È arrivata l’età delle rughe? Pazienza. Le rughe rappresentano il passato di ciascuno, e fanno parte della vita”.

Virna Lisi

Quand’era giovane è stata, ad unanime giudizio di critica e pubblico, una delle donne più belle mai apparse sullo schermo. Con la maturità, Virna Lisi non solo ha saputo mantenere un fascino immortale ma ha anche subito un’evoluzione straordinaria in termini di bravura e di consapevolezza del ruolo di attrice. 

Quello che più sorprende in Virna Lisi, è la duttilità – davvero non comune nel cinema italiano – di un’attrice capace di affrontare con identica immedesimazione commedie e melodrammi, passando dal confronto con Jack Lemmon in Come uccidere vostra moglie, dove Richard Quine la sceglie come “nuova Marilyn Monroe” per una parte da “svampita” tra il comico e il brillante; al tenero ritratto di Milena, la giovane cassiera innamorata che Pietro Germi le disegna addosso in Signore e signori, alla Wilma Malinverni della Cicala di Alberto Lattuada, che va apparentemente contro la sua bellezza, invecchiandola, per farle meglio esprimere una disperata vitalità. 

Nata a Jesi (Ancona) l’8 novembre 1936, iniziò presto col cinema quando aveva solo 14 anni e si chiamava ancora Virna Pieralisi, interpretò i classici ruoli sentimentali dell’epoca come in “Le diciottenni” (1955). Ma il grande successo arrivò con la tv, prima con lo spot del dentifricio Chlorodont che viene trasmesso durante Carosello, poi grazie allo storico sceneggiato televisivo Rai “Ottocento” con Sergio Fantoni e Lea Padovani. 

Amata anche dal cinema francese che la impegnò in diversi titoli, Virna Lisi nel 1963 rifiutò la parte della Bond-girl in “Dalla Russia con amore” al fianco di Sean Connery. Su di lei si accesero anche i riflettori di Hollywood, la Paramount le fece firmare un contratto di esclusiva per sette anni e l’attrice si trasferì a Los Angeles con la famiglia. L’esordio made in Usa è del 1965 con “Come uccidere vostra moglie”, insieme a Jack Lemmon per la regia di Richard Quine, maggiore incasso americano della stagione 1965-66. Un inizio bruciante che le regalò anche una immagine divenuta iconica, quella della scena in cui esce in bikini da una torta di compleanno. Le regole di Hollywood non sono però gradite all’attrice, come non lo sono i ruoli ripetitivi che le vengono assegnati, tutti di bionda sexy e svampita. Nel 1968 un secondo gran rifiuto, quello di interpretare Barbarella nell’omonimo film di Roger Vadim, è il prologo della rescissione del contratto con la Paramount e il ritorno in Italia dove prosegue la sua ricca carriera cinematografica cui, dalla fine degli anni Novanta, si sovrappongono gli impegni televisivi che diventeranno infine predominanti. Tra i suoi rifiuti c’è anche quella a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. «L’ho trovato orrendo», disse in un’intervista a il Fatto quotidiano, «una brutta copia de La dolce vita, senza un solo spunto che fosse originale. Lo so che mi odieranno, ma non me ne frega niente».

Dunque, una grande attrice capace di scegliere i ruoli a lei più congeniali. Come non ricordare la bravissima Milena in “Signore e signori” di Pietro Germi; o “Al di là del bene e del male” di Liliana Cavani del 1977 dove Virna Lisi interpreta Elisabeth Föster-Nietzsche sorella del filosofo tedesco. Ed “Ernesto” un film del ’78 diretto da Salvatore Samperi e tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Saba, dove si parla di omosessualità in cui il giovane Ernesto si innamora di un facchino e la brava Lisi ne è la madre. O l’indimenticabile Wilma Malinverni ne “La cicala” del 1980 di Alberto Lattuada, dove interpreta una donna in là con l’età che ha alle spalle una prestigiosa carriera come cantante, ma ormai è caduta da tempo in disgrazia e viene chiamata ad esibirsi soltanto in miseri locali di provincia. 

A partire dalla metà degli anni ’80 Virna Lisi si rilancia, grazie ad alcune significative prove offerte in sceneggiati televisivi come: “Se un giorno busserai alla mia porta”, “E non se ne vogliono andare”; “E se poi se ne vanno?”. “I ragazzi di via Panisperna”, di Gianni Amelio dove la Lisi interpreta la madre di Majorana che racconta gli entusiasmi, le paure, le gioie e le amarezze della vita (privata e professionale) di un noto gruppo di giovani scienziati, dove, staccandosi dal cliché della donna “troppo bella per essere vera”, ha modo di esprimere appieno una nuova personalità ed un’indubbia maturazione artistica.

Il suo volto era, negli ultimi decenni, sempre più associato ai numerosissimi ruoli interpretati in tv, come protagonista in fiction o miniserie sia per Rai sia per Mediaset, tra le tante “Le ali della vita”, “Piccolo mondo antico”, “I ragazzi della via Pál” e, da ultimo, “Madre, aiutami”. 

Su questa linea si pone anche l’esemplare ritratto di madre e nonna ancora giovane, schizzato sotto la guida di Luigi Comencini in “Buon Natale, Buon anno” dell’89, che le porta il Nastro d’argento. Con l’interpretazione di Caterina De’ Medici nella “Regina Margot” (1994) di Patrice Chèreau dove vinse il Nastro d’argento e il premio come miglior attrice a Cannes. Seguono “Va’ dove ti porta il cuore” del ’96, tratto dall’omonimo romanzo di Susanna Tamaro. Tra i suoi ultimi lavori: “Le ali della vita” con Sabrina Ferilli, e  “Un dono semplice” del 2000, con Murray Abraham, “Il più bel giorno della mia vita”, con Margherita Buy e Luigi Lo Cascio del 2002.

Nel 2013 muore la persona con cui ha passato un’intera vita, il marito Franco Pesci, architetto ed ex Presidente della Roma calcio; da lui Virna Lisi ha avuto un figlio, Corrado, nato nel luglio del 1962 che l’ha resa nonna di tre nipoti: Franco, nato nel 1993 ed i gemelli Federico e Riccardo, nati nel 2002. 

Virna Lisi muore improvvisamente il 18 dicembre 2014.

Aveva 78 anni

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