Con l’avvento di Internet, e non solo, sono cambiate molte cose; è cambiato praticamente il modo di comunicare, sono aumentate le già innumerevoli applicazioni

COMUNICARE SENZA PARLARE:

L’UOMO COME ANIMALE “SOCIAL”

Aristotele definiva l’uomo come un “animale sociale”. Chissà se oggi continuerebbe a definirlo ancora tale o anche lui gli avrebbe dato l’appellativo di “social”. Sempre più app, sempre più tecnologie sofisticate che si sostituiscono al “parlato”: ormai si ordina al ristorante con un click e ci si scambia like al posto di parlarsi di persona. La tecnologia che avanza, la comunicazione verbale che arretra.

Comunicare senza parlare

Con l’avvento di Internet, e non solo, sono cambiate molte cose; è cambiato praticamente il modo di comunicare, sono aumentate le già innumerevoli applicazioni che permettono alle persone di sentirsi in tempi sempre più brevi, di condividere pensieri, immagini, suoni, di localizzarti e registrarti ma… senza parlare. Ma cosa vuol dire comunicare? È trasmettere un’informazione, un messaggio da una parte all’altra, attraverso un canale di trasmissione e, di questi strumenti, la storia ci ricorda dell’invenzione, ad esempio, del telegrafo, del telefono, strumenti che però mettevano in “primo piano” la voce, senza la quale questi mezzi sarebbero morti sul nascere. Oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante ma ci si è praticamente quasi dimenticati del “parlato”, ci si è dimenticati di quanto sia emozionante scambiarsi una parola dinanzi ad un caffè, di quanto sia bello guardarsi negli occhi e non utilizzare sempre di più questi strumenti che stanno praticamente sopprimendo la comunicazione verbale quasi come se l’uomo stesse diventando schiavo delle sue stesse invenzioni.

Tecnologia sì ma con parsimonia

Werner Vogels afferma che i mezzi di comunicazione sono molto importanti ma sono e restano comunque dei mezzi ausiliari, aggiungendo che nulla può sostituire il rapporto umano tra due individui. Ci si imbatte in un circuito comunicativo “chiuso”, dove si combatte tra l’essere e il dover essere, l’apparire nel mondo del web che sta risultando molto più importante di quello che in realtà si è davvero nel quotidiano. Bisognerebbe utilizzare questi strumenti con parsimonia, “su misura”, sono un beneficio per la tecnologia, per il progresso ma non devono indebolire il concetto di comunicazione tra individui perché si rischierebbe di diventare tutti uguali, tutti incollati ad uno schermo, con le dita su un cellulare con gli occhi sgranati dalle orbite per leggere quei messaggi che in un millesimo di secondo impazzano da una rete all’altra e che con un click possono essere rimossi, come così si rimuovono le persone dalle amicizie. Questo non è comunicare, questo è perdersi in quella che si crede comunicazione ma che in realtà non è. Comunicare è, o dovrebbe voler significare, anche essere più vicini ma se si utilizzano questi strumenti, attraverso i quali ciò dovrebbe avvenire, in modo errato, ci si allontana sempre di più perché vanno morendo i rapporti interpersonali tra individui.

Filomena Oronzo

 

 

 

Filomena Oronzo Laureata in Sociologia con specializzazione in Politiche Sociali e del Territorio, adoro leggere e scrivere. Per me fare sociologia è vivere il quotidiano in tutte le sue sfaccettature e peculiarità. Oggi sono assistente amministrativo all’I.R.C.C.S Burlo Garofolo di Trieste e soprattutto moglie e mamma, la più grande ricchezza in assoluto.

 

Fonte: Sociologicamente del 2 dicembre 2017

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