«Donne! È arrivato l’arrotino!»

Un tempo si raccontava una storia attorno al Mulèta /Molèta. Sono passati secoli da quando gli arrotini partivano dalle vallate di montagna, dove era più facile trovare le pietre per le mole, verso la pianura, trascinandosi il materiale su un carretto per strade sterrate e polverose. Poi è arrivata l’epoca della bicicletta, quindi della lambretta e del furgone.

L’arrotino è una professione artigiana che consiste nella molatura o affilatura delle lame. Tempo fa gli arrotini svolgevano anche l’attività di ombrellai e riparavano gli ombrelli ed i meccanismi di apertura e chiusura, nonché gli esoscheletri deperiti o bloccati degli stessi. Attualmente la figura dell’arrotino non è scomparsa, bensì si è specializzata in quanto, per eseguire un lavoro a regola d’arte, occorre possedere nozioni di metallurgia degli acciai e dei trattamenti termici, nozioni sui materiali abrasivi. Di fatto, quella che una volta era vista come una figura quasi folkloristica, oggi è un’attività che richiede ottime conoscenze e capacità manuali.

In passato l’arrotino spesso svolgeva il proprio mestiere spostandosi con una sorta di biciclo-carretto dotato di una grossa ruota di legno, rivestita da un cerchione di ferro; il carretto, una volta giunto sul luogo di lavoro, veniva letteralmente ribaltato su sé stesso e si trasformava in uno strumento di lavoro. Alla ruota veniva agganciato un pedale con vari snodi, veniva fissata la cinghia di trasmissione del movimento alla mola e su una parte sporgente del carretto, l’arrotino fissava poi un secchiello con dell’acqua che sgocciolava sulla mola mediante un piccolo rubinetto dosatore, con funzioni di lubrificante. Per arrotare un utensile, l’arrotino imprimeva alla ruota un movimento ben ritmato e continuo e con abili gesti delle mani lo passava sulla mola fino a che la lama non diventava tagliente.

In tempi più recenti il tipico carretto si è trasformato in una bicicletta sul davanti della quale era applicata una ruota in pietra, collegata ai pedali con una cinghia, mentre ultimamente l’arrotino gira le città con un’automobile nel cui vano portabagagli vi sono una o più mole collegate all’albero di trasmissione e altre cose che possono servire per il proprio lavoro.

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