Tra crepe interne e tensioni globali, Washington sembra avvicinarsi a un nuovo punto di rottura.

«Col cuore in gola»
Le dimissioni di Tulsi Gabbard riaccendono i timori di una nuova guerra contro l’Iran.
Il Simplicissimus
Le dimissioni improvvise di Tulsi Gabbard dall’intelligence americana vengono interpretate come il segnale inquietante di una nuova escalation contro l’Iran. Dietro la motivazione ufficiale — giudicata poco credibile — emergono dissensi profondi con la linea aggressiva della Casa Bianca e il timore che Washington stia preparando un nuovo conflitto nel Golfo. Ma la vicenda apre anche un altro scenario: quello di una futura ricollocazione politica della Gabbard, figura anomala e trasversale della politica americana, capace di smarcarsi dall’universo trumpiano nel momento forse più delicato. Un’analisi delle tensioni interne agli Stati Uniti, tra guerra, propaganda e strategie elettorali. (F.R.)
Due eventi ci mantengono con il cuore in gola: il primo sono le dimissioni di Tulsi Gabbard, fino a ieri capo dell’intelligence americana, fortemente voluta da Trump dopo la sua elezione, ma poi rivelatasi in disaccordo con l’aggressione all’Iran. Qualche tempo fa, vista l’impossibilità di far recedere la Casa Bianca dai suoi propositi, aveva modificato la sua posizione mostrandosi più corriva sul fatto che fosse possibile spuntarla in questa terza guerra del Golfo e perciò si pensava che avesse scelto la via più facile: rimanere sulla poltrona dando ragione a The Donald, prendersi i suoi 50 mila dollari al mese e campare in qualche modo nel manicomio trumpiano. Quindi le sue improvvise dimissioni vengono generalmente interpretate come il segnale di un nuovo e imminente attacco contro l’Iran. Il pretesto scelto per andarsene – quello di una grave malattia del marito che la costringe a dargli assistenza – è così palesemente falso che non lascia dubbi sul fatto che qualcosa di grave si stia preparando, che c’è stata una frattura troppo grande, soprattutto dopo che la Gabbard ha diffuso notizie sui biolaboratori Usa in Ucraina che secondo gli illusi, gli idioti e i bugiardi non esistevano. Trump si sta preparando a lanciare i dadi? C’è anche l’ipotesi che la Gabbard abbia voluto abbandonare la nave che affonda proprio all’ultimo momento: non è un mistero che da tempo negli ambienti di Washington si parli di una candidatura Vance / Gabbard alle prossime presidenziali e che dunque Tulsi abbia voluto sottolineare un netto distacco dalle disastrose avventure trumpiane prima che sia troppo tardi. E vista la figuraccia del vicepresidente a Islamabad c’è anche la possibilità che l’accoppiata possa essere Gabbard /Vance. Il personaggio lo consente: è donna, è stata anche nel partito democratico nel gruppo di Bernie Sanders, sia pure su posizioni conservatrici, è solo mezza bianca e mezza Hawaiana ed è pure induista: un mix simile a quello di Kamala Harris, ma dotata di un cervello.

Il secondo evento è il valoroso attacco della Nato contro il dormitorio di una scuola professionale a Starobelsk, nella Repubblica di Lugansk, che ha 25 bambini, ne ha uccisi 6 e ne ha seppellito almeno altri 8 sotto le macerie. Non c’è migliore dimostrazione di come siano proprio gli obiettivi civili, sempre e in qualsiasi teatro di guerra, l’obiettivo primario dell’alleanza occidentale, la strategia fondamentale. Immediatamente c’è stata una rappresaglia missilistica russa contro l’Ucraina, ma la cosa non finisce qui: di fronte a un atto terroristico e privo di qualsiasi senso militare, Putin ha incaricato il ministro della Difesa di elaborare una serie di proposte su come rispondere a questo attacco: è chiaro che in campo c’è la possibilità di colpire depositi o fabbriche di droni al di fuori del territorio ucraino. Sul fronte operano i droni a breve raggio, spesso assemblati in aree abbastanza vicine ai luoghi di combattimento, ma quelli che penetrano in profondità nella Russia provengono spesso da altre aree e sono costruiti al di fuori dell’Ucraina, come le vicende dei Paesi baltici mostrano con chiarezza: non c’è modo, perciò, di liberarsi del problema se non attaccando aree di lancio o fabbriche che fino ad ora sono state al di fuori della risposta russa. Quindi potremmo essere alla vigilia di una guerra sul territorio europeo. Del resto la tattica stupida di sondare fino a che punto i russi siano disposti a sopportare queste azioni, sta portando proprio a alla rottura di quella forma di guerra per procura che fino ad ora ha salvato l’Europa da ciò che si merita.
Può essere anche che la risposta sia asimmetrica, ossia sia portata in altri settori sensibili, ma è chiaro che ormai le cose non possono più andare avanti con lo schema di una belligeranza attiva della Nato che però si nasconde sempre dietro l’Ucraina e il suo regime corrotto e di ispirazione nazista. D’altro canto il fatto che a Kiev sia cominciato il reclutamento forzoso delle donne per mandarle al fronte, vuol dire che ormai le truppe ucraine sono al lumicino, che gli uomini scarseggiano e che quindi la guerra può essere sostenuta solo attraverso azioni terroristiche. Come sempre le cose hanno una logica che acquista una vita propria e che alla fine sfugge a chi crede di poterle controllare.
