei ricordare alla rinfusa: c’erano il Borghese, il Candido, lo Specchio, poi Il settimanale; le pagine culturali dei quotidiani Il giornale d’Italia, Il Tempo, il Roma, il Secolo d’Italia e altri fogli locali. Il secondo grado erano le riviste culturali stampate col torchio: si chiamavano Il Conciliatore, La Destra, L’Italiano, Intervento, La Torre, L’Italiano, Presenza, Civiltà, e tante altre di cui 300 anni dopo non ricordo il nome; la più

Il Borghese

scadente si chiamava proprio Cultura di destra.

Il terzo grado d’iniziazione al continente sommerso, che per taluni era il continente nero, e non nel senso dell’Africa, erano le case editrici. Ne ricordo solo alcune ma ce ne furono sicuramente delle altre: le edizioni del Borghese, Volpe, più altre minori o che ospitavano autori di quel mondo senza peraltro appartenervi: Mediterranee, Scheiwiller. Quella che più destava preoccupazione, intorno a cui auspicavano cordoni sanitari, come di recente col covid, era la Rusconi libri, che non si definiva di destra ma così la consideravano, i nemici in particolare. Era la nostra Adelphi. Molti i suoi autori erano vicini a quel mondo di idee, pur distanti da ogni impegno politico. C’erano fondazioni, istituti, centri e una galassia di piccole cittadelle, disseminate in provincia.

Gli autori pubblicati venivano dal passato glorioso, a volte erano trapassati, a volte viventi, alcuni in quel tempo erano perfino giovani. Non ricordo i loro nomi anche perché erano tanti e temo di ometterne qualcuno o fare un catalogo di grandezze diseguali, mettendo sullo stesso piano giganti del pensiero e della letteratura e promesse o solo dignitosi intellettuali. Ma erano tanti davvero, e dal loro seno nacquero pure movimenti più giovani che furono poi battezzati “la Nuova Destra” che vollero staccarsi dal continente di origine e a cimentarsi col loro tempo.

La cultura di destra in senso lato era antica, non nasceva in quei giorni; ma fu dopo il ’68 o l’89 che presero a definirla e a definirsi “cultura di destra”. Qualcuno la liquidava come fascista, e alcuni autori erano stati in effetti fascisti, si dichiaravano tali o avevano comunque civettato col Mostro. Ma la cultura di destra veniva da più lontano e non si esauriva affatto in quell’esperienza storica. Si appellavano piuttosto alla Tradizione, si richiamavano alla Civiltà, cristiana o europea, si ispiravano alla patria, al cattolicesimo, alle culture che in quel tempo si chiamavano – pensate che buffo – spiritualiste o metafisiche.

Me ne innamorai da ragazzo, passando per i tre gradini suddetti: prima giornali, poi riviste, poi libri, convegni e conoscenza dal vivo di autori. La cosa più incresciosa è che nei trecento anni seguenti, maturai molte idee, molti giudizi, molte cose lungo il tragitto, ma non rinnegai mai, non fui mai pentito di quella cittadinanza, e come me ne conosco tanti altri; tanti tra pochi, naturalmente. A differenza di quel che accade a tanti altri “intellettuali” di altre bandiere. Contribuì anch’io a quel continente sommerso, nei secoli fedele, seppur tra tante inquietudini, trasgressioni, curiosità verso altri mondi, altri autori e altre idee. Scrissi pure saggi sul tema, tre secoli fa.

Quel continente, nonostante l’etichetta politica, non fu mai organico alla politica e a un partito. Anzi, se c’è un tratto distintivo di quella cultura è che erano cani sciolti, pecore nere, cuori intrepidi ma solitari, impolitici e irriducibili a una scuderia o a un potere. Curioso se si considera che molti di loro evocavano principi e universi tutt’altro che individuali come la Tradizione, la Religione, la Patria, la Civiltà, la Comunità, compresa la Famiglia. Ma poi a loro piaceva l’Anarca, l’Autarca, il Ribelle, l’Asceta, Zarathustra, il Passaggio al Bosco.

Quel mondo di tre secoli fa appartiene alla nostra adolescenza, poi alla nostra giovinezza, comunque alla nostra radiosa immaturità

Ma è curioso pensare che in giro prima negano che sia mai esistito quel continente sommerso, poi ti cancellano ovunque tu vada, qualunque cosa tu faccia, qualunque opera tu partorisca, per quel marchio. Ma se non esiste la cultura di destra, se non è mai esistita, almeno negli ultimi trecento anni, di che vi preoccupate, perché innalzate barriere, muri, fili spinati e censure? Perché studiate di continuo divieti e denunce, confondendo volutamente stupidi fanatici e autori pensanti, collezionisti di cimeli duceschi e collezionisti di biblioteche venute da quel mondo sommerso? Non saremmo tornati a parlare di cultura di destra se un saccente non avesse negato in video la sua esistenza.

 

 

Fonte: M.V. Il Borghese, giugno 2021

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