Tra sovranità e geopolitica, una riflessione sul destino del continente europeo.

«Confondere la UE con l’Europa può essere molto pericoloso»

Criticare l’Unione Europea è legittimo, ma identificare Bruxelles con l’intera Europa rischia di oscurare le sfide del nuovo ordine mondiale.

di Fabio Filomeni

Fabio Filomeni affronta una delle questioni più controverse del dibattito contemporaneo: la crescente tendenza a confondere l’Unione Europea con l’Europa stessa. Se da un lato le critiche alla burocrazia comunitaria e alle sue scelte politiche sono sempre più diffuse, dall’altro l’autore invita a considerare il contesto geopolitico che si sta delineando. In un mondo dominato da grandi potenze continentali e da una competizione crescente per risorse, tecnologia e influenza, il ritorno alle sole dimensioni nazionali potrebbe rivelarsi una scelta illusoria. Il saggio propone una riflessione sul rapporto tra sovranità, potere e sopravvivenza politica nell’epoca del multipolarismo, interrogandosi sul ruolo che l’Europa potrà ancora svolgere nel XXI secolo. (N.R.)


Confondere la UE con l’Europa può essere molto pericoloso. Ormai molte forze sovraniste e populiste (nel senso positivo del termine) si cimentano quotidianamente nella demonizzazione dell’Unione Europea vista come una burocrazia impopolare e infedele agli interessi sociali, economici, politici e finanziari degli europei.

La soluzione prospettata è sempre la stessa: mandare a quel paese la UE e tornare alle piccole autonomie nazionali e alle frontiere economiche di metà ‘900 con la nostra bella liretta.

Tutto bello e anche suggestivo se non fosse che per l’Europa e gli europei l’orizzonte è improvvisamente mutato. Si sta affermando un mondo multipolare in cui a dominare sono le superpotenze continentali: USA, Cina, Russia, India e un domani l’Africa.

Le guerre future saranno per l’accaparramento delle risorse: il diritto internazionale e la Carta di San Francisco che hanno sancito l’uguaglianza giuridica degli Stati verranno bruciati nel caminetto dei potenti.

Per tutti varrà la legge del più forte e sopravviveranno solo gli Stati civiltà di dimensioni continentali, quelli che nello scorso secolo definivamo superpotenze.

Non è il diritto ma il potere la misura di tutte le cose.

Se c’è una cosa che gli Stati Uniti ci hanno insegnato e che ci rinfrescano sempre con il loro operato imperialista è che la politica internazionale comporta sempre uno scontro di volontà: volontà di imporsi e volontà di non lasciarsi imporre la volontà dell’altro.

Lo abbiamo visto in Vietnam, in Iraq, in Afghanistan, in Siria, in Venezuela, in Iran, in Libia, in Libano e a Gaza (e un domani toccherà a Cuba o alla Groenlandia).

E allora tornando alle forze sovraniste, è necessario ricordare che non esiste vera indipendenza senza la capacità di garantirla (anche militarmente).

E la prima condizione per non essere subalterni a nessun’altra potenza è essere noi stessi potenza!

Nel mondo multipolare l’indipendenza e la sovranità dell’Europa – oggi purtroppo divisa tra Unione Europea e Federazione Russa – è una necessità non procrastinabile per prendere in mano il nostro destino e per evitare di essere terreno di scontro internazionale.

Per dirla con le parole di Jean Thiriart, il cavaliere euroasiatico che fondò la Giovane Europa, “dall’avvenire dell’Europa dipende il destino stesso dell’uomo e nessuno è in grado di prendere il posto dell’Europa in questa missione verso l’umanità. La missione dell’Europa è di essere la Nazione-guida.”

Fabio Filomeni

 

 

 

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