Qual è la priorità per l’industria italiana?

CONFINDUSTRIA CONTRO IL CAMBIAMENTO. MEGLIO PROSEGUIRE

CON SFRUTTAMENTO E FUGA DEI CERVELLI


Qual è la priorità per l’industria italiana? Evitare le riforme della costituzione, ovviamente. Di fronte al calo della produzione, il presidente uscente di Confindustria Carlo Bonomi, difende il ruolo di Mattarella.

Urso

Di fronte alla fuga dei cervelli boccia l’idea di salario minimo. L’assemblea di Confindustria assomiglia ad una riunione fuori dal mondo e dal tempo. Ma forse non è così. Perché rendere sempre più debole il ruolo della politica significa avere mano libera nelle decisioni. E se la politica è al proprio servizio, meglio ancora. Perché vuol dire poter indirizzare le risorse secondo le proprie convenienze.

D’altronde avere a che fare con un ministro come Urso agevola il compito. Ed allora via libera all’invasione per poter disporre di manodopera a basso costo, in modo da far concorrenza agli italiani che si illudono ancora di avere dei diritti sociali. Il famigerato esercito industriale di riserva. In cambio dello sfruttamento, gli imprenditori agevoleranno la crescita dei diritti civili e dei vizi privati. Parità di genere, abbassando i salari di chi, maschio bianco ed eterosessuale, dovesse eventualmente guadagnare di più. Meno soldi per tutti, ma in cambio un cesso in più per i fluidi.

E pazienza se i medici, gli infermieri, gli ingegneri, i tecnici qualificati, gli artigiani se ne vanno all’estero alla ricerca di retribuzioni maggiori e di condizioni di lavoro migliori. Tanto i burattinai di Biden hanno stabilito per l’Italia il ruolo di Bangladesh dell’Europa. Produzioni di bassa qualità ed a basso costo, con un turismo a prezzi elevati riservato ai ricchi di tutto il mondo. Di quasi tutto il mondo. Persi i russi, si elimineranno anche i cinesi perché ai padroni statunitensi non piacciono.

Nessuno, ovviamente, rovina la festa facendo notare che l’industria italiana trasforma materie prime in arrivo da Paesi che stanno iniziando ad utilizzarle per le proprie industrie e che, di conseguenza, le produzioni estere costeranno di meno. Perfette per una popolazione italiana resa sempre più povera dall’incapacità della classe politica e dalla cecità di quella imprenditoriale.

Ma ora il governo della famiglia Meloni ha partorito la grande idea: detassare gli straordinari. Mentre le nuove generazioni cercano una maggiore qualità della vita, governo e Del Debbio con i suoi ospiti esaltano l’aumento dell’orario di lavoro. Non per arricchirsi, sia chiaro, ma per sopravvivere. E chissenefrega se tutti gli studi internazionali dimostrano che, dopo alcune ore di lavoro, la qualità della prestazione cala per poi crollare. In Italia mica si bada alla qualità.

Peccato che la destra fluida ed antisociale di governo voglia inserire gli stessi criteri anche per medici ed infermieri. Aumentando i rischi per i malati e l’insoddisfazione del personale sanitario.

Tanto, sino a quando la sinistra si affida all’armocromata Schlein, rischi di cambiamento non ci sono. E Confindustria può continuare a dormire sonni tranquilli.

Andrea Marcigliano
Augusto Grandi

 

 

 

 

 

 

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