Un’icona, una diva, una donna che con la sua bellezza e la sua verve ha influenzato e ispirato il mondo dell’arte, della moda, della fotografia e ovviamente del cinema. 

Sono trascorsi oltre cinquant’anni dalla sua morte, ma Marylin Monroe continua ad essere osannata e imitata: sarà stata la sua bellezza inconfondibile o quello sguardo seducente che nascondeva le sue fragilità. Cosa l’abbia resa celebre non è difficile da capire: un mix esplosivo di fascino e talento che, anche oggi, a distanza di mezzo secolo è d’ispirazione per tante attrici.

Charles Feldman, agente di Marilyn Monroe, all’inizio del 1954 incaricò Ben Hecht, uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood, di scrivere «La prima autobiografia di Marilyn». Per un paio di mesi l’attrice e il suo Ghostwriter si incontrano. E quella che doveva essere soltanto un’operazione commerciale per la diva in ascesa si trasforma in una lunga confessione senza filtri: l’infanzia negata, le prime esperienze sessuali, la contraddittoria consapevolezza della propria bellezza, l’ingresso a Hollywood, il matrimonio con Joe Di-Maggio e il tour in Corea in visita alle truppe americane (l’episodio con cui termina il racconto).

Pubblicata solo nel 1974, dodici anni dopo la tragica scomparsa, My Story tesse una sorta di controcanto alla cornice aneddotica del mito che da sempre ha circondato Marilyn: la bambina ferita, l’adolescente abusata, la ragazza sfruttata, la donna depressa. C’è molto, dell’anima di Norma Jeane, nel racconto – quell’anima per cui “Hollywood non è disposta a dare neanche 50 cent”, come diceva lei stessa, mentre era disposta a pagare fior di dollari per il corpo.

Marilyn Monroe, il cui vero nome è Norma Jeane Mortensonn, nacque il primo giugno del 1926 al Country Hospital di Los Angeles.

La sua infanzia non fu propriamente rosea: sull’identità del padre non ci furono mai accertamenti e la madre, Gladys Pearl Monroe, era mentalmente instabile e finanziariamente non riusciva a prendersi cura della figlia.

Marilyn Monroe iniziò la sua carriera nel mondo dello spettacolo come modella posando per la più importante agenzia pubblicitaria di Hollywood, la Blu Book School of Charm and Modeling.
Lavorò con celebri fotografi che fecero conoscere il suo volto e la sua bellezza mozzafiato in tutto il mondo.

In realtà lo sguardo della piccola Norma Jean, che Marilyn cerca per tutta la vita di coprire, non è diverso da quello dell’attrice che tenta disperatamente di sfondare a Hollywood. C’è la stessa levità dei sogni a occhi aperti di Norma nel modo in cui Marilyn descrive il mondo luccicante del cinema, non meno cinico di quello che aveva conosciuto da bambina, ma verso il quale nutre comunque una benevola comprensione.
La giovane Norma Jeane Mortensonn firmò il suo primo contratto cinematografico il 24 agosto 1946, fu allora che le fu consigliato dal regista Ben Lyon di cambiare nome in Marilyn Monroe per il tono sensuale della doppia “M”.

Il tormentone Marilyn esplose, però, nel 1953 con i successi di Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un milionario. In quel periodo fu corteggiata dai più famosi uomini del momento e nel 1954 si sposò con il campione di baseball Joe Di Maggio, un matrimonio molto breve poiché dopo un anno si 

 

separarono a causa della “troppa popolarità” della Monroe. La celebre scena della gonna svolazzante sulla griglia della metropolitana, in Quando la moglie è in 

vacanza, finisce col lasciare in ombra la relazione del marito Joe Di Maggio, che s’azzuffò con i curiosi dietro le transenne del set, per aver sentito commenti, come: “Vedi che prosciutti!” ed era il più rispettoso.

 

Eppure se la gelosia è mai stata un espressione accettabile dell’amore, quello fu il caso Joe, marito per otto mesi, però mai dimenticato. E lui, mai assillante, sempre premuroso e vicino, coprì di rose rosse la tomba di Marilyn, per tutto il tempo di vita che gli rimase: se ne andò nel 1999, trentasette anni dopo di lei. Secondo marito dopo Jim Dougherty “è stato l’unico vero uomo della mia vita” ha sempre gridato Marylin.

Poi venne Arthur Miller il grande drammaturgo, «La vitalità di una donna che non si capisce ma che sembra sul punto di illuminare una vasta distesa di oscurità che ci circonda», disse il grande drammaturgo dopo il suo primo incontro con la Monroe. Cinque anni di matrimonio dal 1956 al 1961. Nella sua autobiografia Svolte, pubblicata negli anni Novanta ripercorre le tappe di questa tormentata e chiacchierata unione. Ne descrive la fragilità psicologica e i ripetuti tentativi di avere un bambino. La Monroe non le riuscì di portare a termine due gravidanze. Fino al naufragio del matrimonio fra incomprensioni e litigi. Miller per la bella e giovane moglie scrisse The Misfits  (Gli spostati). Terminate le riprese del film, che lei giudicò troppo ricalcato sulla sua vita, chiese il divorzio.

Troppo braccata dai maschi, e le altre storie d’amore finite male, si rifletterono sul suo lavoro, fu nello stesso periodo che iniziò ad essere anche l’amante del presidente Kennedy e del fratello Bob. Una donna fragile, insicura, alla continua ricerca di chi la amasse ignorando la sua bellezza carnale che l’ha resa famosa.

Il suo ultimo amante sarà Robert Kennedy, tanto coinvolto da prometterle di sposarla, ma anche questa volta l’illusione si spegnerà rapidamente. Licenziata anche dalla 20th Century Fox a metà della riprese della pellicola Qualcosa da dare di George Cukor, per le continue assenze dal set, Marilyn tenta negli ultimi mesi della sua vita di risalire la china e ancora una volta si rimette in carreggiata, arrivando a firmare un nuovo contratto con la Century che prevedeva un milione di dollari per altri due film. Passarono solo pochi giorni Marilyn Monroe venne trovata senza vita il 5 agosto 1962 nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles. Ancora oggi, a distanza di ben cinquant’anni, si parla di suicidio ma non si hanno prove certe dell’accaduto. Si dice che la sua morte potrebbe addirittura aver a che fare con lo scandalo della relazione con i fratelli Kennedy o che si trattasse di un regolamento di conti con la mafia.

Aveva trentasei anni.

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