Il Coronavirus sta avvicinando il momento in cui il Mondo dovrá rendersi conto che il denaro é cosa troppo seria e vitale per essere lasciato ai maneggi delle 200 famiglie che controllano quasi tutte le banche “centrali” del pianeta.

 

 

Piú volte su queste stesse pagine ho espresso l’opinione che il monopolio della creazione dal nulla del denaro – gentilmente omaggiato dagli Stati ex-sovrani ai privati proprietari delle banche cosiddette “centrali” – sarebbe stato seriamente messo in discussione quando gli Stati sarebbero stati costretti ad affrontare spese enormi per fronteggiare le emergenze climatiche e i disastri ambientali. «Il problema – scrivevo nel gennaio 2016 – è sempre lo stesso: gli Stati hanno rinunziato al diritto-dovere di creare moneta, attribuendo tale facoltà al sistema finanziario (privato) che fabbrica il denaro e lo presta agli Stati stessi. In tal modo i padroni della finanza speculativa (parlo dei signori del mercato, naturalmente, non delle piccole banche commerciali) si arricchiscono al di là di ogni immaginabile limite, oltre ad acquisire – attraverso le privatizzazioni – i cespiti dell’economia reale degli Stati. (…) Basterebbe che gli Stati si riappropriassero delle loro naturali prerogative per disporre delle risorse necessarie a fermare il disastro ambientale. E ci si arriverà, prima o poi. Magari non mettendo in discussione il diritto dei mercati a succhiare il sangue dei popoli, magari consentendo che gli Stati creino in proprio soltanto il denaro strettamente necessario per affrontare i disastri climatici e le sfide ambientali, magari con tutte le limitazioni possibili e immaginabili, ma alla fine il Mondo dovrà per forza prendere atto che gli interventi per la sua salvezza devono essere fatti, piaccia o non piaccia a Moody’s o alla Banca Rotschild. (…) È un’utopia? Non credo. Sono convinto che prima o poi ci arriveremo, saremo costretti ad arrivarci. Spero soltanto che si faccia presto, perché il Mondo non può attendere.»

Ebbene, credo che il Coronavirus stia giá avvicinando il momento in cui il Mondo dovrá giocoforza rendersi conto che il denaro é cosa troppo seria e vitale per essere lasciato ai maneggi delle duecento famiglie che, attraverso un sistema di “scatole cinesi”, posseggono o comunque controllano quasi tutte le banche “centrali” del pianeta.

E le cifre – altissime – che oggi occorrono per combattere il contagio del virus sono ben poca cosa a fronte di quelle – ben maggiori – che saranno necessarie per la “ricostruzione” del dopo-Coronavirus, per far ripartire intere economie nazionali, per rimettere in piedi interi comparti economici (il turismo, il commercio, i trasporti, eccetera) e per rilanciare tutti gli altri settori che comunque usciranno con le ossa rotte da questa crisi.

Pensare che gli Stati – tutti gli Stati colpiti in maniera consistente dal Covid-19 – possano prendere a prestito le cifre astronomiche necessarie alla ricostruzione é semplicemente pazzesco. All’Italia – per fare un esempio – occorreranno diverse centinaia di miliardi di euro (ammesso che l’euro possa sopravvivere al Coronavirus). E cosí alla Germania, alla Francia, alla Spagna, per restare nell’ámbito dell’Unione Europea (anche qui, ammesso che l’UE sopravviva).

A onor del vero, giá i primi riflessi della crisi del Covid-19 hanno mostrato i limiti della globalizzazione economica e di tutta la collegata paccottiglia mondialista: dal mito imbecille dei “cittadini del mondo” (ne abbiamo parlato qualche settimana fa) agli assurdi meccanismi della burocrazia dell’UE, alla stessa “filosofia” dell’ultraliberismo finanziario. Sempre per limitare il nostro ragionamento all’Italia, si pensi agli effetti perversi – che oggi sono sotto gli occhi di tutti – di una politica di austeritá che ha prodotto il drastico ridimensionamento del nostro Servizio Sanitario Nazionale, con la chiusura di centinaia di ospedali, con la soppressione di migliaia di posti-letto, con la riduzione del numero di medici e infermieri, con gli stipendi ridotti all’osso e che hanno portato molti professionisti del settore a scegliere di andare all’estero; senza contare le altre emergenze imposte al nostro sistema sanitario dalla politica di “accoglienza”, anche questa un costosissimo “effetto collaterale” della globalizzazione economica.

Quanto all’Unione Europea, il suo ruolo di palla al piede dell’economia italiana é stato chiarissimo fin dalle prime battute della crisi. Si pensi che, per reperire una manciata di miliardi per i primi ineludibili interventi-tampone, il governicchio che ci ritroviamo dovrá rivolgersi ai “mercati”, facendo lievitare ulteriormente il nostro debito pubblico. Nessun aiuto dall’Europa, quindi, ma soltanto la “autorizzazione” a fare altri debiti. E questi stessi debiti saranno “autorizzati” (si spera) a denti stretti, perché andranno a modificare il rapporto debito/PIL che é autoritariamente stabilito da Bruxelles.

Nessuna attenzione – manco a dirlo – per chi é stato gettato sul lastrico dal Covid-19, per il commerciante che non fa un euro d’incasso, per il tassista che non fa un trasporto, per il barbiere, per il pescivendolo, o per l’operaio rimasto senza lavoro. Costoro sono semplicemente invitati a restare in casa, senza pensare che molti di loro non hanno piú un euro per provvedere al mantenimento della famiglia.

Il governo cinese, invece, ha giá cominciato a mettere in discussione i “valori” della turbofinanza globalista. Lo ha fatto autorizzando l’amministrazione autonoma di Hong-Kong a stampare in proprio del denaro e a distribuirlo ai suoi cittadini che siano stati danneggiati economicamente dalla crisi del Coronavirus. La portata rivoluzionaria dell’evento non sta tanto nella regalía di Stato, peraltro non principesca (10.000 dollari di Kong-Kong, piú o meno 1.150 euro), quanto piuttosto nel fatto che questo denaro non provenga dalla banca centrale o dai cosiddetti mercati, ma sia stato creato dal nulla dal governo di Hong-Kong e distribuito ai cittadini per fronteggiare una emergenza. Il princípio mi sembra per certi versi analogo a quello che in Italia ha recentemente ispirato la proposta di emettere mini-bot per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione; proposta – lo ricordo – bollata come “illegale” dal governatore della Banca Centrale Europea.

Segnali isolati, quelli che vengono da Hong-Kong e dalla Cina? Forse. Io voglio sperare che siano, invece, i primi segnali di resistenza degli Stati contro la dittatura dell’alta finanza.

Michele Rallo

 

 

Fonte Accademia Nuova Italia del 12 marzo 2020

 

 

 

 

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