Il paradosso occidentale tra impotenza militare e impossibilità diplomatica.

Il gabinetto di Timur Mindich l’uomo dal cesso d’oro amico di Zelensky.

Cercasi pandemia? Un rimedio alla sconfitta ucraina

Piani di pace fantasma e governi in crisi: l’Europa teme la fine della guerra più di quanto tema la guerra stessa.

Il Simplicissimus

L’Occidente vive sospeso in un punto zero geopolitico: non sa combattere una guerra vera, ma non riesce nemmeno a costruire una pace credibile. I piani di pace presentati da Stati Uniti ed Unione Europea si rivelano fragili, contraddittori, privi di una paternità politica definita; a Washington si smentiscono da soli, a Bruxelles si finge di guidare un processo che nessuno controlla davvero. Nel frattempo, i poteri economici e finanziari legati al conflitto continuano a beneficiare di una guerra che per molti è diventata un affare. E una governance europea già delegittimata teme che la fine delle ostilità in Ucraina coincida con la fine della sua stessa narrazione. Dopo anni di sacrifici imposti ai cittadini per sostenere un regime corrotto e allo sbando, la prospettiva di una sconfitta palese apre un varco di rabbia popolare sempre meno gestibile — come mostrano le ultime regionali italiane. L’impressione è che qualcuno, pur di rinviare l’inevitabile resa dei conti, cerchi quasi una “nuova pandemia” politica per guadagnare tempo. (Nota Redazionale)


L’Occidente complessivo non è in grado di combattere una guerra vera, ma non è nemmeno in grado di raggiungere la pace, vive in una sorta di punto zero che ne accelera il declino geopolitico. Lo si vede benissimo dai piani di pace, intrecciati e in qualche modo contrapposti, presentati dagli Usa e dall’Ue che tuttavia, almeno finora, non hanno una qualche paternità definita. In particolare, quello di Washington è al centro di un tira e molla tra senatori, alcuni dei quali ora dicono che quello non è il loro piano di pace. È fin troppo evidente che i milieu politici intrecciati con i poteri economico – finanziari non sono in grado di porre fine a un conflitto che per alcuni settori è una vera manna. In più c’è una governance europea che vede la fine della guerra ucraina come la propria stessa fine. Dopo aver devastato l’economia continentale per supportare un regime nazista e corrotto fino al midollo, ora temono che la sconfitta appaia così palese e disastrosa che fanno di tutto pur di evitare una pace che li esporrebbe alle reazioni di popolazioni ormai stanche di essere trascinate verso la povertà e di non avere una reale scelta politica, come proprio ieri si è visto nelle regionali di Campania, Veneto e Puglia.

Inoltre esistono numerosi problemi: con la pace in Ucraina e con l’ingresso di questo territorio ormai ridotto a zero nella Ue (cosa che entrambi i piani prevedono) bisognerà dirottare enormi cifre di denaro verso Kiev e questo significherebbe sottrarle agli altri Paesi dell’Est che finora ne hanno goduto. Romania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e vari stati balcanici sono molto allarmati e tentati di sottrarsi a Bruxelles nel momento in cui non potrebbero più trarne vantaggi, ma anzi sarebbero chiamati a pagare il conto, Insomma una situazione esplosiva che si ha tutto l’interesse a rinviare il più possibile, anche se il collasso economico è sempre più vicino, con tutto quello che ne consegue.

Tuttavia a Bruxelles si rendono conto che la partita della guerra è persa e molto probabilmente, anzi certamente, stanno pensando a come cavarsela quando, obtorto collo, bisognerà riconoscere la sconfitta che è la loro, ma anche quella degli interessi di classe che li ha portati al potere. Cercheranno nel repertorio degli illusionismi che sono stati sparsi a piene mani in questi anni, ma la soluzione ideale per non essere costretti a mollare, potrebbe essere una nuova pandemia che ci farebbe tornare nella prigione mentale della paura e in quella fisica delle segregazioni, per spezzare sul nascere i fermenti sociali e reprimere ogni opposizione. È uno strumento potente se ancora oggi molti non capiscono che quando qualche sacerdote dei vaccini sostiene, coram populo, che almeno la metà delle persone scomparse durante la pandemia sono morte con il covid, ma non per il covid, vuole dire che si è trattato quanto meno di una consapevole drammatizzazione ai nostri danni. Lasciamo perdere poi quel “con il Covid”, risultato ottenuto con test usati in modo improprio e dunque del tutto inattendibili. Ma non è questo lo scopo del post.

Naturalmente quella della pandemia è un’ipotesi per la quale non ho documentazioni da portare, ma solo qualche indizio, tra cui uno piuttosto pesante: il fatto che il budget di Hera, il centro di risposta alle pandemie della commissione Ue è stato portato dai sei miliardi l’anno a 30 miliardi e che questo straordinario aumento è avvenuto depistando i soldi da altre voci di bilancio, quindi, in un certo senso, in maniera furtiva. Già non si capiva cosa ci facesse questo strumento con sei miliardi e lo si capisce ancor meno oggi che è diventata la più ricca delle agenzie europee, al punto che da sola ha un bilancio maggiore di tutte le altre messe insieme. Davvero, tutti questi miliardi a cosa servono? In realtà non possiamo saperlo, perché, cosa ancora più inquietante, l’Hera non è sottoposta alle revisioni della Corte dei Conti europea, che infatti non ne ha traccia fra le sue carte. Ora un’agenzia chiamata “Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie”, dovrebbe quantomeno garantire la massima trasparenza e invece ci troviamo di fronte a un organismo che fa dell’opacità la sua caratteristica più evidente.

Qualcuno – mi riferisco a un parlamentare austriaco – ha supposto che l’Hera (naturalmente l’acronimo è in inglese, dio non voglia che si usino altre lingue) sia in realtà uno strumento studiato per portare avanti operazioni corruttive. Può essere, anche l’Ue ha i suoi cessi d’oro, come quelli dell’immagine di apertura, ma va messo in conto che un’agenzia destinata, all’occorrenza, a gridare al lupo virale così forte da spaventare tutti, deve essere riempita di denaro per assicurarsi ogni complicità e omertà possibile. Mi rendo conto di correre un po’ troppo, però dobbiamo stare in guardia perché a pensar male spesso ci si prende.

Redazione

 

 

 

 

 

Un commento

  1. Vincenza63

    26 Novembre 2025 a 18:39

    Spero ci sia un altro modo di venirne fuori…
    A meno che non si faccia come per l’Afghanistan: tutti fuori. E dopo?

    rispondere

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